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Ghezzi, Daldoss, Pd e Upt: per scendere in campo servono il ''modulo Padova'', un passo indietro e nessuna paura di tirare un calcio di rigore

Il candidato dell'area ''colorata'' smentisce i giornali ribadendo che lui resta in campo, cita De Gregori (''Senza coraggio, altruismo, fantasia, in politica non si vince'') e dà appuntamento a tutti (soprattutto alla cittadinanza) al Muse domani alle 18. Intanto il Patt si sgancia e la strada sembra segnata per il centrosinistra: un appoggio dei partiti alle figure espresse dalla società civile

Di Luca Pianesi - 28 agosto 2018 - 13:23

TRENTO. ''Non c'è nessun accordo su Daldoss presidente, come scrive oggi qualcuno sui giornali". Paolo Ghezzi smentisce i titoloni e le interpretazioni di alcuni quotidiani cartacei di questa mattina e rilancia che ''il candidato presidente della cosa multicolore, proposto a tutta la coalizione, resta chi scrive". Insomma la partita è ancora aperta e a questo punto le tattiche di gioco da mettere in campo restano davvero poche.

 

Mancano 54 giorni alle elezioni; il centrodestra è compatto come non mai con una Lega forte, strutturata, unico vero partito rimasto in circolazione (dopo che il Pd si è dissolto ed è stato strategicamente smontato in tutta Italia), con segretari locali, circoli, feste. Insomma un partito di stampo leninista con un vertice indiscusso, politici di professione che sanno fare il loro mestiere e imparano a farlo sin da giovani, decisioni che una volta prese non vengono messe in discussione da nessuno, un popolo pronto a seguirlo e a dichiararsi ''indagato'' come il suo segretario. Altro che movimenti, partitini e liste civiche. Non sono più i primi anni duemila. E anche nelle valli, nei paesi, sulle montagne trentine il vento leghista soffia forte come è stato dimostrato dalle elezioni del 4 marzo.

 

Il Patt ieri sera ha ribadito di voler correre da solo con Rossi presidente mostrandosi fermo a 5 anni fa, invischiato nelle maglie del potere e dell'amministrazione, incapace di leggere la situazione e di capire che oggi chi sta solo non vale niente e che il suo peso specifico, fuori dalla coalizione, è ridotto al lumicino mangiato un po' a destra da Kaswalder e i suoi Autonomisti popolari e un po' al centro da Ottobre e Autonomia dinamica (a sinistra dopo i colpi degli ultimi mesi battuti da Rossi contro il Dolomiti Pride e il via libera a politiche come quella contro i lupi e gli orsi sarà impossibile andare a recuperare qualche percentuale).

 

L'unica strada credibile per tentare di arrestare l'avanzata leghista e populista, con così poco tempo a disposizione, non può che essere quella popolare. Poi ci sarà da rifondare un partito (quello democratico del Trentino) con serietà e professionalità, si dovrà imparare dalla Lega come si lavora sul territorio e con i territori, ma la finale è adesso e non c'è gara di ritorno. Il modulo da seguire, in questa partita quasi impossibile, è uno dei pochi che ha funzionato negli ultimi tempi per il centrosinistra. Il modulo Milano (con Pisapia prima e Sala poi, che avevano anche vinto le primarie ma cambia poco) o il modulo Padova (con Sergio Giordani spinto dalla ''base'' e appoggiato poi dal Pd): laddove la fortuna ha voluto che emergesse dalla ''società civile'' una figura fuori dagli schemi, ma di area, quando è stata appoggiata dai partiti il risultato è stato spesso vincente. 

 

I civici di Daldoss, l'area di sinistra e ambientalista di Ghezzi, il Pd, l'Upt e magari una parte del Patt, quella che non vorrà legare indissolubilmente le sorti di uno storico partito al destino di una singola persona, uniti potrebbero ridare spinta ed entusiasmo a una coalizione che ancora non è nata ma è l'unica possibile. L'alternativa è la sconfitta per cappotto e la scomparsa di molti di questi soggetti più o meno politici. Certo Daldoss e i suoi dovranno rinunciare al diktat ''con noi niente simboli di partito'', il Pd dovrà rinunciare a esprimere un suo candidato presidente (a meno che non sia uno alla Cristiano Ronaldo ma all'orizzonte non paiono esserci ''marziani'' e quindi un altro nome sarebbe solo deleterio), alcuni dei supporter di Ghezzi dovranno rinunciare alla ''purezza dell'essere'' che li vorrebbe uniti in una ''cosa di sinistra'' e basta e l'Upt dovrà rinunciare a qualche big da ''vecchio conio'' almeno nelle prime file. Insomma è necessario un passo indietro di tutti per fare, insieme, un salto in avanti e cominciare la corsa. Questo il Patt e Rossi non l'hanno capito. L'auspicio è che lo capiscano tutti gli altri.

 

E il primo passo in avanti potrebbe essere fatto domani alle 18 al Muse. Lì Ghezzi si presenterà al grande pubblico, scoprirà le sue carte, delineerà un percorso. Maggiore adesione ci sarà, maggiore spinta si creerà intorno a questa nuova coalizione. "Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia", scrive oggi citando una delle più belle canzoni di De Gregori spiegando che in questi due mesi di politica ha incontrato quelli "che non gioco più se non faccio il capitano", ''ci sono quelli che restiamo in sette contro undici, piuttosto che far giocare quei quattro deficienti. Perderemo di sicuro? Meglio!", "c’è chi preferisco perdere la partita invece che passare la palla a quel presuntuoso di un centravanti che rischia di fare troppi gol e poi si gasa ancora di più" e ''c’è chi se non mi fate fare l’ala sinistra, tirare tutti i rigori e pure i calci d’angolo, mi porto via il pallone e non gioca più nessuno".

 

"Nell’ampio fronte di forze - spiega ancora - che ancora non si è consegnato alla destra nazionalista trainata dalla Lega, verso il 21 ottobre in Trentino, in questi mesi non sempre ha vinto la logica lucida. Ed è mancato un allenatore capace di tenere insieme la possibile squadra. Noi, cosa multicolore, vogliamo ancora vincere e cerchiamo di tenere insieme una squadra larga. Ora che restano poche ore, resta sempre valida la lezione di De Gregori nella “Leva calcistica...”: “Nino, non aver paura di tirare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia”. Senza coraggio, altruismo, fantasia, in politica non si vince". 

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