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Il Pd ritrova l'unità e respinge le dimissioni del segretario. ''Ora un nome lo facciamo noi'', ma prima si torna al tavolo della coalizione

A Giuliano Muzio il mandato di riconvocare le forze del centrosinistre. Il Pd metterà a disposizione anche un proprio nome e oltre a quello di Tonini rispunta Franco Ianeselli. Il segretario della Cgil potrebbe far tornare al tavolo anche il Patt. Gelo verso Daldoss

Di Donatello Baldo e Giuseppe Fin - 22 agosto 2018 - 01:54

TRENTOTutti per uno, uno per tutti. La sintesi dell'assemblea del Partito democratico di ieri è proprio questa, avanzare un nome di area pd su cui far convergere tutta la coalizione, Patt compreso, meglio ancora se allargata ai civici di Carlo Daldoss

 

Tutti anche per il segretario, verso il quale l'assemblea democratica ha rinnovato la fiducia, facendo così rientrare le dimissioni presentate nella scorsa riunione quando la sua relazione venne bocciata e il nome di Ugo Rossi fu definitivamente superato. 

 

Alla presenza dei delegati del Pd nazionale, che nei giorni scorsi erano intervenuti preoccupati dopo il voto che affossava il Rossi bis e allontanava, di fatto, gli autonomisti dalla coalizione, si è svolto un dibattito composto, costruttivo, propositivo e unitario. Tutti dicevano un po' le stesse cose, con sfumature diverse, ma ognuno andava a parare nello stesso punto: bisogna vincere.

 

"Provate a chiudere gli occhi - ha detto Gianni Del Moro, responsabile organizzativo della segreteria nazionale - provate a immaginare la destra al potere nella vostra provincia. Per scongiurare questo pericolo serve una coalizione più larga possibile e il candidato migliore possibile, quello che questa coalizione riesce ad allargarla e a tenerla unita". 

 

"Vengo qui in punta di piedi - ha spiegato all'assemblea - rispettoso della vostra autonomia che per voi so che è molto importante. La nostra preoccupazione erano le dimissioni del segretario. Come possiamo - ha osservato Del Moro - chiedere il voto ai cittadini se siamo divisi e lacerati al nostro interno?". 

 

Le dimissioni, abbiamo detto, sono rientrate. "Ho vissuto il voto della scorsa volta come un atto di sfiducia", ha voluto spiegare Giuliano Muzio. "In molti mi hanno chiesto di tornare sui miei passi, e non solo tra quelli che hanno votato sì alla mia relazione. Poi dallo scorso venerdì sono successe tante cose e dopo molti pensieri e contatti sono disposto a ritirare le mie dimissioni".

 

Ma a queste condizioni: "Chiedo su questo il massimo consenso dell'assemblea e il mandato a continuare il rapporto con il tavolo della coalizione". Muzio ha quindi vincolato il suo ritorno a un rilancio del centrosinistra autonomista. Ma non solo: "Ci salviamo soltanto se il Pd si ricompatta e se fa una proposta al tavolo". 

 

Un nome, è ovvio. Un nome targato Pd, o comunque di area. Su questo, più o meno, si sono espressi tutti favorevolmente. Il dubbio era questo: il nome lo si tiene in pectore per evitare di bruciarlo oppure lo si decide subito seduta stante? Gigi Olivieri ha chiesto espressamente di procedere con l'individuazione della figura adatta, ma si è deciso per la riserva. 

 

Olivieri era tanto contrariato che ha posto anche lui una condizione: "Se non si decide questa sera non voto la fiducia al segretario". E così ha fatto, ed è stato l'unico contrario. Tutti gli altri hanno respinto le dimissioni di Giuliano Muzio e gli hanno fatto pure un applauso di incoraggiamento.

 

Ma torniamo ai nomi. Perché oltre a quelli già in circolazione, su tutti quello dell'ex senatore Giorgio Tonini, è tornato alla ribalta quello di Franco Ianeselli, il segretario della Cgil del Trentino di cui si era già ipotizzato ormai qualche mese fa.

 

Ufficialmente nessuno ha detto niente, ma nei capannelli dentro e fuori l'assemblea il nome è stato pronunciato. Una chiara allusione al giovane dirigente della Camera del Lavoro è però stata messa agli atti: il documento del circolo di Gardolo letto in assemblea da Pasquale Mormile

 

"Il Circolo di Gardolo apprezza il nome di Giorgio Tonini proposto dallo stesso Michele Nicoletti", ha spiegato Mormile, leggendo il documento e riferendosi all'intervista rilasciata al Trentino dall'ex deputato che avanzava appunto il nome di Tonini. 

 

"Giorgio riscuote senz’altro la fiducia e la stima di tutti noi, ma oltre a lui invitiamo a riflettere sulla possibilità di sondare un secondo profilo che segni una vera discontinuità rispetto al passato, in particolar modo rispetto sia ai membri dell’attuale giunta provinciale che del gruppo consiliare provinciale del PD".

 

E la descrizione che calza a pennello con Franco Ianeselli è questa: "Una figura possibilmente giovane - ha affermato Mormile a nome del circolo di Gardolo - non appartenente cioè alla generazione dell’attuale classe dirigente locale, che sia espressione delle categorie più fragili e portatore di valori di sinistra come il lavoro, l’innovazione, l’attenzione per i giovani".

 

Si scopre poi che sul nome di Ianeselli si sta lavorando alacremente, con l'obiettivo di riavvicinare gli autonomisti al tavolo della coalizione. Considerato come affidabile anche dal Patt, potrebbe aiutare a far tornare Franco Panizza al tavolo della coalizione. 

 

Gli autonomisti servono per vincere e lasciarli fuori significherebbe forse perdere la sfida con il centrodestra. I voti autonomisti, infatti, se lasciati liberi si aggiungono a quelli della Lega. Queste le considerazioni fatte ieri.

 

Ma le considerazioni sono state fatte anche su Daldoss. Il suo peso elettorale è da dimostrare, dicono i democratici, e quella idiosincrasia dei civici verso i partiti nazionali come il Pd fa irritare tutti: "Non possono chiederci di rinunciare a noi stessi", ha detto uno dei componenti dell'assemblea, trovando il consenso di molti. 

 

Paolo Ghezzi rimane sullo sfondo, sembra ormai come dato per acquisito.  Nessuno dei presenti ha sostenuto che la sua candidatura potesse essere fatta propria dal Pd. E tra i suoi sostenitori dentro l'assemblea Pd molti ora puntano su Ianeselli: il giornalista ci sarebbe comunque, questo ormai nessuno lo mette in dubbio.

 

Alla fine, all'unanimità, si è votato un dispositivo che dice questo: "Il Partito Democratico del Trentino ribadisce che il solo modo di assicurare un’autonomia più forte e più giusta, contrastando la visione della destra, è quello di costruire un’ampia alleanza popolare che si riconosce nei valori del centrosinistra autonomista".

 

"L’Assemblea respinge le dimissioni del Segretario - afferma il documento - confermandogli la fiducia e, dando seguito alle proprie deliberazioni, dà mandato al Segretario e alla delegazione, in coerenza con la sottoscrizione del patto di coalizione, di riconvocare immediatamente il tavolo (ricercando la partecipazione del Patt) affinché si apra il confronto con i diversi soggetti politici per verificare la compatibilità di un nuovo progetto alternativo alla destra".

 

"Il PD si impegna a verificare attorno a quale candidatura a presidente sia possibile ottenere il maggior consenso - conclude il testo votato dall'assemblea - anche mettendo a disposizione il proprio patrimonio di risorse umane, ferma rimanendo l’approvazione da parte dell’Assemblea del PD della proposta sulla quale si registrerà la convergenza".

 

 

 

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