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"Caso Baratter", prime crepe nella maggioranza. Pd e Upt chiedono "un segnale forte" ma il Patt minimizza. "Si teme possa dire che il partito era coinvolto"

La richiesta della coalizione alle Stelle alpine è quella dell'espulsione dal gruppo consiliare autonomista di Baratter: "Deve andare al gruppo misto". Ma il Patt si limita a invitarlo a 'maggior responsabilità'". Pd e Upt: "Non basta" (QUI L'AGGIORNAMENTO CON L'ASSOLUZIONE)

Di Donatello Baldo - 25 febbraio 2017 - 08:13

TRENTO. Il “caso Baratter” non poteva che esplodere. La condanna dei due suoi correi, Corona e Dalprà, che non ha colpito lo stesso Baratter soltanto perché ha scelto di sottrarsi al giudizio attraverso la 'messa alla prova', si è riversata sul consigliere autonomista sotto forma di “problema politico”.

 

A sollevarlo le minoranze, ovviamente, che ieri in Consiglio provinciale hanno preso la parola per chiedere conto alla maggioranza. “Rossi sapeva?”, ha incalzato con forza Maurizio Fugatti. “Perché se così fosse sarebbe uno scandalo, sarebbe gravissimo”. Una domanda a cui, indirettamente, ha risposto Walter Kaswalder che dice papale papale che “qualcuno in alto nel Patt ne era già a conoscenza”.

 

Ma la questione che più ha infiammato la politica, nell'arco della giornata, è stata tutta interna alla maggioranza. Fin dalla mattina, in una riunione dei partiti che formano la coalizione, Pd e Upt hanno chiesto ufficialmente al Patt di prendere provvedimenti, di “dare un segnale per far capire che la maggioranza non reputa la condanna per corruzione elettorale una semplice leggerezza”.

 

“Noi dell'Upt siamo un partito territoriale – ha spiegato Giampiero Passamani – e nelle valli questa cosa non riescono mica a mandarla giù. Al bar senti parlare solo di questo, e la gente non la considera una leggerezza, una superficialità come vorrebbero far credere”.

 

La richiesta alle Stelle alpine, anche se non ufficialmente espressa, è quella dell'espulsione dal gruppo consiliare di Baratter con l'approdo naturale al gruppo misto. “Non sta né in cielo né in terra”, ha però detto Lorenzo Ossanna che del Patt è il capogruppo. Ma nemmeno la semplice “tirata di orecchi” sembrava accontentare gli esponenti dem e upt.

 

Baratter, che non ha voluto rilasciare commenti, si è presentato in aula a testa alta, rimanendo impassibile davanti al fuoco di fila delle minoranze. Un atteggiamento che ha messo sul chi-va-là un po' tutta la maggioranza. La paura è quella di far perdere le staffe al consigliere autonomista, “se si sente isolato anche dalla coalizione, dal suo partito, capace che ce lo troviamo contro”.

 

Supposizioni che derivano da una considerazione semplice, che qualcuno accenna sottovoce: “Questo è entrato in Consiglio tre anni fa e tutti lo davano come assessore alla cultura. L'hanno messo a fare il capogruppo. Ovvio che vorrebbe continuare la carriera politica: se si accorge che non c'è più spazio e il suo stesso partito lo scarica potrebbe mandare tutti a quel paese e non è detto che rimanga allineato e continui a sostenere la coalizione”.

 

I numeri sono risicati. Dalla maggioranza se n'è già andato qualcuno, il Patt ha già perso Kaswalder. Ma la paura vera, per qualcuno, è che dica cose che non dovrebbe dire, ad esempio che di quel patto, quello condannato dal giudice come corruzione elettorale, ne era a conoscenza anche qualcun altro, confermando così le insinuazioni dello stesso Kaswalder.

 

Lorenzo Ossanna, circondato dai giornalisti alla bouvette, a proposito del patto elettorale, ha detto una cosa che ha obbligato tutti i presenti a un confronto per valutarne appieno la portata. Ha detto, rispondendo a una domanda che chiedeva se qualcuno nel partito qualcosa sapeva, queste parole testuali: “Io ero un semplice candidato, e di questo non ne sapevo nulla. Ma se anche ne fossero stati a conoscenza, che cosa cambia?”.

 

Cambierebbe tantissimo. Forse anche dal punto di vista penale, sicuramente dal punto di vista politico. Cambierebbe tantissimo perché il mantra che i Cinque Stelle continueranno a ripetere fino alla fine della legislatura – “questo Consiglio è stato eletto con la corruzione elettorale quindi è illegittimo e si dimetta” – risuonerebbe in modo assordante producendo effetti devastanti.

 

Nel pomeriggio era atteso il comunicato stampa in cui il Patt avrebbe definito i contorni della “sanzione” da infliggere a Lorenzo Baratter, su richiesta pressante di Pd e Upt. Arrivano alle redazioni quattro righe:

“La Segreteria politica e il Gruppo consiliare del Partito Autonomista Trentino Tirolese hanno preso atto della richiesta della coalizione che sostiene il Governo provinciale di un ulteriore approfondimento sulla situazione generata dalle vicende che hanno interessato il consigliere Lorenzo Baratter e, con senso di responsabilità coalizionale, invitano lo stesso Baratter a tenere un profilo comportamentale

adeguato al ruolo istituzionale rivestito”.

 

La montagna che partorisce un topolino. Il riferimento sembra non essere tanto alla vicenda della corruzione elettorale ma alla vignetta di Lucy, la sorella di Charlie Brown che Baratter ha postato - “arrogantemente e in sfregio della istituzioni”, ha commentato qualcuno -  sul suo profilo Facebook.

 

Vignetta poi tolta, a confermare che questo era il “problema” che il Patt credeva di dover risolvere: “Comprendo il disagio creato con il post della "vignetta" che ho appena provveduto a togliere. Non era mia intenzione generare imbarazzo a nessuno”. Queste le scuse di Lorenzo Baratter.

 

Troppo poco. Troppo poco soprattutto il comunicato: PD e Upt si aspettvano qualcosa di più, è evidente che questo non basta, che non può essere considerato un segnale dal Patt, quello che chiedevano gli altri partiti della coalizione.

 

 

 

I segretari Italo Gilmozzi (pd) e Tiziano Mellarini (upt) hanno perso la pazienza. Hanno usato toni duri: "Abbiamo detto a Franco Panizza che il comunicato stampa è una risposta insufficiente, poco consona alla gravità del caso. Il Patt deve sottolineare maggiormante la gravità del fatto compiuto da Lorenzo Baratter. Un fatto - spiega Gilmozzi -  che va a ledere il perimetro valoriale non solo del centro-sinistra-autonomista ma di tutta la politica trentina"

 

Per la vignetta? "Certo che no. La vignetta - conclude Gilmozzi - ha sicuramente ha evidentzaiato un mancato pendimento: Baratter sembra non avere consapevolezza del danno che ha fatto a tutta la maggiornaza, a tutti noi".

 

QUI COME SI E' CONCLUSA LA VICENDA

 

 

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