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Corruzione elettorale Patt-Schützen, la Corte di Appello: ''Assolti perché il fatto non sussiste''. Baratter: ''Attendo le scuse di chi mi ha infangato''

Il processo era partito da un'istanza dei 5 Stelle. Oggi la sentenza che ribalta la condanna di primo grado. Soddisfatti gli imputati Giuseppe Corona e Paolo Dalprà. L'ex consigliere provinciale aveva optato per la messa alla prova evitando così il processo, subendo però la condanna politica: "Hanno tentato di distruggere la mia reputazione"

Di db - 26 ottobre 2018 - 19:11

TRENTO. Assolti perché il fatto non sussiste Giuseppe Corona e Paolo Dalprà, che con l'ex consigliere Lorenzo Baratter erano finiti in tribunale con l'accusa di corruzione elettorale per la famosa lettera di sostegno che il capo degli schützen aveva sottoscritto con i due candidati alle scorse elezioni provinciali del 2013.

 

"Apprendo ora dall’avvocato Nicola Canestrini che la Corte di Appello del Tribunale di Trento ha stabilito che per il presunto reato di 'corruzione elettorale' il fatto non sussiste", scrive Baratter che a causa di questa vicenda era stato costretto ad abbandonare il ruolo di capogruppo delle Stelle Alpine in Consiglio provinciale e a lasciare, temporaneamente, il gruppo del Patt. "Attendiamo ora le scuse di tutti coloro i quali, a vario titolo, hanno tentato di distruggere e infangare in ogni modo la reputazione e la dignità mia e della mia famiglia".

 

La sua posizione, per la delicatezza del suo ruolo di consigliere, aveva avuto un corso diverso dagli altri due imputati. Aveva optato per la messa alla prova, evitando così il processo e l'eventuale condanna con un periodo di volontariato. Un istituto, questo della messa alla prova, legittimo e percorribile dalla difesa. La condanna di primo grado comminata a Dalprà e Corona aveva però toccato anche lui, colpendolo politicamente e di fatto arrecandogli un enorme danno all'immagine politica. 

 

La vicenda iniziò con la pubblicazione della lettera di accordo da parte dei giornali, in cui i candidati consiglieri si impegnavano a sostenere, una volta eletti, l'associazione dei cappelli piumati. Il Pm chiese l'archiviazione ma i 5 Stelle - parte civile - decisero di fare opposizione e la Gip decise per l'imputazione.

 

Al processo di primo grado, oltre alle difese sostenute da Vanni Ceola e Nicola Canestrini, anche la Pubblica accusa rappresentata da Marco Gallina chiese al giudice di assolvere gli imputati ma il Giudice Borrelli decise diversamente e comminò a Corona e Dalprà 5 mesi e 10 giorni di detenzione

 

Oggi la decisione della Corte di Appello che ha ribaltato la sentenza di primo grado, nonostante il sostituto procuratore generale ne avesse chiesto la conferma. A Giuseppe Corona e Paolo Dalprà, e indirettamente anche a Lorenzo Baratter, è arrivata l'assoluzione è quella più ampia: il fatto non sussiste

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