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Rossi e Ghezzi al ballottaggio. Il tavolo del centrosinistra trasformato in un conclave. Ma Patt e Verdi firmeranno il patto di coalizione?

Ore decisive per il centrosinistra autonomista. Oggi il Pd chiederà a tutti di sottoscrivere il documento che impegna gli alleati ad accettare qualunque nome uscirà. Poi la decisione con chi rimane: se il Patt lascia vince Ghezzi, se lasciano i Verdi vince Rossi. Se tutti rimangono è stallo e al Pd l'ultima parola

Di Donatello Baldo - 09 agosto 2018 - 12:24

TRENTO. Si è arrivati alla volata finale, il tavolo della coalizione del centrosinistra autonomista convocato per le 17.30 nella sede del Pd potrebbe avvicinarsi al traguardo del nome del candidato presidente. Non sarà questa la riunione decisiva, ma quello che succederà oggi potrà segnare la svolta

 

In ballo c'è il famoso patto che il Pd chiede a tutti di sottoscrivere: ciascuna forza politica si impegna a rimanere in coalizione indipendentemente da chi sarà 'nominato'. L'Upt, nel parlamentino di ieri, ha deciso di firmare. Ora c'è da capire cosa faranno gli altri, soprattutto Patt e Verdi

 

La posizione del Patt, fino alla tarda mattinata di ieri, era questa: "Non firmiamo nessun patto se prima la coalizione non si esprime su Rossi. Volevano un sì o un no, secco. Ma le cose, tra ieri e oggi, sono cambiate, e le Stelle Alpine sembra siano arrivate a più miti consigli. 

 

La mancata firma del patto, e un eventuale no a Rossi, potrebbe far precipitare gli eventi e mettere la parola fine all'ipotesi del Rossi bis. Per questo sembra che il partito di Franco Panizza abbia cambiato strategia: la firma del patto non sarebbe subordinata al via libera per Rossi ma all'impegno di decidere il candidato presidente nell'arco di poche ore: 48, 72 al massimo

 

Questione di tattica, che poi vedremo, ma il cambio di strategia è forse dovuto anche alla situazione interna al Patt. Un tempo lungo prima di arrivare alla decisione rischierebbe di far struggere Rossi sulla graticola, mentre all'interno delle stelle Alpine aumentano le spinte per decidere di salvare la nave e sacrificare il capitano.

 

Ma dicevamo, c'è di mezzo anche la tattica: se non si firma il patto sono gli altri chedecidono, e senza il Patt al tavolo prevale Ghezzi. Meglio rimanere, soprattutto se a non firmare potrebbero essere i Verdi. Perché allora sarebbe Rossi a prevalere, visto che il maggiore sponsor si Ghezzi è Marco Boato.

 

Lo scenario che esce da ambienti vicini al Pd è ora questo, ammesso che la 'fotografia' della situazione alle ore 12.30 di giovedì 9 agosto rimanga immutata fino alle 17.30 di oggi: il segretario del PD Giuliano Muzio sottopone il patto, e nell'ipotesi che tutti lo vogliano sottoscrivere, si convoca per il giorno successivo una nuova riunione del tavolo che si trasformerebbe in un conclave.

 

Di lì si esce solo e soltanto con il nome del candidato presidente. Visto che la votazione 'ponderata' (quella che dà ad ogni forza un 'peso' in base agli ultimi risultati elettorali) è stata scartata, rimane la ricerca del consenso largo, dove ognuno vale più o meno come gli altri.

 

Per capirsi, i Verdi quindi assegnerebbero un punto pieno a Ghezzi e un punto pieno lo assegnerebbe il Patt a Rossi. Pd e Upt sono però spaccati, e nella discussione all'interno del conclave le due forze potrebbero assegnare ciascuna uno 0.5 a Ghezzi e uno 0.5 a Rossi.

 

In una situazione di perfetta parità, il conclave verrebbe quindi sospeso e Giuliano Muzio convocherebbe in fretta e furia l'Assemblea del Partito democratico per decidere da che parte stare. Fosse anche solo per un voto, Muzio tornerebbe al tavolo e a quel punto sposterebbe gli equilibri, o su Rossi o su Ghezzi

 

Tutto questo vale se le forze della coalizione rimangono sedute al tavolo, perché basta una sola defezione per far saltare gli equilibri. Detto chiaramente, se il Patt non firma il patto Ghezzi avrebbe il maggior consenso di chi resta nella coalizione. Stessa cosa vale per i Verdi: se non lo accettano vince Rossi.

 

Poi, come sempre, tutto può cambiare. Potrebbe spuntare anche un terzo nome: se l'Upt proponesse Giorgio Tonini, ex senatore del Pd, i dem non potrebbero far altro che dire sì, seduta stante, e la convergenza dei due partiti basterebbe a far diventare maggioritaria la proposta.

 

Ma potrebbe succedere anche questo, che la proposta di Muzio, e la richiesta del Patt di fare tutto in tempi brevi, sia rigettata dalle altre forze sedute al tavolo, che magari chiederanno di pensarci ancora un po', di convocare i propri organismi dirigenti.

 

Soprattutto i Verdi potrebbero chiedere un margine di tempo per approfondire meglio, perché la loro assemblea congressuale ha detto esplicitamente che se c'è Rossi loro non ci stanno. Marco Boato e Lucia Coppola per derogare a questo mandato devono avere un via libera ufficiale, non è semplice la decisione.

 

Potrebbero alzare la voce anche gli altri 'sponsor' di Paolo Ghezzi, Primavera Trentina di Cattani e De Stefani, gli autoconvocati R/esistere di Zanella e Merighi e Mdp-Articolo1 di Fabiano Lorandi . Vorranno far valere i loro 'punti' e non accettare che siano solo i Verdi ad essere tenuti nel novero di chi è per l'uno e chi è per l'altro.

 

In questo momento Ugo Rossi e Paolo Ghezzi sembrano comunque in perfetta parità. Basta poco per far pendere l'ago della bilancia da una parte all'altra e ogni mossa viene valutata attentamente, si tra i sostenitori del giornalista che tra coloro che invece puntano sul governatore uscente. E' il momento della tattica, la partita è quasi alla fine.

 

 

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