In Nevegal un'assemblea sulla stagione invernale non ancora partita: la società risponde ai dubbi, ma il grande assente rimane il discorso sulla crisi climatica
È stata un’assemblea frazionale partecipata e a tratti movimentata quella sul Nevegal. Presenti, per rispondere a domande e contestazioni, Devis Biena di We Love Nevegal e Lorenzo Baldanello di Uoffy Italia. Assenti invece, almeno in veste ufficiale, la Provincia e il Comune di Belluno, ma soprattutto non si è parlato di un inverno in cui la neve e il freddo sono sempre più rari

BELLUNO. Un’assemblea frazionale partecipata e a tratti movimentata quella di lunedì 29 dicembre sul Nevegal. Presenti, per rispondere a domande e contestazioni, Devis Biena di We Love Nevegal e Lorenzo Baldanello di Uoffy Italia. Assenti invece, almeno in veste ufficiale, la Provincia e il Comune di Belluno.
“Sulla situazione impianti - introduce il capofrazione Daniele Libralon - sono emerse negli ultimi mesi molte domande, perciò ho convocato una riunione pubblica per fare chiarezza. Gli impianti infatti sono della società, ma sono anche un bene di tutti, perciò cerchiamo risposte su sicurezza, organizzazione, personale e prospettive future”. Protagonista, dunque, è una stagione invernale non ancora partita e i dubbi che si sta portando dietro: la manifestazione “Spirito olimpico in quota” aveva tutte le autorizzazioni? Qual è la situazione del personale degli impianti? Quando si potrà sciare? Quali sono i rapporti con Provincia e Comune?
Partiamo dall’evento del 20 dicembre sulla pista sintetica promosso da Fondazione Cariverona con Ulss 1 Dolomiti, nell’ambito del progetto Spirito olimpico in quota (qui il progetto). “La manifestazione - esordisce Baldanello - aveva tutte le autorizzazioni e ci tenevamo perché si trattava di sport e inclusione. Era però privata e, legalmente, l’inibizione agli impianti provvisori è per il pubblico esercizio”.
Restano però molti i dubbi e sui social lo scontro con la società, spesso accusata di ritardi e poca competenza, si alterna ai dubbi sui "No" della Provincia, a partire dalla mancanza delle figure tecniche per gli impianti, come il caposervizio (ora lo stesso Biana) e il direttore di esercizio: le precedenti, assicura la società, sono andate via per motivi personali. “Ero caposervizio anche quest’estate - precisa Biana - e non c’è stato uno stop perché mancava l’autorizzazione del Ministero, in quanto non è necessaria. Cosa è cambiato ora, visto che la Provincia vuole questo via libera prima non richiesto?”. “Siamo rimasti sorpresi dal clamore nato attorno al tema. La società si avvale infatti di professionisti competenti - aggiunge Baldanello - e oggi ci sono tutte le figure richieste, tanto che è arrivata la revoca del provvedimento da parte della Provincia. Si tratta di normali incomprensioni e un dialogo in cui le opinioni possono essere divergenti. Le leggi esistono, ma esiste anche la loro interpretazione e con la Provincia non c’è alcun conflitto”.
Si apre quindi? “Il prima possibile” è l’auspicio, ma dipenderà dal freddo: servono almeno due notti a -5 gradi per il Campo scuola e almeno 4 notti per la Coca bassa. In più l’acqua a disposizione non è la stessa (non più una concessione di 30 litri al secondo di media, ma 24 litri di massima) e manca il laghetto (qui l’articolo). “Ammettiamo - ribadisce Biana - di aver agito in ritardo perché contavamo su quest’ultimo per l’innevamento, e solo quando abbiamo capito che non ci sarebbe stato ci siamo attivati per il pozzo. In ogni caso, anche sfruttando la breve finestra di freddo a novembre, la situazione non sarebbe cambiata perché le giornate sono tornate primaverili”.
Alla fine si torna sempre lì. L’impressione infatti è che il grande assente della serata sia stato il clima: per due ore si è discusso di impianti, sci a bassa quota, neve artificiale e autorizzazioni per un altro comprensorio in cui, forse, si fatica a considerare come primaria l’unica “autorizzazione” davvero vincolante. Sarebbe invece il momento di discutere con la cittadinanza del senso di uno sport come concepito finora e dell’immaginario di una montagna tale solo se imbiancata, da chi e come non importa. “Servono le condizioni - ripete spesso la società - e al momento non possiamo sprecare acqua, altrimenti scarichiamo il pozzo e quando arriva il freddo non ne abbiamo”.
In chiusura, fortunatamente, anche un accenno alla stagione estiva. “Non dimentichiamo - conclude Baldanello - che abbiamo investito in pubblicità per il territorio e nell’estate 2024 gli impianti sono stati aperti, il Colle era pieno di gente e abbiamo portato la Coppa Italia di downhill senza chiedere un euro a nessuno. È quindi un peccato vedere vanificare in un mese una campagna di comunicazione di un anno e mezzo”. Si attende ora la conferenza dei servizi del 29 gennaio per la questione sciovia delle Erte (dove si vuole sostituire l’esistente con una nuova), mentre nel 2026 arriveranno la Spartan race (già a 2000 iscritti), il Giro d'Italia femminile, il parco avventura, la pista skiroll, il pump truck e il nuovo sistema tornelli.











