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Belluno
09 gennaio | 16:02

“I fallimenti del passato? Figli di modelli economici sbagliati: la gestione della stazione sciistica va basata sui flussi reali, e non sulle aspettative"

A pochi giorni dal primo innevamento delle piste sul Nevegal, in una stagione che ha faticato a partire, Dolomiti Ski Line fa il punto sulla sostenibilità economica degli impianti del Colle e la gestione delle piste da sci

(foto Facebook - Dolomiti Ski Line Nevegal)
(foto Facebook - Dolomiti Ski Line Nevegal)

BELLUNO. “Se il modello gestionale proposto dal Nevegal negli anni precedenti fosse stato realmente sostenibile e funzionante le società non sarebbero state cedute o fallite e i vecchi imprenditori sarebbero ancora alla guida della stazione. Non si tratta di un giudizio personale, ma di una constatazione fattuale”.

 

Con queste parole Dolomiti Ski Line decide, a pochi giorni dal primo innevamento delle piste, di fare il punto sulla sostenibilità economica degli impianti del Colle e sulla gestione delle piste da sci. In una stagione che ha tardato a partire, i cannoni sono infatti entrati in funzione solo tra la fine di dicembre e il primo dell’anno (qui il video) ma il dibattito sul futuro del comprensorio continua.

 

In particolare, la società interviene ora con una nota per spiegare come sta gestendo la stazione sciistica. “Nel suo governo - afferma infatti - ancor più quando si opera in territori privi di posti letto e caratterizzati da un turismo quasi esclusivamente giornaliero come il Nevegal, esiste un solo parametro che ha dimostrato di reggere alla prova dei fatti: l’allineamento rigoroso tra flussi effettivi e costi operativi”.

 

Le crisi registratesi in passato sarebbero quindi dovute all’aver ignorato tale principio, più che alla mancanza di visione o buona volontà: insomma, si sono prese decisioni economiche non in linea con la realtà dei fatti. Aprire le piste significa infatti attivare quella che viene definita “una macchina dai costi certi e non comprimibili", quali personale, energia, sicurezza, preparazione e manutenzione delle piste, responsabilità operative e gestionali. Voci che non si riducono quando il flusso di sciatori è inferiore.

 

“Quando invece il flusso manca, come accade strutturalmente nei giorni feriali in Nevegal, l’apertura non è una scommessa - prosegue la società - ma una perdita automatica. E non si tratta di una valutazione emotiva o ideologica: è semplice matematica gestionale. Lo abbiamo testato personalmente lo scorso anno. Ciò non toglie che la società possa anche decidere di andare qualche volta in perdita, investendo su giornate infrasettimanali selezionate”.

 

E poi c’è la questione del sostegno pubblico: il progetto We Love Nevegal ha infatti beneficiato di 1.123.000 euro di finanziamento dal Ministero del turismo (qui il dettaglio), in aggiunta ai circa 2,5 milioni di euro spesi privatamente. Ora però la società vuole chiarire il punto, parlando di strumentalizzazione nel dibattito pubblico. “Anche in presenza di contributi pubblici - afferma - un modello privo di flusso rimane insostenibile. Il sostegno pubblico infatti può accompagnare investimenti strutturali, supportare fasi di transizione e favorire un rilancio, ma non può trasformare una perdita strutturale in un equilibrio duraturo”.

 

Per questo, secondo la società, i fallimenti in passato sono stati tali: aperture scollegate dalla domanda reale, mancanza di analisi dei flussi, gestione fondata su aspettative anziché sui numeri. “Non sono falliti i territori - chiarisce - ma i modelli economici”.

 

Una nota che arriva a poca distanza anche dall’assemblea pubblica di quartiere, indetta appositamente per parlare degli impianti (qui l’articolo) e durante la quale molteplici erano stati i dubbi sulle mancate aperture. “Aprire senza flusso - conclude ora Dolomiti Ski Line - non salva una stazione, la espone semplicemente a un nuovo fallimento. La gestione di una stazione sciistica non può poggiare su modelli teorici, nostalgici o simbolici, ma deve fondarsi su analisi dei flussi, sostenibilità economica e responsabilità verso il territorio. Ignorare questi elementi non è coraggio, ma ripetizione di errori già pagati”.

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