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Trento
09 gennaio | 05:01

Poca neve e temperature alte però lo sci sulle Dolomiti per ora regge: "La crisi climatica impone di adattarsi ma l'inverno resta lo zoccolo duro dei nostri fatturati"

Il periodo di Natale e Capodanno, nonostante le difficoltà, ha dato risposte importanti in termini di numeri e fatturati. Segni più di qualche punto percentuale per Dolomiti superski che guarda con fiducia ai prossimi tre mesi. "Crisi climatica? Le società impianti investono sull'estate, che ha ampi margini di crescita, e sugli altri periodi, ma contemporaneamente si continua a lavorare sulle tecnologie per la neve"

TRENTO. Le scarse precipitazioni e le temperature elevate non hanno fermato le stazioni sciistiche e gli appassionati. Le prime analisi dopo le festività di Natale e Capodanno indicano un boom sulle piste e sulle montagne più in generale. Aumenti dei fatturati a doppia cifra e, per ora, si registra a Campiglio "la miglior stagione di sempre" (Qui articolo). Le somme si tirano alla fine, ancora prematuro parlare di un bilancio positivo ma le premesse sono incoraggianti. 

 

"I numeri confermano un trend interessante per il periodo delle festività ma anche per tutto il mese", dice Marco Pappalardo, direttore marketing di Dolomiti Superski. "Le prime nevicate e le finestre di freddo hanno consentito di preparare le piste con l'innevamento programmato in modo ottimale. I dati sono superiori di qualche punto percentuale rispetto all'anno scorso, c'è stato un po' un calo nei giorni di maltempo ma le vette imbiancate sono una campagna promozionale molto forte che spinge le prenotazioni".

 

E quest'anno il calendario è favorevole con una Pasqua che arriva molto presto. Una stagione corta e molto intensa. Le proiezioni per gennaio e febbraio sono buone, inizia a muoversi il booking per marzo. In queste settimane di avvicinamento al Carnevale molto si gioca sui mercati stranieri, Polonia, Repubblica Ceca e Germania.

 

"Al momento c'è naturalmente soddisfazione ma non abbassiamo la guardia", aggiunge Pappalardo. "Restiamo con i piedi per terra, valutiamo momento per momento, senza dimenticare che ci sono degli interrogativi, soprattutto il contesto macro-economico della Germania". 

 

La stagione 2022/23 è stata da record, ma la partenza è stata più lenta. La crescita è forse dovuta in parte anche a questa dinamica, però intanto si parte con un po' di vantaggio mentre il resto dell'inverno si avvia quantomeno a confermare i numeri dell'anno scorso.

 

A inizio di ogni stagione si mettono in luce i prezzi per una vacanza sulla neve, segni più sulla filiera anche quest'anno, eppure l'affluenza poi premia le destinazioni. "I costi sembrano alti - commenta Valeria Ghezzipresidente di Anef-Associazione nazionale esercenti funiviari, Fianet a livello europeo e di Funivie Seggiovie San Martino di Castrozza - ma gli ospiti riescono a dare valore al prodotto e quindi il prezzo assume un'incidenza relativa. Dietro gli impianti e lo sci ci sono costi alti, e non solo per l'energia, ma oggi il turista ha tante possibili soluzioni di flessibilità per contenere la spesa. Poi il bel tempo, molto mite di fine dicembre, ha certamente creato un'attrattiva importante".

 

Il periodo clou della stagione, che pesa per un terzo dell'inverno, è stato più che positivo ma gli impiantisti predicano umiltà. "E' importante che le festività vadano bene e chi ben comincia, si dice, è già a metà dell'opera - evidenzia la presidente di Anef-Associazione nazionale esercenti funiviari, Fianet a livello europeo e di Funivie Seggiovie San Martino di Castrozza - ma i conti alla fine perché basta poco per calare e non mancano le incertezze. Parlare di puntare al record oggi è assurdo e prematuro, poi certo il fatturato acquisito è fondamentale, ma restano 3 mesi di lavoro intenso".

 

La scarsità di neve ha messo un po' in difficoltà le stazioni ma le destinazioni hanno aperto praticamente o quasi in forma completa ovunque. Un settore che ha trasformato il Trentino, per le valli ha rappresentato un volano di sviluppo vitale per il benessere del territorio. La crisi climatica è certamente uno scenario da affrontare per la montagna ma "si evolve, più che cambiare progetti o trovare un piano B, dobbiamo parlare di un continuo adattamento alla situazione, di resilienza", continua Ghezzi. "Le società impianti investono sull'estate, che ha ampi margini di crescita, e sugli altri periodi, ma contemporaneamente si continua a lavorare sulle tecnologie per la neve. Non dimentichiamo che l'inverno rappresenta, ancora oggi, lo zoccolo duro del nostro fatturato". 

 

I lockdown causa Covid sono alle spalle ma quell'emergenza ha accelerato alcune transizioni nel business model di una vacanza, anche perché la mentalità e le motivazioni di una vacanza sono mutate. Il cliente italiano, per esempio, non scende più in pista per tutta la durata di apertura di una giornata ma ha accorciato la permanenza e cerca anche altro. Per questo c'è la ricerca di un maggior coordinamento tra le offerte in quota. E in prospettiva potrebbero essere le stazioni più piccole (magari posizionate a bassa quota) a soffrire l'adattamento alla crisi climatica.

 

"La valutazione deve essere caso per caso: ogni stazione deve individuare la propria vocazione: se e come specializzarsi in altri segmenti. Ma in linea generale a fronte della crisi climatica ogni destinazione è chiamata a sapersi più o meno reinventare. La certezza è che la montagna e gli spazi aperti hanno grandissime possibilità di sviluppo, di crescita e quindi si tratta di saper intercettare le opportunità", conclude Ghezzi.

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