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''Coalizione con Ghezzi e Daldoss'', la maggioranza del Pd sottoscrive un documento che detta la linea

La fronda interna che è riuscita a imporre il no a Ugo Rossi si è organizzata. 34 componenti su 63 propongono l'allargamento della coalizione mettendo in minoranza i segretario Muzio e i 'governativi' Zeni, Olivi e Dorigatti. Il segretario dimissionario: "Ma in tutto questo il Pd dove sta? Confermo le mie dimissioni"

Di Donatello Baldo - 18 agosto 2018 - 19:16

TRENTO. Le firme in fondo al documento dal titolo "Le ragioni dell'innovazione" sono 34, numerate una a una, e non a caso. Sono infatti due in più della metà dei componenti dell'Assemblea provinciale del Partito democratico. Il Pd ha dunque una nuova maggioranza che mette in minoranza Giuliano Muzio e quelli che ancora speravano di gestire la partita delle prossime elezioni provinciali. 

 

I firmatari affermano che l'unica prospettiva per la vittoria è l'allargamento della coalizione da Ghezzi fino a Daldoss, con un nuovo candidato presidente. Respingono l'accusa di essere 'sfascisti', perché il no a Rossi - spiegano - non significa la rottura della coalizione. Che anzi deve essere rilanciata con le due nuove candidature oggi sul tavolo.

 

Spiegano che il no a Rossi espresso in assemblea "non coincide affatto con la scelta di rompere la coalizione". Al contrario, dicono, "la ragione profonda di tale sofferta decisione sta nella volontà di aprire una nuova stagione nella storia del centrosinistra autonomista, dopo il risultato negativo del 4 marzo scorso e nello sforzo di allargare la coalizione esistente".

 

I firmatati condividono la necessità di "rinnovare e allargare la coalizione non solo a nuove forze politiche, ma anche e soprattutto alle nuove espressioni del civismo e dei movimenti sociali, ritrovando il gusto di ripartire dal basso con impegno, umiltà e visione".

 

E per la prima volta, ufficialmente, vengono fatti i nomi di Paolo Ghezzi e di Carlo Daldoss: "Nei mesi scorsi sono emerse idee ed energie disponibili a contribuire alla definizione di un nuovo progetto: da un lato i movimenti e le forze politiche che si sono raccolte attorno alla figura di Paolo Ghezzi - spiegano i firmatari - e dall'altro importanti espressioni del civismo ora raccolte attorno alla figura di Carlo Daldoss". 

 

La proposta è dunque fatta, e la maggioranza per sostenerla in assemblea è certificata dalle firme in calce al documento. Nel Pd c'è una nuova linea, che contrasta con quella portata avanti fino ad ora dal segretario Giuliano Muzio e dai 'governativi' Alessandro Olivi, Luca Zeni e Bruno Dorigatti, quelli che fino all'ultimo hanno fatto di tutto per far passare il sostegno a Rossi.

 

"In un momento così difficile per la vita politica del Trentino - si legge nel documento - sarebbe un errore per il centrosinistra autonomista chiudersi a riccio nella conferma dell’esistente, senza un dialogo aperto e capace di riaffermare i propri valori e il proprio ideale di società". 

 

Definiscono un errore l'aver puntato insistentemente su Rossi, perché questo "avrebbe trasmesso il messaggio sbagliato: 'noi siamo i più bravi e non vogliamo lasciare spazio ad altri'". E spiegano: "Proprio questo appare oggi agli occhi dei cittadini insopportabile: che la classe politica si chiuda in se stessa e non riconosca il bisogno di ulteriori contributi". 

 

Dicono "basta diktat", riferendosi alle Stelle Alpine che hanno sempre sostenuto che "se non comandiamo noi, andiamo da un’altra parte". Ancor più chiaramente spiegano che "dire 'o io alla guida oppure ce ne andiamo' è il contrario della più profonda cultura sociale e politica della nostra terra".

 

Concludono comunque con un messaggio di apertura anche al Partito autonomista: "Ci auguriamo che ora si possa riprendere il dialogo con tutte le forze politiche, compreso il Patt, che ha dato un contributo fondamentale alla coalizione di centrosinistra autonomista, per costruire una larga alleanza, un progetto per il Trentino del futuro capace di ridare ottimismo e speranza, una forte squadra di governo, una leadership condivisa". E seguono le 34 firme dei componenti dell'Assemblea del Partito democratico Trentino. La nuova maggioranza. 

 

Una maggioranza con cui ora devono fare i conti tutti. Il segretario che si presenta dimissionario all'assemblea del prossimo martedì, quella che avverrà probabilmente alla presenza di un delegato della segreteria nazionale contraria alla bocciatura del Rossi bis, potrebbe veder certificata la sfiducia nei suoi confronti.

 

A questo punto, dopo questa mossa, sarà lo stesso segretario che non vorrà più rappresentare un partito che non condivide la sua linea. Perché ora è ufficiale: il no alla linea di Muzio, Zeni e Olivi non è teorica, non si è concretizzata soltanto perché molti dei componenti dell'assemblea che li sostengono sono in vacanza. Il documento è sottoscritto da più della metà più uno dei delegati

 

"Ci confronteremo in assemblea - dice Giuliano Muzio, informato della novità - ma posso anticipare che non mi ritrovo in uno scenario in cui il Pd scompare. Dove sta il Pd in tutto questo? E poi - aggiunge - mi sembra che sia scontato che la coalizione dovrà comunque fare a meno del Patt". 

 

"Se il Pd fa una dichiarazione di inconsistenza - afferma - non sarò certo io a rappresentarlo, se la portino in giro loro questa proposta. Se invece viene riservato al Pd un ruolo di altra natura, se c'è la volontà di prendere in mano la situazione e gestirla, con un minimo di protagonismo, può essere un punto di discussione".

 

La discussione però "non può escludere la proposta di un nome Pd". Muzio lamenta che non c'è "alcun riferimento al programma": "E poi - spiega il segretario - come possiamo affidarci da una parte a un assessore esterno che ha lasciato la giunta di centrosinistra e dall'altra a un nome arrivato da una proposta nata al di fuori del perimetro della coalizione?". 

 

"Se le cose stanno così - conclude Muzio - mi sembra che le condizioni per il ritiro della mie dimissioni non ci siano proprio. Martedì sarò dimissionario, perché io una proposta che esclude il Pd non la posso accettare". E martedì si scoprirà anche se il delegato della segreteria nazionale vorrà imporre la linea romana, con un ritorno su Rossi e sulle Stelle Alpine.

 

Vedremo se l'autonomia e l'orgoglio del Partito democratico del Trentino riuscirà a reggere, o se prevarrà la realpolitik delle alte sfere. C'è chi prevede che se non sarà seguita l'indicazione dei vertici è possibile che da Roma non venga concesso l'uso del simbolo. Una minaccia che spaventa, ma al tempo stesso fa arrabbiare, con l'effetto di far aumentare il consenso ai 34 firmatari, destinati a quanto sembra ad aumentare. 

 

Il documento integrale con le firme dei sottoscrittori:

 
 

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