Salgono a 64 i “rifugi sani e sicuri” in provincia: 12 nuove targhe e distribuiti dispenser di crema solare. “Sfida culturale per l’accoglienza e la consapevolezza”
Dodici nuovi rifugi entrano nella rete del progetto tutto bellunese e sempre più esteso in regione: "Un percorso che ha due direttive: alzare la qualità igienico-sanitaria dei rifugi e il livello della loro sicurezza sanitaria”

BELLUNO. Sale a 64 il numero dei “Rifugi sani e sicuri” in provincia, un progetto tutto bellunese che dal 2023 si sta sempre più diffondendo su tutto il territorio regionale. “Un percorso che ha due direttive: alzare la qualità igienico-sanitaria dei rifugi e il livello della loro sicurezza sanitaria” afferma Sandro Cinquetti, direttore del Servizio igiene e sanità pubblica (Sisp) dell’Ulss 1 Dolomiti.
Questo settimo appuntamento di consegna delle targhe è stato ospitato da Oltre le vette nella mattinata di lunedì 12 gennaio, a Palazzo Crepadona. Presenti i partner che collaborano al progetto, tra cui le altre Ulss venete già entrate a farvi parte con un rifugio dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, 17 dell’Ulss 7 Pedemontana e due dell’Ulss Scaligera.
Anzitutto i 12 nuovi rifugi entrati nella rete: Rifugio Padova (Domegge di Cadore), Malga Dignas (San Pietro di Cadore), Rifugio Averau (Colle Santa Lucia), Rifugio Nuvolau, Rifugio Croda da Lago e Rifugio Giussani (Cortina d’Ampezzo), Rifugio Burz (Arabba), Baita Civetta Al Casot (Val di Zoldo), Rifugio Fedaia (Rocca Pietore) e Col Toront, Faverghera e Rifugio La Grava (Nevegal, Belluno).
Ed è proprio il concetto di rete a farla da padrone. “Abbiamo iniziato circa un anno e mezzo fa con qualche nodo - afferma Giuseppe Dal Ben, commissario Ulss 1 Dolomiti - e ora la rete si sta ampliando (qui la precedente consegna). Questo vuol dire anche dare sicurezza ai singoli nodi: i rifugi sono infatti collegati tra di loro e hanno una regia comune per gli aspetti igienico-sanitari e la sicurezza. Quattro le colonne portanti: amministrazioni comunali, partner, i dipartimenti Sisp e il lavoro a livello legislativo”.
Tale percorso, come fa notare Paolo Doglioni di Confcommercio Belluno, ha però anche ricadute economiche e turistiche “I rifugi - nota - sono ambasciatori sul territorio e, soprattutto in vista delle Olimpiadi, va garantita anche la sicurezza alimentare e sanitaria. Il marketing è infatti una struttura complessa e serve sicurezza per chi arriva, perché da tutto il mondo ci giudicheranno anche su questo”.
Tra i partner, invece, spiccano due eccellenze industriali locali. Da un lato Luxottica, che tramite la Fondazione One Sight aderisce in tema di protezione degli occhi. “Siamo parte della comunità bellunese - afferma Andrea Rendina, segretario della Fondazione - e abbiamo aderito convintamente perché l’occhiale da sole non è solo oggetto di moda, ma è necessario per proteggere dai danni solari. È quindi chiaro che, pur nel rispetto della personalità dei singoli rifugi, la presenza di uno standard comune di qualità non può che essere un bene e spero lo si possa vedere a breve dalle Dolomiti al Monte Bianco”.
Dall’altro, per la protezione della pelle c’è Unifarco. “Il Bellunese è la nostra terra - sottolinea il direttore scientifico Gianni Baratto - e tutto ciò che è prevenzione è al centro delle nostre attività. La cura della pelle ci ha dunque portato a immaginare, assieme all’Ulss, una modalità per offrire qualcosa nei rifugi. I raggi ultravioletti in quota creano maggiori problemi e l’obiettivo è far sì che la protezione solare sia usata quotidianamente e per tutta la vita, come si fa con spazzolino e dentifricio”.
A tal fine, l’azienda ha infatti realizzato anche un dispenser di crema solare che rende accessibile la protezione direttamente nei rifugi: a riceverlo in questa giornata sono stati anche i rifugi Col Gallina, Fattoria Keke e Glo, Pranolz, Scarpa Gurekian, Carestiato, Vazzoler, Falier, Aquileia e Città di Fiume.
Tra i nuovi partner, infine, entra anche la Fondazione Dolomiti Unesco, che tra i suoi obiettivi vanta la cultura della frequentazione consapevole della montagna.
“Ringrazio i gestori di rifugio - conclude la direttrice Mara Nemela - perché stanno vivendo una grande sfida culturale, che noi cerchiamo di affiancare nella logica della conservazione e dell’accoglienza in un territorio Patrimonio mondiale. Il riconoscimento Unesco vuol dire infatti sia attirare persone da tutto il mondo sia avere una crescente attenzione a sostenibilità e consapevolezza. Affrontiamo oggi diversi problemi in merito, perciò aderiamo volentieri a tutte le iniziative che aumentano la qualità dell’offerta ma soprattutto supportano il lavoro dei gestori, che sono un vero e proprio presidio culturale”.












