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Il Patt: "Dal Pd fatto grave che rompe il centrosinistra autonomista". E avanti con Rossi, nonostante il vuoto attorno

Dal parlamentino dell'Upt arriva invece la presa d'atto che Rossi non c'è più e che la coalizione così com'è stata fino ad oggi è superata: "Serve un nuovo tavolo con tutti quelli che sono alternativi a destra e 5 Stelle"

Di Donatello Baldo - 18 agosto 2018 - 01:23

TRENTO. "L’atto del Pd significa la rottura del patto di Coalizione. E' un fatto di estrema gravità che rompe di fatto il centrosinistra autonomista". Lo scrive il Patt in una nota, e c'era da aspettarsela questa reazione dopo che i democratici hanno deciso, all'interno della loro assemblea, di dichiarare definitivamente tramontata la candidatura di Ugo Rossi come candidato presidente.

 

Insomma, la reazione forte ci poteva stare, anche d'impulso. Le Stelle Alpine hanno sempre detto o Rossi o morte, e la possibilità che decidessero di mandare tutto al diavolo era nell'aria, messa in preventivo. Dove poi potessero andare gli autonomisti, da soli, era la domanda che si facevano un po' tutti, tanto da immaginare alla fine un ripensamento: ci abbiamo provato, non è andata, ma rimaniamo al tavolo perché altrimenti ci si schianta.

 

Ipotesi, supposizioni. Ma come spesso accade la realtà supera anche la fantasia. Il Patt, nello stesso comunicato stampa, annuncia la volontà di intraprendere una corsa all'arrembaggio con l'intenzione di costruire chissà cosa e chissà con chi in vista delle elezioni provinciali. Una strategia impraticabile e inconcepibile per chiunque abbia la minima contezza della politica trentina e della stessa legge elettorale per l'elezione del consiglio provinciale.

 

Che tutti gli organismi di partito, che presidente della Giunta, segretario e vicesegretario, che la deputata e tutti i consiglieri provinciali abbiano condiviso questo testo è difficile da credere: "Affermano, senza se e senza ma, la volontà di essere soggetto politico che esprime unità e responsabilità per il bene del Trentino e dell’Autonomia".

 

Affermano, quindi, di volersi porre al centro della scena politica trentina con l'obiettivo di catalizzare attorno alle Stelle Alpine un'"unità" che non si capisce bene dove si possa ora recuperare, considerato il fatto che è venuta meno con la decisione presa dal più grande partito della coalizione, che a Rossi ha detto un secco no.

 

"La proposta del Patt è aperta a 360 gradi - ribadiscono convinti - a tutti coloro che vorranno condividere un progetto per il Trentino con alla guida il presidente Ugo Rossi". Parole testuali. Un appello che non si sa bene chi possa mai raccogliere. Nemmeno a chi sia rivolto. Al Pd abbiamo capito che no, perché ha deciso che Rossi proprio no. All'Upt nemmeno, perché è da mesi che parla di discontinuità. Si riferisce ai Civici di Daldoss? Quel Daldoss che viene definito 'traditore'?

 

Quei 360 gradi, quel cerchio che racchiude tutti quanti (andando oltre i 180 gradi dell'arco parlamentare!) comprendono anche la destra? Ma chi lo vuole il Patt, e soprattutto chi lo vuole Rossi tra i partiti e i movimenti che sono stati all'opposizione della Giunta? Hanno scelto già Fugatti e fuori dalle coalizioni non resta quindi niente.

 

La strategia che hanno in mente gli autonomisti è impossibile da decifrare: non si limitano a chiudere con il centrosinistra ma rilanciano ancora con Ugo Rossi presidente, cocciuti e fermi nella loro posizione, prefigurando prospettive che agli occhi di tutti sono inesistenti. Furi dalla coalizione c'è la solitudine di una lista delle Stelle Alpine, niente altro.

 

Ma in una giornata piena di colpi di scena come quella di ieri, contrassegnata non solo dal comunicato del Partito autonomista che ha fatto strabuzzare gli occhi a chiunque l'abbia letto, ma anche dalla querelle delle dimissioni del segretario del Pd Giuliano Muzio e del 'soccorso' arrivato da Roma che le congela e chiede all'assemblea dei dem di rivedere la sua posizione, un elemento di chiarezza - e forse di saggezza - arriva dal parlamentino dell'Upt.

 

In un affollato incontro, alla presenza di tutti i consiglieri provinciali, di tutti i coordinatori territoriali, di Dellai e degli altri big di quella che fu la Margherita che il centrosinistra  autonomista lo inventò, è uscita una posizione che a prima vista sembra non dire niente ma che se letta in controluce dà la linea per il prossimo futuro.

 

"L'Upt riunita oggi ha deliberato di portare avanti il rilancio di un nuovo progetto credibile per il Trentino in una logica di ripartenza che sappia guardare al futuro con speranza". Queste le prime parole del comunicato che riassume la decisione del parlamentino. Parole che danno per scontata la realtà, quella che l'assemblea Pd ha certificato: Rossi non c'è più e la coalizione di centrosinistra come è stata fino ad ora non ha più alcun senso. Si deve andare oltre: "Ripartenza".

 

Nuova coalizione, dunque, e di conseguenza un nuovo tavolo. La delegazione formata da Annalisa Caumo, Vittorio Fravezzi e Gianpiero Passamani ha il mandato di "avviare le necessarie azioni affinché si possa attivare un nuovo tavolo di confronto per dar vita a una coalizione rigenerata, ampia, inclusiva e innovativa". Non è detto espressamente, ma significa con Daldoss, con Ghezzi.

 

"Ribadiamo quanto già detto relativamente al progetto politico che da sempre per l’Unione per il Trentino deve essere aperto a tutte le sensibilità che sono alternative alla destra e ai 5stelle. Definita la nuova coalizione, e quindi il progetto - spiegano sinteticamente - siamo convinti che si potrà individuare insieme la figura più competitiva per affrontare l’impegnativa sfida elettorale del 21 ottobre".

 

Nomi non ne fanno, e a margine della riunione viene spiegato anche il perché: "Non ha senso riproporre uno scontro tra un candidato e l'altro. E' giusto che sia il nuovo tavolo a trovare una sintesi politica, che riesca di conseguenza a individuare il profilo adeguato a rappresentare una nuova coalizione rigenerata e innovativa".

 

L'aupicio è quello che passato il fine settimana, sbolliti gli animi e incassati i colpi, ci si possa sedere assieme con tutti quelli che ci stanno, contro la destra e i 5 Stelle, e si decida per il meglio. C'è chi vorrebbe Ghezzi presidente, chi vorrebbe invece che il presidente fosse Daldoss. "Si vedrà - commentano all'uscita del parlamentino alcuni dei presenti - l'importante è che ci siano tutti e due. Bisogna stare uniti se si vuole vincere". Anche col Patt? "Se non sono pazzi...".

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