Dai peluche agli occhiali, ecco il bivacco dove portare e ritrovare gli oggetti scomparsi: "Due ragazzi ci hanno anche dormito"
L’iniziativa nata circa un anno fa, ha rapidamente preso piede. Il passaparola ha funzionato tra residenti e i vacanzieri che hanno la seconda casa in paese, e un cartello esplicativo all’esterno del bivacco aiuta anche i passanti a comprenderne la sua funzione

SAN MARTINO DI CASTROZZA. Occhiali, zaini, una scarpa spaiata, cappelli, berretti e soprattutto tanti peluche dimenticati dai più piccoli. È questo, in genere, il curioso inventario del bivacco “lost and found” di via Cavallazza, a San Martino di Castrozza (Qui articolo). Una piccola “latta rossa” che sembrava destinata alla demolizione e che invece, grazie all’intuizione di Carla Scalet, ha trovato nuova vita.
Il vecchio bivacco “Guide Alpine”, ormai malconcio, era stato elitrasportato a valle il 22 settembre 2015 e depositato ai piedi del Cimon della Pala, davanti all’ex Malga Fosse, in attesa di essere smantellato. Ma proprio in quel momento è nata l’idea: salvarlo dall’oblio e trasformarlo in un simbolo di memoria e condivisione. Così Carla Scalet, albergatrice dell'Hotel Regina di San Martino di Castrozza, con l’aiuto di diverse persone e delle Guide Alpine, ha deciso di restaurarlo, eliminando il rivestimento interno ormai deteriorato e restituendogli dignità. Oggi il bivacco si trova nel giardino di casa Scalet, vicino al Prà delle Nasse, ed è visitabile da tutti.
"Quando lo abbiamo visto - racconta Scalet - abbiamo chiesto che venisse salvato dalla demolizione, per una questione di cultura e di memoria storica. Ci è stato consegnato e posizionato su questo terreno, anche grazie al prezioso supporto delle guide alpine, che ci hanno aiutato a ricostruirne la storia attraverso una documentazione fotografica oggi esposta all’interno del bivacco. All’esterno, invece, il comune ha dedicato un pannello informativo che ne racconta la storia e, per sostenere l’iniziativa, ha fornito anche l’allaccio alla corrente elettrica, permettendo così al bivacco di essere illuminato durante la notte. Si tratta di una struttura molto datata, ma che, in caso di emergenza, sarebbe stata ancora perfettamente utilizzabile".
Da qui è nata, quasi per caso, anche l’idea del punto “lost and found”. Tutto è iniziato quando qualcuno ha lasciato davanti al bivacco uno zainetto, probabilmente ritrovato da un passante nella speranza che il proprietario potesse recuperarlo. "Vedendo anche i tanti annunci sui social di persone che avevano perso oggetti - racconta Scalet - abbiamo pensato di creare un punto comunitario dove raccogliere e cercare ciò che viene smarrito, e devo dire che sta funzionando più di quanto immaginassimo".
L’iniziativa ha rapidamente preso piede. Il passaparola ha funzionato tra residenti e i vacanzieri che hanno la seconda casa in paese, e un cartello esplicativo all’esterno del bivacco aiuta anche i passanti a comprenderne la sua funzione. Gli oggetti non restano mai a lungo: c’è un continuo ricambio, segno che chi perde qualcosa sa ormai dove andare a cercarla. L’unica regola è evitare di depositare beni di grande valore, che vanno invece consegnati ai carabinieri.
Pur essendo a tutti gli effetti un bivacco, la struttura non dovrebbe ospitare escursionisti. Eppure qualche episodio curioso non manca: "Una volta - racconta Scalet - due ragazzi si sono persi in zona e hanno deciso di dormire lì: si sono preparati un tè caldo e hanno passato la notte nel bivacco, per poi ripartire il giorno dopo".
Resta comunque un locale non custodito, senza alcuna assunzione di responsabilità sul materiale lasciato o ritirato. Un piccolo spazio rosso, però, che oggi racchiude storia, e che continua ad essere utile per tutti gli amanti della montagna , ai piedi delle Pale di San Martino.













