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Il Pd decide di decidere. Mette alle strette la coalizione, azzoppa Rossi ed è pronto a fare un nome

L'assemblea dem ha votato il documento del segretario che scandisce i tempi e impone un metodo. Propone un patto alla coalizione: tutti dentro, indipendentemente dal nome del candidato. E pone una deadline: venerdì 17

Di Donatello Baldo e Giuseppe Fin - 02 agosto 2018 - 01:20

TRENTO. Se di solito nelle assemblee del Pd non succedeva niente, ieri sera è successo di tutto. Prima cosa: i cronisti hanno potuto partecipare, anche perché altrimenti sarebbe stato impossibile capire. I messaggini mandati dall'interno non sarebbero stati sufficienti a spiegare il bizantinismo delle decisioni prese.

 

E' successo che qualche ora prima il coordinamento del partito, pressato da più parti, forse anche dal monito dell'Upt di assumersi le proprie responsabilità, ha formulato una proposta sul metodo e sulla tempistica con cui arrivare alla scelta del candidato presidente.

 

Una proposta che diventa, nei fatti, un ultimatum. Ma vediamola assieme, per poi azzardare un'interpretazione 'teleologica' che potrebbe addirittura affermare che Rossi, da ieri, è messo fuori gioco, già archiviato. 

 

"Il segretario Giuliano Muzio convocherà per il prossimo venerdì un tavolo di coalizione nel quale verrà fatta un'ultima verifica circa la convergenza sui nomi già in campo". Dunque su Rossi o su Ghezzi: convergenza che non ci sarà, e lo sa bene anche lui.

 

"Verrà chiesta alla coalizione la sottoscrizione di un patto che vincoli tutte le forze ad accettare il candidato individuato al termine di un percorso di confronto". E qui la prima mossa che potrebbe portare a qualche contrasto: il Patt accetterà in ogni caso? Se non accetta?

 

Se non accetta è fuori dalla coalizione, e comunque non ne fa parte fino a che non firma. Cosa che però non fermerebbe il percorso metodologico e temporale posto dal Pd, che continuerebbe in ogni caso.

 

E continuerebbe così: "Lunedì prossimo (dopo la riunione del tavolo, ndr) si svolgerà un'assemblea del Pd che elaborerà una proposta da portare al tavolo della coalizione. Tale proposta consisterà in uno o più nomi che il Pd metterà a disposizione della coalizione".

 

Questo avverrà nel caso in cui venerdì, al tavolo, permanesse una situazione di stallo. Cosa che succederà sicuramente. Il Pd farà nomi suoi interni, che metterà vicino a quelli che ci sono già: Rossi e Ghezzi.

 

I nomi che verranno scelti saranno avanzati dal segretario e votati dall'assemblea del prossimo lunedì. Chissà come faranno a sceglierli, si parla di Tonini, di Zeni, di Olivi. Ma ora andiamo avanti, che si arriva al metodo della scelta del candidato presidente.

 

"Nella riunione di venerdì prossimo verrà formulata alla coalizione una proposta metodologica che prevede, qualora non si trovi una larga convergenza (sempre possibile, fino alla fine, ndr), le primarie di coalizione o il voto ponderato.

 

Allora: le primarie non saranno nemmeno prese in considerazione. Rimane il metodo del voto ponderato, e spieghiamo che cos'è. Si prendono i voti presi da ciascuna delle dalle forze della coalizione alle ultime elezioni provinciali (c'è chi propone una media tra le elezioni provinciali e le ultime politiche) e si 'pesa' in base alle percentuali ottenute.

 

Il Pd vale 40, il Patt 32, l'Upt 24,5 e i Verdi 3,5. La somma è cento, e ogni 'socio' ha il suo pacchetto di azioni, e in base al numero 'pesa' più o meno degli altri. A quel punto il Pd, che arriva al successivo tavolo con un suo nome, vince di sicuro.

 

Altre maggioranze non ce ne sono: l'altra percorribile sarebbe quella tra Patt e Upt, ma è impraticabile politicamente. Il Pd potrebbe anche convergere con le Stelle Alpine, è vero, ma l'assemblea dei dem avrà dato, il lunedì precedente, un'indicazione su nomi interni, non certo su Rossi.

 

Eccola l'interpretazione che date le premesse porta inevitabilmente all'esclusione di Ugo Rossi dalla corsa alla presidenza. Il fine ultimo risulta questo. A meno che. E qui va in scena la politica e la logica cede il passo. Perché mica è scontato, le sorprese sono dietro l'angolo.

 

C'è una postilla nel documento approvato a maggioranza dall'assemblea Pd: non si escludono "convergenze anche successive a lunedì", il giorno in cui l'assemblea del Pd decide sulla rosa dei suoi nomi. 

 

Rossi, seppure azzoppato, può muoversi liberamente e richiamare tutti all'unità. Può prenderli uno a uno e convincerli a riconsiderare il suo profilo. Il Patt può tornare a minacciare, ad alzare la voce, strapparsi le vesti ed i capelli.

 

Ma se non si decide può arrabbiarsi anche il Pd: "Nel caso non fosse accettata la proposta metodologica e non si trovasse una convergenza entro venerdì 17 agosto il Pd deciderà un proprio candidato alle elezioni". Punto.

 

E si potrebbe arrivare anche a questo punto. Ma chi lo dice che il candidato non possa essere proprio Ugo Rossi? Non è escluso, e in tanti, anche nel Pd, ci sperano. Il termine ultimo è dunque il 17, che è appunto un venerdì: con scaramanzia quel giorno si saprà (forse) chi sarà il candidato presidente.

 

Nel corso dell'assemblea è stata proposto un emendamento al documento, con la richiesta di superare già da subito il nome di Ugo Rossi. "Proposte in contrasto con la linea del coordinamento sono incongruenti - ha detto Muzio - e se verrà messa ai voti ci sia assuma la responsabilità di indicare anche il segretario disposto a portare avanti questa linea".

 

Il documento è stato congelato. Non si deve correre, perché va bene decidere, ma per ora - come ha detto Gigi Olivieri - è già un passo avanti aver deciso di decidere

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