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Trento
31 luglio | 21:44

Il Rifugio Monte Zugna ha un nuovo gestore: Thomas Simoncelli torna "a casa" dieci anni dopo. "Non potevo vederlo così. Prima di tutto è una questione di cuore"

Dal 2003 al 2013, con nel mezzo due anni in cui il rifugio è stato oggetto di un restyling quasi totale, Thomas Simoncelli e il papà Luigi, vice presidente dell'associazione "Amici dello Zugna", lo hanno gestito in prima persona. E, anche questa volta, al suo fianco ci sarà il babbo

ROVERETO. "E' stata una decisione presa in fretta. Molto velocemente: mi si stringeva il cuore a vedere quel rifugio e quella montagna che tanto amo vuoti e abbandonati. E, allora, mi sono detto: bisogna fare qualcosa. E mio papà è stato subito entusiasta".

 

Da un paio di giorni il rifugio Monte Zugna ha un nuovo gestore. Thomas Simoncelli, 50enne di Lizzana, ha deciso di tornare non solamente a casa, ma anche sulla montagna che sovrasta Rovereto per cercare di rilanciare una struttura che è stata ristrutturata nel 2009 e, come afferma lui stesso, "ha un enorme potenziale". E, negli ultimi anni, aveva "perso".

 

Sì, perché dal 2003 al 2013, con nel mezzo due anni in cui il rifugio è stato oggetto di un restyling quasi totale, Thomas Simoncelli e il papà Luigi, vice presidente dell'associazione "Amici dello Zugna", lo hanno gestito in prima persona.

 

Poi archiviata l'esperienza, Thomas è partito alla volta del Kenia: per tre anni è stato il Deejay - la sua prima professione - del "Billionaire" di Malindi di proprietà di Flavio Briatore e poi, una volta rientrato in Italia, si è stabilito a Ravenna, dove ha lavorato come cuoco.

 

"Esperienze meravigliose e formative - prosegue Simoncelli - che mi sono servite tantissimo. Adesso, però, di fronte alla situazione del rifugio mi si è stretto il cuore e ho deciso di partecipare al bando promosso dal comune di Rovereto per la gestione. Le prime due gare, disputate in primavera, erano andate deserte, questa volta ci siamo presentati in due e la mia offerta è risultata la migliore. Adesso c'è solamente da rimboccarsi le maniche, perché il lavoro da fare è tanto".

 

Allora le chiediamo subito: a quando l'apertura?

"Entrerò in possesso delle chiavi nelle prossime ore e poi salirò subito. Due dei miei collaboratori, Lorenzo e Chelsea, si trasferiranno immediatamente lì. Il nostro sogno è quello di aprire a Ferragosto: cercheremo di fare l'impossibile per essere pronti tra due settimane. Entro la fine di agosto saremo comunque certamente operativi, quasi al cento per cento".

 

Il rifugio Zugna è una struttura "per tutti", visto che è raggiungibile in poco tempo a piedi, ma anche in auto.

"Sì, è proprio così. Si tratta di un rifugio quale tutti possono accedere, anche con grande facilità per chi non vuole fare una breve camminata. Il nostro obiettivo è ridare vita alla struttura e cercare di riportare quello spirito che, sino a 10 anni fa, permeava l'ambiente. Abbiamo tanti progetti nella testa e contiamo di collaborare in maniera significativa sia con il Museo Storico Italiano della Guerra e il Museo Civico di Rovereto. Vogliamo aprirci anche alle scuole. Insomma di carne al fuoco ce n'è tanta".

 

Ci descrive la struttura, visto che magari non tutti la conoscono?

"Come ho detto è stata ristrutturata una quindicina di anni or sono, dispone di 50 posti letto e la sala da pranzo può ospitare 80 - 90 persone. Già dieci anni or sono la cucina proponeva un menù "a metà" tra il rifugio e il ristorante, dunque con 3 primi, 4-5 secondi, i contorni, i dolci, abbinando la tradizione con qualche spunto d'innovazione, per cercare di soddisfare tutti i palati. Essendo un rifugio "per tutti", c'è chi si ferma per un buon piatto nel mezzo di una camminata e chi, invece, magari cerca un pranzetto in quota, in una zona splendida, in mezzo all'aria pulita".

 

Lo staff?

"Saremo in quattro. Io, mio papà che mi aiuterà in cucina e, come ho detto, gli amici Lorenzo e Chelsea, entrambi enologi, rientrati dalla Nuova Zelanda per affrontare assieme a noi quest'avventura".

 

L'emozione del papà nel tornare "sul ponte di comando"?

"L'Associazione "Amici dello Zugna" lo ha gestito praticamente negli ultimi 50 anni e, dunque, il suo legame con quella montagna è fortissimo. Quindi sì, è felicissimo, ma la sua gioia è anche la mia. Ci siamo contagiati a vicenda"

 

Domanda volutamente provocatoria: non diventerà un posto da aperitivi e dj set in quota?

"No, assolutamente. Proporremo, magari, qualche momento con della buona musica, una sorta di apericena, ma sempre rispettando la montagna e l'ambiente che ci circonda. In questi giorni ho ricevuto tantissimi attestati di stima, messaggi, telefonate e stimoli. Ecco, quello è l'aspetto che m'interessa di più. E' ovvio, l'attività deve funzionare da un punto di vista economico, ma per me la "sfida" è quella di ridare lustro ad un rifugio a cui sono legato in maniera viscerale. Se qualcuno pensa sarà un luogo da movida posso assicurare che la nostra intenzione è totalmente diversa".

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