L'impianto Trento-Bondone? "Battaglia di retroguardia''. Il Cai sugli orsi: ''Qui c'è cultura di montagna e ricchezza, se non si gestiscono ci si deve fare qualche domanda"
Il presidente del Cai, Antonio Montani, protagonista nell'appuntamento di "Un'ora per acclimatarsi", rassegna organizzata da Il Dolomiti, Ci sarà un bel clima, Alto Rilievo-voci di montagna e Protect our winters. Un programmazione che ha debuttato all'interno della 71esima edizione del Trento Film Festival

TRENTO. "Non siamo contrari allo sviluppo della montagna ma siamo convinti che si segua ancora un modello sbagliato". A dirlo Antonio Montani, presidente del Cai-Club alpino italiano a livello nazionale. "E' una questione di buonsenso, poi quando non c'è mi dispiace naturalmente. E ci sono alcuni paradossi, come in val d'Aosta: la Regione ha indicato le Cime Bianche come un'area da tutelare e poi pensano a realizzare un nuovo impianto di risalita".
E' stato un dialogo serrato, un botta e risposta con Montani incalzato dalle domande nell'appuntamento di "Un'ora per acclimatarsi", rassegna organizzata da Il Dolomiti, Ci sarà un bel clima, Alto Rilievo-voci di montagna e Protect our winters. Un programmazione che ha debuttato all'interno della 71esima edizione del Trento Film Festival.
Solo il numero uno del Cai sul palco in piazza Battisti, incalzato dalle domande di Luca Pianesi (direttore de Il Dolomiti), Sofia Farina (Pow) e Michele Argenta (Ci sarà un bel clima) in qualità anche di moderatori dei quesiti raccolti con la collaborazione delle attiviste e degli attivisti di moltissime associazione. E' uscita una riflessione a 360 gradi sul ruolo del Club alpino italiano, prossimo al suo 101esimo congresso e sul futuro delle terre alte.
Le Alpi sono un hotspot climatico: la temperature è aumentata in media molto di più rispetto alla pianura. Nel 2022 ci si attesta a +2,2 contro +1,1 gradi. Emblematici e drammatici alcuni dati in questo senso: Cervinia a +3,6% gradi, Livigno a +3,7% e Pinzolo a +2,5%. E poi i ghiacciai sempre più in difficoltà e in sofferenza con un arretramento di 5 chilometri cubi complessivi, paragonabili a 5 Torre Eiffel. Un'enormità. E in questo contesto si deve fronteggiare lo spopolamento e la mancanza di servizi sulle montagna e la necessità di trovare un nuovo equilibrio rispetto al turismo di massa.
Si è parlato di adattamento alla crisi climatica, limiti, turismo, elicotteri come mezzo di trasporto per raggiungere le vette, nuovi impianti, alpinismo, nuove generazioni e sport.
"Il limite è quello che rende la frequentazione della montagna universale e ognuno trova il proprio limite. Poi c'è quello collettivo e sociale, che non può essere imposto ma va costruito, passo dopo passo", dice Montani che poi risponde su alcuni punti controversi rispetto al bidecalogo del Cai, soprattutto rispetto ai nuovi impianti. "E' sbagliato perché quello non è il futuro". La grande opera che collegherebbe Trento e il Bondone? "E' come la val d'Aosta, battaglie di retroguardia e senza prospettiva".

Inverni sempre più secchi e con temperature più elevate. A rischio il futuro di molte località. "E' chiaro che quel modello non è più attuale ma le alternative non sono ancora tali. Devono essere costruite, cambiando le abitudini, un approccio alla montagna deve essere diverso".
Si passa alla valutazione sui numeri chiusi al lago di Braies o sui passi dolomitici. "La soluzione sbagliata a un problema reale", prosegue Montani."Servono politiche che facciano scoprire luoghi meno conosciuti, politiche di marketing diverse". E qui c'è un riferimento alla gestione dei grandi carnivori. "Siamo in una città, in una provincia e in una regione con cultura di montagna. Un'area tra le più ricche e meglio organizzate: un'eccellenza e se non riusciamo a risolvere problema, facciamoci qualche domanda".
A proposito di chiusure, l'estate scorsa è stata caratterizzata dalla tragedia sulla Marmolada. "Nessuno, e questo è positivo, ha mai parlato chiusure, nessuno ha proposto sciocchezze come le bandiere colorate. Ci sono diverse fasce di fruizione e l'informazione deve essere corretta: allora non si rendono necessarie le limitazioni".
Il 28 agosto 2022 il Cai di Colico ha organizzato la festa di sezione al rifugio Scoggione, fornendo un servizio di elicotteri come trasporto. Un'iniziativa bollata come "una cazzata" dal numero del Cai, senza mezzi termini anche sul proliferare di heliski e helibike, anche se "un'analisi deve essere necessaria sullo sviluppo di una località sciistica".

Il presidente del Cai ha un grande rimpianto. L'incipit è il trail running che progressivamente sta uscendo dalla nicchia e sta interessando un pubblico sempre maggiore. "E' stato l'errore più grosso degli ultimi 50 anni, rinunciare all'arrampicata sportiva. Abbiamo relegato centinaia di giovani sul sintetico: se avessimo aperto in questa direzione, avremmo potuto accompagnare con un percorso culturale e di educazione le nuove generazione. Aver abdicato, esserci chiamati fuori da questa dinamica è stato un passaggio gravissimo. L'agonismo è educativo, la classifica allena l'educazione, anzi è palestra di vita. L'idea che l'alpinismo non sia competizione è fuori luogo".
Una visione della e sulla montagna che però deve cambiare. "Negli scorsi giorni ho incontrato il ministro Calderoli perché è necessario modificare due articoli nella normativa sulla montagna, quelli che riguardano i sentieri e i rifugi: sono le infrastrutture e la manutenzione sono gli investimenti. Non è un soltanto un vezzo, ma riconoscere che questi elementi sono infrastrutture di pubblica utilità, sono la precondizione per una politica di un certo tipo. E infatti si deve continuare sulla strada del rilancio del Sentiero Italia perché valorizza i territori e le persone che vivono le terre alte".
Il ruolo della politica? "Può fare molte azioni concrete. Non sono tra quelli che pensano che gli esecutivi abbiano la bacchetta magica, che basti essere illuminato. Il Cai e gli amanti della montagna devono dare il buon esempio, noi per primi dobbiamo convincere la politica sulla direzione corretta".
Il Cai guarda anche alle Olimpiadi 2026 Milano Cortina. "Siamo ai tavoli, ma il tema è complicato. Purtroppo è tipico del Paese o della nostra organizzazione dei grandi eventi. Tutto si colloca sulla linea del tempo tale che poi si ragiona in emergenza. Se ci fosse il rispetto norme, l'80% sarebbe già risolto a monte", conclude Montani.












