Sopravvive 6 giorni in una grotta scavata nella neve a oltre 6.000 metri di quota (al freddo e con pochissimi viveri): 20 anni fa uno dei salvataggi più audaci della storia
Il 10 agosto del 2005 veniva tratto in salvo il famoso alpinista Tomaz Humar, evacuato in elicottero dalla parete Rupal del Nanga Parbat dopo 6 giorni trascorsi all'addiaccio a oltre 6.000 metri di quota

NEPAL. Il 10 agosto di 20 anni fa (nel 2005) veniva tratto in salvo il famoso alpinista Tomaz Humar, evacuato in elicottero dalla parete Rupal del Nanga Parbat in quello che è passato alla storia come uno dei salvataggi più audaci di sempre.
Tutto avvenne nel mese di agosto, quando il fortissimo alpinista si trovò intrappolato a circa 6.300 metri a causa dalle valanghe e dalla neve in scioglimento. Come spiegano da Everest Today, "stava tentando una temeraria scalata in solitaria quando fu colto da una violenta tempesta e fu costretto a scavare una grotta nella neve per ripararsi, mentre intorno a lui ruggivano le valanghe. Cibo e combustibile stavano per finire. Era solo, e il mondo intero seguiva (la spaventosa vicenda) con ansia".
Sorprendentemente, l'uomo riuscì a sopravvivere per 6 giorni, riuscendo a mantenersi in contatto costante con il suo team grazie ad un telefono satellitare. Il salvataggio dell'uomo, effettuato dopo quasi una settimana, sembrava impossibile, ma si decise comunque di tentare.
Ad intervenire, l’esercito pakistano, ed in particolare due piloti esperti che si lanciarono in una disperata (e rischiosissima) missione di soccorso ad alta quota a bordo di un elicottero Lama.
Il 10 agosto riuscirono a trarre Humar in salvo da una cengia ghiacciata: fu un salvataggio che passò alla storia come uno dei più audaci (e pericolosi) di sempre. "Congelato, ma vivo, rientrò al campo base e baciò la terra (FOTO di SEGUITO da un post del giornalista Alessandro Filippini) - proseguono da Everest Today -. Fu una storia di coraggio puro, spirito umano e una fuga per un soffio da un gigante che stava quasi per vincere".

L'alpinista sloveno morì soltanto 4 anni più tardi, a 40 anni d'età. Nel novembre 2009, mentre era impegnato in una via in solitaria sulla parete sud del Langtang Lirung, un 7.000 al confine tra Nepal e Tibet, avvisò il campo base tramite telefono satellitare di aver subito gravi lesioni in un incidente e di trovarsi bloccato a circa 6.000 metri di quota.
L'ultima comunicazione col campo base risale al 10 novembre 2009. Il suo corpo senza vita venne recuperato da un elicottero a quota 5.600 quattro giorni più tardi (il 14 novembre).













