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Niente di nuovo, il Pd propone il nome di Tonini. Ma tutti aspettano Daldoss che oggi farà sapere se il veto sui simboli rimane

Ieri l'assemblea democratica ha deciso l'ultima carta, il nome dell'ex senatore da affiancare a quelli già in campo, Daldoss e Ghezzi. Passa la proposta del segretario ma i ghezziani del Pd: "Non si dica che questa è la novità"

Di Donatello Baldo - 01 settembre 2018 - 06:01

TRENTO. 'A sorpresa il Pd fa il nome di Giorgio Tonini'. Oppure: "Giorgio Tonini, il candidato presidente che esce dal cilindro'. Titoli che potevano essere scritti settimane, mesi fa, non a 50 giorni dalle elezioni. Qualcuno l'ha detto chiaramente: "Il binomio Tonini/Novità non lo vedo proprio, la novità era al Muse con Paolo Ghezzi".

 

Questo il clima che si respirava ieri all'assemblea del Partito democratico, l'ennesima riunione per decidere il da farsi. Va bene, il Pd è un partito democratico, che discute, che ragiona, che si confronta. E' una cosa bella indubbiamente, ma il tempo dell'attesa sembra infinito, sembra quasi impossibile che si riesca, prima o poi, ad arrivare a una soluzione.

 

Dicevamo di Tonini. Questo il nome di bandiera proposto dal segretario Giuliano Muzio. Il dispositivo finale, votato praticamente all'unanimità, dice questo:

 

"Il Pd porta anche (e si sottolinea 'anche', ndr) il nome di Giorgio Tonini al tavolo (senza più dire di centrosinistra autonomista, ndr), senza imposizione alcuna e chiede di verificare in quella sede  quale dei tre nomi in campo - Ghezzi, Daldoss, Tonini - garantisca l'alleanza più ampia, nel rispetto del nostro patrimonio valoriale e della necessaria riconoscibilità del simbolo".

 

"Si impegna a fare di tutto per uscire dal tavolo con un solo e unico nome senza più ripensamenti, avviando senza altri ritardi una convinta e propositiva campagna elettorale".

 

Il nome di Tonini è quindi aggiunto agli altri, non più però come una novità. La decisione di aggiungerlo non è certo accompagnata dall'orgoglio di partito, dalla volontà di protagonismo. Serve soltanto, anche forse un po' svogliatamente a questo punto, per tentare il tutto per tutto e sperare che possa in qualche modo riportare in coalizione gli autonomisti di Panizza, ovviamente senza Rossi, e il Polo civico capitanato da Carlo Daldoss.

 

Un ultimo tentativo, che rimane valido solo per qualche giorno: o la va o la spacca. E se si spacca, l'assemblea a quel punto potrebbe decidere anche di virare su Paolo Ghezzi, di cui tutti ieri hanno tessuto le lodi, anche il segretario Muzio: "Ghezzi è un nome da valorizzare al massimo". Certo, lui pensa che Tonini potrebbe recuperare voti al centro, mentre Ghezzi i sui di sinistra li ha già in saccoccia. Ma alcuni degli intervenuti all'assemblea ha detto "il nostro popolo era al Muse", e di conseguenza: il nostro leader è proprio Ghezzi.

 

Più che la notizia del nome dell'ex senatore proposto ieri sera dal Pd, che si aggiunge agli altri sul campo, compreso quello di Daldoss, è l'incontro avvenuto nel pomeriggio proprio con l'ex assessore tecnico che guida ora i civici. Tutta la coalizione si è vista nella sede dell'Upt, e con Daldoss c'era anche Ghezzi.

 

Un incontro che avvia ufficialmente la trattativa, l'ultimo miglio delle consultazioni. Lo sanno tutti che mancano pochi giorni per trovare una decisione e si va avanti a oltranza fino all'individuazione del nome che unisce più di tutti. Daldoss ha ribadito che lui i simboli dei partiti nazionali non li vuole. Si spera però che la notte porti consiglio e che il veto venga ammorbidito.

 

Domani un altro incontro. Daldoss non ci sarà, ha promesso però che qualcosa farà sapere. E quindi tutti sono in attesa di capire se il Polo civico si unirà al fronte spaventato dell'avanzata del leghismo, che a parole anche Daldoss osteggia. Ci sperano un po' tutti, perché l'entrata in campo della componente civica darebbe speranza di vittoria e a quel punto anche il Patt potrebbe accorgersi che da solo, fuori dalla coalzione, non avrebbe spazio di manovra.

 

L'entrata di Daldoss potrebbe mettere pace anche nell'Upt, che due giorni fa si è divisa profondamente. C'è già chi è pronto a passare armi e bagagli con i civici, chi si è arrabbiato per la decisione di rimanere nella coalzione col Pd. La divisione è profonda per davvero, con Fravezzi e Dellai da una parte e dall'altra tutti gli altri. Il partito che fu la Margherita, che si inventò il centrosinistra autonomista, rischia la deflagrazione a causa di Daldoss.

 

Fra i tre nomi in campo è difficile pronosticare chi sarà quello che alla fine sarà candidato presidente. Possiamo però dire che se Daldoss sarà della partita sarà lui che vince sugli altri due. Anche tra il Pd c'è chi è pronto a cedere, sacrificando Tonini e puntando a quel punto a valorizzare Ghezzi, in caso di vittoria, nella futura giunta.

 

Se invece Daldoss fa sapere che non sarà della partita, correrà da solo, e quel che resta delle coalizione potrebbe decidere di puntare su Ghezzi. Fravezzi e Dellai lo preferiscono a Tonini, e nel Pd i ghezziani sono molti. Tonini servirebbe a tenere forse assieme l'Upt, ma sarebbe una scelta poco convincente, fatta solo per tenere assieme i cocci, e la campagna elettorale a quel punto la si farebbe non per vincere ma per partecipare.

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