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Le strategie per arrivare al candidato presidente del centrosinistra autonomista. Un gioco che rischia di far cascare tutti giù per terra

Il documento del Pd non è stato accettato dal tavolo della coalizione. Ma era fin troppo prevedibile. Previsione che il segretario del Pd aveva fatto molto prima e che forse fanno parte di un percorso dove tutto è già stato predisposto. Ma basta un imprevisto e tutto può cambiare 

Di Donatello Baldo - 04 agosto 2018 - 00:52

TRENTO. Lunedì scorso l'assemblea del Pd ha fatto notte per discutere sul famoso documento che avrebbe dovuto rompere la stasi del tavolo del centrosinistra autonomista: "Ora prendiamo noi l'iniziativa, detteremo i tempi, i modi e chiederemo di sottoscrivere un patto: lealtà alla coalizione indipendentemente dal candidato che verrà poi scelto".

 

Ieri sono bastati pochi minuti per far capire al segretario dem Giuliano Muzio che quel documento, dopo averlo letto a tutti, poteva piegarlo in quattro e rimetterselo in tasca: nessuno ha accettato niente. Di quel documento non si è nemmeno più parlato.

 

Ma chi poteva accettare di firmare una cambiale in bianco? E poi, potevano le Stelle Alpine accettare le primarie? O i piccoli accettare di decidere con il 'voto ponderato' che pesa ognuno in base al voto preso alle ultime elezioni?

 

No, nessuno poteva condividere alcunché di quanto scritto, e Muzio questo lo sapeva. Delle due l'una: o il segretario del Pd è un credulone ingenuo oppure ha una sua strategia così contorta che il fallimento di ieri era previsto e considerato.

 

Al telefono non è deluso, non dice "Peccato, è andata male, ora chissà cosa succederà". E' calmo, dice che era prevedibile, che quello che è successo non fa cascare il mondo. Aveva forse previsto la mossa successiva, come in una partita a scacchi. 

 

E allora vediamo ora che succede. Messo da parte il documento del Pd che dettava modi e tempi, la fase due è quella dei nomi che saranno messi sul tavolo il prossimo giovedì. Prima, lunedì, sarà il Pd nella sua assemblea che dovrà farne uno.

 

Fino a ieri si parlava di una rosa, ma ora sembra che sarà soltanto uno. Uno che potrà essere di mediazione, che poi sarà messo sul tavolo della coalizione. Così, invitata a farlo, sarà anche l'Upt: forse da questi sarà difficile avere un profilo ben preciso, forse arriverà un orientamento: più verso Rossi o più verso Ghezzi?

 

Tutti gli altri poi decideranno non più con l'idea balzana del voto ponderato ma "in modo dialogico" riconoscendo a tutti "la pari dignità".  Che non significa una testa un voto, ma un equilibrio da ricercare attraverso la discussione.

 

Cosa voglia dire non è chiaro. Ma di chiaro c'è che ora si muove la politica della mediazione. E forse per questo Rossi è andato su tutte le furie l'altro ieri, quando ha capito che le sue chance erano in ribasso. 

 

E forse per lo stesso motivo oggi ha cercato di fare quello calmo e pacato che scende a più miti consigli: ha capito che se c'è per lui una speranza passa dalla mediazione, dal convincimento dell'uno e dell'atro, senza più minacce e senza più isterie.

 

La partita ora si gioca sull'equilibrio. Quello dell'assemblea del Partito democratico, quella del parlamentino dell'Upt. I nomi messi sul tavolo cambieranno tutto. Oltre a Rossi e a Ghezzi chi sarà il 'nominato'?

 

Si aprono scenari. Quali saranno nessuno può saperlo. Forse lo sa soltanto il segretario dem Giuliano Muzio che sembra aver già previsto tutto. Ma lui, si sa, non ha mai nascosto che vorrebbe il Rossi bis. 

 

Il dubbio è che tutto questo gioco di riunioni su riunioni, di incontri inconcludenti, di tavoli e di vertici di coalizione sia soltanto un esercizio senza senso, utile solo a perder tempo. Alla fine Muzio sa che vincerà Ugo Rossi, che sarà lui il candidato presidente. 

 

Come ci arriverà non lo sa nessuno. La strategia è è complicatissima, incastri e mosse che fanno girar la testa. Se tutto va come ha pensato Muzio cascheranno tutti in piedi. Ma basta un piccolo errore o un imprevisto e tutto cade rovinosamente. E tutti giù per terra. 

 

 

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