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Carlo Daldoss ribadisce il no al simbolo Pd. Ma apre a Ghezzi e indica la strada ai democratici: ''Sfruttate questa occasione, è lui la novità''

Nella sua prospettiva, l'ex assessore rimarrebbe il candidato presidente: "C'è bisogno di erodere voti verso il centrodestra". Il Polo civico Territoriale è comunque sicuro di vincere: "Vogliamo diventare il partito di maggioranza relativa del Trentino"

Di Donatello Baldo - 31 agosto 2018 - 18:41

TRENTO. Ecco Carlo Daldoss, che per forza oggi ha dovuto dire qualcosa visto che doveva presenziare alla conferenza stampa di presentazione di Autonomia Dinamica, il partito di Mauro Ottobre che per primo ha aderito al Polo civico Territoriale. Daldoss da giorni ha chiuso le comunicazioni, riattaccando il telefono anche in faccia al segretario del Pd che voleva capire se ci fosse spazio per una possibile alleanza.

 

Con il Pd non parla ma del Pd deve parlare. C'è ancora il veto sui simboli dei partiti nazionali? C'è ancora la richiesta iconoclasta che impone ai democratici di ammainare le proprie bandiere e nasconderle come se fossero stati sconfitti in battaglia, obbligati a rinunciare alla propria identità?

 

"Nessun veto, nessun vincolo - chiarisce Daldoss - il Pd è un partito libero, con una propria storia. Farà le proprie valutazioni e noi aspettiamo fiduciosi". Aspetta però la resa: "Queste forze politiche dovranno interrogarsi se vale di più la propria piccola identità o se vale di più quella dei trentini".

 

E l'affondo: "Lo dicano, lo dicano ai trentini. E nel caso vogliano difendere la loro identità piuttosto che quella del Trentino se ne assumeranno le responsabilità". Punto, altro da aggiungere non c'è. La posizione è chiara e non c'è tanto da discutere: "Un centrosinistra verniciato di nuovo non sarebbe capito, bisogna cambiare".

 

Per Daldoss "un ciclo politico durato vent'anni si è chiuso". E di questo ne aveva parlato anche con il presidente Rossi. "Ho sentito il termine traditore, come se avessi tradito la fiducia di qualcuno", e si riferisce al termine che nel Patt è stato utilizzato per definire l'ex assessore tecnico che a poche settimane dalle elezioni ha abbandonato la barca per sfidare Rossi. "Io sono stato chiamato da Rossi nel 2013 per ricoprire il ruolo di assessore tecnico, e Rossi lo ringrazio pubblicamente. Ho svolto il mio ruolo in maniera leale".

 

"Ma in questi ultimi anni ho fatto presente anche al governatore che il Trentino aveva bisogno d'altro, che un ciclo stava finendo e se non fossimo stati pronti con qualcosa di nuovo sarebbe arrivato altro, qualcosa d'altro che al Trentino non avrebbe fatto bene". Quindi, spiega, nessuna slealtà: "E' stato un lungo confronto con Rossi, ma lui ha ritenuto che quel percorso non fosse degno di essere considerato perché quell'alleanza di centrosinistra autonomista era ritenuta ancora vincente e autosufficiente a se stessa. Ma la mia lealtà - ripete - non sia messa in discussione". 

 

Tornando a parlare delle alleanze, del Pd e delle interlocuzione con le altre forze politiche, che vorrebbero costruire un fronte largo contro l'avanzata della Lega e del centrodestra, spiega che "non si vuole fare una politica contro, ma per". Dice che "il metodo è nuovo e non si vogliono creare fronti a prescindere". Sull'ipotesi Giorgio Tonini dice solo questo: "Lo conosco, è uno dei tanti nomi che si aggiungono". 

 

"In questi ultimi cinque mesi i cittadini hanno assistito a un teatrino che sta diventando esageratamente incomprensibile e forse anche nauseante. Noi lo diciamo in modo chiaro e deciso - afferma convinto - che di questo teatrino non ne abbiamo mai fatto parte e non ne faremo parte neanche domani. Assistiamo a ragionamento che non hanno prospettiva, solo formule politiche, somme di voti, pura aritmetica". Un metodo che a Daldoss non piace: "Noi questo ce lo lasciamo alle spalle. Siamo convinti della nostra proposta e abbiamo fiducia nel popolo trentino che sarà capace di scegliere la proposta migliore per questa terra".

 

"Il Trentino oggi è ad una svolta - afferma preoccupato - perché potrebbe prevalere un partito nazionale che ha perso tutto il suo aspetto regionalistico". E il riferimento è alla Lega: "E' diventato il partito più centralista di tutti, sia per quanto riguarda la gestione del potere, sia per la concentrazione su una persona sola", cioè Matteo Salvini.  

 

La domanda sorge spontanea: ma se la Lega fa così paura bisognerebbe far di tutto per vincere e anche i voti del Pd potrebbero tornare utili. "Siamo in una situazione di emergenza, è tempo di togliersi la giacchetta che si era abituati a indossare". E la giacchetta è quel simbolo con scritto PD che i Civici e Daldoss proprio non vogliono vedere. E sui voti, a bassa voce, Dadoss spiega questo: "Ma siamo sicuri che con loro in coalizione i voti che portano poi non si perdono dall'altra parte?".

 

Al Pd, sommessamente, indica anche la strada: "C'è un uomo che è caduto dal cielo, una persona brava che si è inventato una cosa anche originale: ma usala!". E si riferisce a Paolo Ghezzi, perché con lui alla guida di un raggruppamento che guarda a sinistra è pronto a dialogare, che potesse anche contenere l'anima del Pd (ma non il simbolo). Questo si capisce dai 'fuori onda' che sono stati intercettati a margine della conferenza stampa. Ma candidato presidente sarebbe sempre lui: "Si può vincere recuperando voti sul centrodestra, ma se c'è qualcuno più bravo di me, faccio anche un passo indietro. Ma non è certo Ghezzi, che ha un elettorato di sinistra". 

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