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Il Pd mette alle strette il Patt: ''Accetti di stare in coalizione qualunque sia il candidato presidente''. E torna l'ipotesi primarie

Le chance di Ugo Rossi sono quasi zero. I dem decidono di forzare sul patto di maggioranza e sul metodo per scegliere chi guiderà la squadra. Le Stelle Alpine non ci staranno e sull'orizzonte la possibilità che la coalizione perda un pezzo

Di Donatello Baldo - 07 agosto 2018 - 00:10

TRENTO. All'assemblea erano in 31, mancava un componente per essere la metà più uno ed avere il numero legale per poter decidere. Comunque, non avrebbero deciso lo stesso perché il coordinamento del partito, che si è riunito poco prima, aveva scartato l'ipotesi di mettere al voto la famosa rosa di nomi da proporre al tavolo della coalizione.

 

Nessuna rosa, nessuna proposta. Nel coordinamento, infatti, si è subito capito che l'assemblea si sarebbe spaccata in due, forse in tre, che si sarebbe spaccato il partito. Meglio evitare, "anche per non bruciarli", ha detto il segretario Giuliano Muzio.

 

Ieri sera Muzio ha illustrato la linea emersa nel coordinamento, senza troppa convinzione, forse perché sa benissimo che neppure stavolta si riuscirà a quagliare. Si tornerà al tavolo riproponendo il patto di coalizione: si rimarrà uniti indipendentemente da chi sarà il candidato presidente.

 

"Chi non ci sta è fuori - ha sottolineato Gigi Olivieri - perché non si può più fare come i bambini e dire che si gioca soltanto se si è sicuri che vince il proprio candidato". Più conciliante il segretario: "L'adesione al patto può avvenire anche successivamente". Ma il tempo stringe, e chi rimane decide.

 

E cosa può decidere? Di convergere su uno dei nomi in campo - Rossi o Ghezzi - e se la convergenza è larga si procede. Se non c'è, il Pd mette a disposizione un proprio nome, che però non fa: "Abbiamo ex parlamentari, assessori, sindaci, persone capaci e autorevoli - ha affermato Muzio - ci dicano quale nome potrebbe essere maggiormente condiviso". 

 

Ma se nemmeno questa proposta dovesse portare a un'ampia convergenza rimane sullo sfondo l'ipotesi delle primarie, da tenersi il 2 settembre, termine ultimo perché poi scadono i termini per la presentazione delle liste.

 

Fatti due conti, si capisce subito cosa potrà succedere: il patto che chiede di firmare una cambiale in bianco non sarà mai sottoscritto dalle Stelle Alpine. E già questo apre un problema grosso: la coalizione perde un pezzo

 

"Ma dove vuoi che vadano - ha azzardato qualcuno nei conciliaboli post assemblea - non vanno al suicidio e alla fine torneranno, firmeranno in seguito". Ma ci staranno alle primarie? E chi proporranno, Rossi? "Perché no, è il metodo più democratico e l'unico che fa uscire tutti dall'impasse".

 

Ma è difficile immaginare che l'attuale governatore accetti la sfida, e non a caso molti - anche tra coloro che lo sostenevano - credono che ormai le sue quotazioni siano in picchiata. Se non succede qualcosa di nuovo Ugo Rossi è fuori gioco.

 

Qualcosa di nuovo potrebbe arrivare dal parlamentino dell'Upt che si riunisce mercoledì prossimo. Ma è difficile che arrivi il nome di Ugo Rossi, più probabile che arrivi un'orientamento per le primarie

 

E siamo allo stesso punto, perché se ci sta il Pd, l'Upt, i Verdi e la componente dei ghezziani, si faranno le primarie veramente. E allora il Patt sarà alle strette per davvero: prendere o lasciare

 

Fatti altri due conti si capisce che nemmeno al prossimo tavolo di giovedì si troverà l'accordo, sempre che la riunione venga confermata. Ma si capisce anche che oggi succederà qualcosa. Il Patt si arrabbierà, si farà sentire, farà una contromossa. O romperà definitivamente, perché le chance di Rossi, a questo punto, sono quasi zero.

 

 

 

 

 

 

 

 

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