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Bolzano
21 gennaio | 08:01

Al rifugio quasi 4 milioni di euro pubblici per la riqualificazione ma albergatori e ristoratori insorgono: "Così c'è una disparità di trattamento"

La Provincia di Bolzano finanzia con 4 milioni un intervento infrastrutturale al rifugio. La protesta dell'associazione degli albergatori e dei ristoratori dell'Alto Adige: "Una struttura ad alto reddito gestito da un Club alpino che non ha sede in provincia viene trattata come se fosse una struttura pubblica. Serve equità e una logica di finanziamento unitaria: un privato deve assumersi quasi tutta la responsabilità"  

BOLZANO. Tensione in quota. La Provincia di Bolzano ha stanziato quasi 4 milioni per un intervento in un rifugio. Un finanziamento però che non convince l'associazione albergatori e ristoratori dell'Alto Adige.

 

Il gruppo di lavoro "Rifugi Alto Adige" dell'associazione punta il dito contro quella che ritiene una disparità di trattamento e inoltre evidenzia l'applicazione di regole non uniformi nella possibilità di accedere ai finanziamenti.

 

Una struttura beneficia di un finanziamento da 4 milioni mentre altri rifugi, gestiti da privati, devono assumersi l'onere delle responsabilità. Finisce così nel mirino il sostegno, economicamente importante, assegnato al Rifugio Locatelli-Innerkofler.

 

Ma andiamo con ordine. A fine dell'anno scorso la Giunta provinciale ha dato luce verde per un intervento infrastrutturale a servizio del Rifugio Locatelli-Innerkofler, situato nel cuore dell’area delle Tre Cime di Lavaredo.

 

Il progetto, proposto dall’assessore alle Opere pubbliche, valorizzazione del patrimonio, libro fondiario e catastoChristian Bianchi, prevede la realizzazione coordinata di più infrastrutture strategiche, finalizzate al miglioramento e all’ammodernamento dei servizi essenziali della struttura ricettiva di alta quota, nel pieno rispetto delle normative vigenti e con particolare attenzione alla tutela ambientale del delicato contesto dolomitico.

 

La Provincia ha ritenuto opportuno procedere con una progettazione e una realizzazione unitaria delle opere, concentrando gli interventi lungo un unico tracciato, riducendo costi e tempi di esecuzione, limitando al minimo gli scavi e l’impatto sul territorio. I lavori vengono eseguiti congiuntamente attraverso la sottoscrizione di un’apposita convenzione tra la ProvinciaEdyna Srl, il Comune di Sesto Pusteria e il Club alpino italiano – sezione di Padova.

 

L’intervento prevede la posa della nuova rete fognaria e, contestualmente, delle infrastrutture per la rete elettrica e per la connessione in fibra ottica. Viene privilegiato un tracciato realizzabile quasi esclusivamente con l’utilizzo di macchine escavatrici convenzionali, in modo da consentire, per quanto possibile, il mantenimento dell’apertura del sentiero che collega il Rifugio Fondovalle al Rifugio Locatelli durante i lavoriLa lunghezza complessiva delle infrastrutture sarà di circa 4.800 metri, per un investimento totale di 3.957.000 euro. Un'iniziativa si inserisce in un contesto di crescente frequentazione del Parco naturale Tre Cime, che registra ogni anno oltre 160 mila visitatori, con punte fino a 2.000 presenze giornaliere nei periodi di maggiore afflusso, rendendo sempre più necessario un adeguamento delle infrastrutture.

 

Da qui la presa di posizione di "Rifugi dell'Alto Adige", gruppo di lavoro di Hgv. "La risoluzione potrebbe essere formalmente corretta", si legge nella nota di Stefan Perathoner. "Tuttavia, nella pratica, un rifugio alpino ad alto reddito gestito da un Club alpino viene trattato come se fosse una struttura pubblica".

 

Il gruppo di lavoro chiede quindi parità di trattamento e condizioni eque per tutti i rifugi. "Non si discute che gli investimenti in sicurezza, smaltimento delle acque reflue, approvvigionamento energetico e infrastrutture digitali siano necessari nelle regioni alpine di alta quota. Tuttavia la risoluzione specifica solleva interrogativi fondamentali sulla logica di finanziamento: il rifugio alpino con il reddito più elevato riceve finanziamenti pubblici quasi integrali per un progetto infrastrutturale del valore complessivo di circa quattro milioni di euro".

 

La questione centrale "non è se investire, ma come", scrive Perathoner. "Se il rifugio con il fatturato più elevato riceve un tasso di sovvenzione di circa il 90% e non deve sostenere finanziamenti iniziali o rischi di progetto, allora sorge inevitabilmente la questione della parità di trattamento con gli altri rifugi".

 

L'associazione albergatori e ristoratori dell'Alto Adige evidenzia inoltre che "i rifugi privati ​​devono aspettarsi sovvenzioni significativamente inferiori per investimenti comparabili nelle infrastrutture primarie. Questi gestori sono costretti a prefinanziare a volte milioni di euro, ma anche a organizzare autonomamente la progettazione e la costruzione, oltre a dover assumersi notevoli rischi economici. Questo crea uno squilibrio che ancora una volta riportiamo all'attenzione dei rappresentanti politici".

 

Già in passato il gruppo di lavoro dell'associazione albergatori e ristoratori dell'Alto Adige ha segnalato le difficoltà per i costi elevati e sulle particolari sfide legate allo sviluppo delle infrastrutture primarie nei rifugi privati.

 

"Nonostante un leggero aumento delle risorse per investimenti nelle infrastrutture primarie sia stato concesso ai rifugi privati ​​nel 2025, altri sussidi sono stati contemporaneamente tagliati", dice Perathoner. "Gli ampliamenti non vengono più finanziati: questo è incomprensibile date le dimensioni dei rifugi costruiti dalla Provincia autonoma. In questo caso specifico, un rifugio ad alto reddito gestito privatamente da un Club alpino, che non ha nemmeno sede in Alto Adige, viene trattato in termini di infrastrutture come se fosse una struttura pubblica tradizionale".

 
Dal punto di vista dell'associazione è necessaria una logica di finanziamento uniforme: "Le infrastrutture primarie in alta montagna sono fondamentalmente intese come responsabilità pubblica, nel qual caso sono necessari criteri chiari e universalmente applicabili a tutti i rifugi alpini, oppure rimangono parte della responsabilità imprenditoriale, con strumenti di finanziamento corrispondenti e standardizzati. Chiediamo sono regole trasparenti e condizioni quadro eque per tutti i gestori, indipendentemente dal fatto che si tratti di gestori di rifugi privati ​​o di associazioni alpine", conclude Perathoner.

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