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Movimenti al centro. Il Patt guarda a Daldoss mentre il Pd potrebbe rimanere fermo al palo

Accusato il colpo del no al Rossi bis gli autonomisti iniziano a ragionare su possibili convergenze verso l'area dei civici. Per loro la coalizione di centrosinistra autonomista non c'è più ma un nuovo progetto che racchiuda un largo fronte potrebbe interessare

Di Donatello Baldo - 23 agosto 2018 - 06:01

TRENTO. "Siamo stati seduti per mesi a quel tavolo - spiega Franco Panizza, segretario delle Stelle Alpine - ora che senso avrebbe tornare lì? La coalizione è finita, demolita da Pd e Upt. Con quel tavolo, alle stesse condizioni, noi non possiamo andare.  Dopo i documenti approvati da Pd e Upt la coalizione non ha più senso". 

 

Parole comprensibili dopo che il Partito democratico, seguito dall'Unione per il Trentino, hanno deciso di dire no a Ugo Rossi. Ma questa è ormai storia passata. Dunque, qual è la novità? "Con quel tavolo, alle stesse condizioni, noi noi possiamo andare". Interpretando il senso delle parole, vuol dire forse che il Patt può ancora essere recuperato?

 

In queste ore sono in molti che cercano di capire quale sia il significato autentico. Il Patt è in fase tattica e tutto quello che succede bisogna pesarlo bene bene. Il dato certo, sottolineano un po' da tutti, è che qualcosa si sta muovendo. Un movimento che dà speranza a quelli che fanno i conti della serva, che teorizzano - forse a ragione - che senza il Patt nessuna coalizione riesce a vincere. 

 

Non perché gli autonomisti possano portare in dote chissà quali voti, ma perché i voti servono proprio tutti per poter sperare nella vittoria. Perché si mira ad averne uno in più degli altri per poter vincere, quasi nessuno infatti guarda al traguardo del 40% dei consensi così da avere il premio di maggioranza. Ci sia accontenterebbe anche del rotto della cuffia.

 

Dicevamo del Patt, che dice che con la coalizione così com'è stata fino ad ora non ha intenzione di sedersi. Panizza è molto più diplomatico, ma il senso è questo. Azzardando con l'interpretazione delle parole del segretario delle Stelle Alpine, poi ognuno intenda quel che vuole, sembra che abbia voluto mandare un messaggio ai democratici: non insistete sulla coalizione che non c'è più, prendete finalmente una decisione, allarghiamo al centro anche con Carlo Daldoss e forse così si potrebbe tornare a ragionare.

 

Con Daldoss? Ma non era l'Iscariota che ha tradito Rossi? La politica, si sa, volta pagina con una certa facilità. Non che il Patt dimentichi, anzi. Ma bisogna pur guardare avanti ed è molto meglio ingoiare qualche rospo piuttosto che rimanere tagliati fuori.

 

L'idea che circola è ancora quella che se si vuole si può pure andar da soli. Ma i movimenti al centro sono evidenti e non ci si muove, in politica, se non per cercare soluzioni. E quella di una nuova coalizione che si sposti al centro potrebbe essere un'ottima cornice per potersi ricollocare

 

L'idea del Patt che converge su Daldoss non è peregrina. La base spinge in questa direzione e il pronunciamento degli iscritti della Val di Non emersa lampante l'altro giorno a Cles. Preso atto che il Rossi bis è tramontato bisogna pur reagire. Andare da soli è autolesionismo e andare con la Lega, per molti, sarebbe un azzardo. Daldoss unica via

 

Il Pd, piegato su se stesso che si guarda l'ombelico cercando internamente al proprio seno un candidato che possa andare bene a tutti, rischia di rimanere incartato, messo ai margini. E' quasi più facile che sia Paolo Ghezzi ad essere incluso in questa nuova strategia, che produrrebbe un nuovo tavolo, addirittura una nuova coalizione che rispetto a quella vecchia deve dare un segno di discontinuità.

 

E per Carlo Daldoss sembra che la novità sia piuttosto l'area del giornalista con tutto lo spontaneismo che gli gira attorno, nato dal basso come un'esigenza autentica di cambiamento, che non il Pd che sembra muoversi solo per imporre orgogliosamente un proprio nome

 

Le decisioni sul candidato presidente, per avere la forza di affrontare una campagna elettorale a poche settimane dalla data dell'elezione, dovrebbe essere decisa a giorni. Non c'è tempo per sedersi al tavolo, rialzarsi, riconvocare l'assemblea, discutere.

 

Dopo la batosta il Patt è tornato a muoversi. Carlo Daldoss tesse la sua tela. Paolo Ghezzi qualche telefonata per sondare il terreno l'ha fatta anche con Daldoss. L'unico fermo è il Partito Democratico, inchiodato nelle secche di un gioco di attendismo e di tatticismi incomprensibili che rischia di farlo rimanere al palo.  

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