"I cacciatori difensori dell'ambiente e dei territori montani? Solo retorica. Non tutte le tradizioni meritano di essere reiterate: usare i fucili in tempi di guerra è poco educante"
La consigliera provinciale Lucia Coppola (Avs): "Trovo fuori luogo appellarsi alla presunta salvaguardia dei territori montani da parte dei cacciatori, santificando una pratica che nella nostra società non ha più senso, considerata persino alla stregua di sport, dato che non viviamo più di caccia e raccolta. Di ben altra gestione responsabile avrebbero bisogno le montagne"

TRENTO. E' un fiume in piena la consigliera provinciale di Alleanza Verdi e e Sinistra Lucia Coppola, che ha voluto prendere la parola per replicare a quanto emerso nei giorni scorsi, quando in Provincia sono stati consegnati gli attestati ai nuovi cacciatori ed esperti accompagnatori.
Occasione in cui secondo Coppola si è ribadita "la retorica del 'vivere la montagna con la consapevolezza e l orgoglio di rappresentare le tradizioni' del territorio trentino".
In occasione della "cerimonia" in Provincia, ben 164 nuovi cacciatori, 51 esperti accompagnatori, 24 nuove donne cacciatrici e 4 per l'affiancamento sul territorio sono stati definiti come impegnati "a mantenere gli equilibri ambientali e a far vivere le nostre tradizioni".
"A colpi di fucile", aggiunge la consigliera di Avs. "Vorrei qui ribadire che non tutte le cosiddette tradizioni meritano di essere reiterate nel tempo. E che in tempi di guerra santificare l'uso delle armi e di una pratica violenta come la caccia sia poco educante e poco edificante. La montagna, evocata spesso a sproposito, viene vissuta in modo responsabile e mantenuta viva grazie a quanti se ne occupano mantenendo vive le tradizioni di cura, a coloro che instaurano con gli animali relazioni di mutuo rispetto, ritenendoli parte del Creato al nostro fianco. La natura infatti è perfettamente in grado di mantenere i propri equilibri tra le specie che si confrontano e affrontano senza bisogno di interventi umani che spesso questi equilibri li alterano. È così dalla notte dei tempi".
"Quindi trovo fuori luogo - prosegue Coppola - appellarsi a questa presunta salvaguardia dei territori montani, santificando una pratica che nella nostra società non ha più senso, considerata persino alla stregua di sport, dato che non viviamo più di caccia e raccolta. Di ben altra gestione responsabile avrebbero bisogno le montagne. Più attenzione al consumo di suolo, all'abbattimento di boschi, alla trasformazione in luna park, grazie ad attività improprie, alla cura delle specie arboree autoctone. Mentre assistiamo sempre più alla motorizzazione e all'asfaltatura di sentieri".
"Dovremmo impegnarci - conclude - a salvaguardare corsi d' acqua e torrenti come il Vanoi, che scorre a fianco di una discarica, a incentivare un turismo dolce, pluristagionale e non aggressivo dei territori, a creare luoghi deputati al silenzio, rispettosi dei selvatici che li abitano. Rispetto anche di coloro che la montagna la amano, la vivono, la camminano, la percorrono, la salgono senza la pretesa di possederla e di sottometterla a regole antropiche che snaturano e sconvolgono habitat preziosi da consegnare alle nuove generazioni affinché ne possano godere. In pace".












