L’anno scolastico a Belluno parte con oltre 500 docenti mancanti. “Molti rinunciano perché non trovano casa o gli affitti sono troppo alti”. A Treviso? Ne mancano 3.000
Non si prospetta facile l’avvio dell’anno scolastico per le scuole bellunesi. A denunciare la carenza di personale docente e Ata è Cisl scuola Belluno Treviso, che evidenzia numeri allarmanti nelle due province. A farla da padrone nel Bellunese, ancora una volta, sono la carenza e l’elevato costo degli alloggi, che disincentivano l’accettazione del posto da parte degli esterni

BELLUNO. “Ci auguriamo che al primo suono della campanella tutte le cattedre possano essere coperte per garantire a ogni studente la continuità e il diritto allo studio”. Così Anna Lucia Tamborrini, segretaria generale Cisl scuola Belluno Treviso, commenta l’incertezza con cui si apre l’anno scolastico nelle due province venete.
Secondo il sindacato, infatti, l’avvio delle lezioni sembra essere contrassegnato da posti vacanti e precarietà, al punto da dover già definire il nuovo anno “complesso” per le scuole. Alla base ci sono l’elevato numero di posti vacanti, difficoltà nelle nomine, precarietà del personale docente e Ata e, soprattutto, la carenza di insegnanti specializzati sul sostegno.
Per quanto riguarda Belluno, sono oltre 500 i posti di docente ancora vacanti. Al diciassettesimo turno di nomina, ne sono stati coperti soltanto 177, di cui 105 sul sostegno. “A complicare ulteriormente le operazioni - nota Cisl - sono le continue rinunce. Un problema che riguarda soprattutto i docenti provenienti da fuori provincia, per i quali le difficoltà nel reperire abitazioni e gli elevati costi degli affitti rendono poco sostenibile l’accettazione del posto. A questo si aggiungono i vincoli triennali previsti per i neo-immessi in ruolo, che non facilitano la scelta di lavorare in un territorio come quello bellunese”.
Tamborrini evidenzia infatti come, nonostante l’ufficio scolastico di Belluno stia lavorando per completare tutte le nomine possibili, le rinunce rendano necessario procedere con ulteriori nomine e questo complica le operazioni.
C’è poi il personale Ata: su 33 istituti scolastici, 18 sono privi di un funzionario delle elevate qualificazioni (ex DSGA) di ruolo, che si occupa dell’organizzazione amministrativa e l’avvio dell’anno scolastico. “Bisogna ringraziare gli assistenti amministrativi - prosegue Tamborrini - che anche quest’anno permettono l’avvio della scuola ricoprendo questo incarico come facenti funzioni”.
Non va meglio a Treviso, dove a rimanere scoperti sono circa 3.000 posti. Il Ministero sta procedendo con le immissioni in ruolo del personale docente e al diciassettesimo turno di nomina ne sono stati assunti circa 600. Allarma qui in particolare la situazione del sostegno, con una disponibilità insufficiente di docenti specializzati. “Treviso - nota Tamborrini - si conferma tra le province con il maggior numero di docenti precari. Le immissioni in ruolo rappresentano un passaggio importante, ma resta elevato il numero di posti che dovranno essere coperti con contratti a tempo determinato, soprattutto sul sostegno”.
Preoccupa infine la carenza dei docenti per le discipline Stem: mancano 57 docenti di matematica e scienze, mentre per scienze motorie su 149 cattedre libere in Veneto 102 riguardano la sola provincia di Treviso.
“La situazione nei due territori presenta criticità diverse - conclude Tamborrini - ma riconducibili a un problema comune: gli organici non sono sufficienti a rispondere al fabbisogno delle scuole e una parte significativa del personale continua a lavorare in condizioni di precarietà. Questo rende difficile garantire continuità e stabilità, fondamentali per il buon funzionamento della scuola e soprattutto per gli studenti più fragili. Per questo occorre adeguare gli organici alle effettive necessità delle scuole e aumentare le opportunità di formazione e specializzazione dei docenti, in particolare nella scuola primaria. Solo così sarà possibile ridurre progressivamente il ricorso al lavoro precario”.
Per il sostegno, invece, la proposta è affiancare ai concorsi un secondo canale di reclutamento che consenta di stabilizzare i docenti che da anni lavorano sul sostegno con contratti a tempo determinato, riconoscendo la professionalità acquisita nel tempo.


















