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Giorgio Tonini, il candidato della mediazione che tiene assieme tutti. E che forse convince anche le Stelle Alpine

A sorpresa esce il suo nome, superando lo stallo che si era creato nel muro contro muro tra Daldoss e Ghezzi. Ex senatore del Pd ed ex presidente della commissione Bilancio di palazzo Madama

Di Donatello Baldo - 07 settembre 2018 - 00:40

TRENTO. L'investitura ufficiale è arrivata alle 20.30 ma già dal tardo pomeriggio si sapeva che dopo tante ore di conclave il 'nuntio vobis' avrebbe annunciato proprio lui, Giorgio Tonini, l'ex senatore del Pd che è stato scelto per rappresentare l'Alleanza - così si chiama la nuova coalizione - alle prossime elezioni provinciali.

 

Ha aspettato la comunicazione ufficiale in una stanza, senza smanie, senza particolari ansie. Il suo nome è frutto di un compromesso, inserito nella rosa come 'riserva', come 'ultima carta', e sapeva benissimo che non aveva tifoserie pronte a sostenerlo. Le tifoserie, che in questi giorni si sono fronteggiate, erano quelle di Carlo Daldoss, di Paolo Ghezzi. Lui si è messo al servizio, gliel'ha chiesto il suo partito e ha detto sì. E' un uomo pacato, moderato nei modi, capace di mediazione e di equilibrio. Non è un caso che alla fine sia uscito lui: la situazione era bloccata e il muro contro muro era totale.

 

La giornata di ieri è stata lunga, come quella prima che si è protratta fino a notte. Alle 11 il ritorno al tavolo, e sul tavolo ancora tutti e tre i nomi: Daldoss e Ghezzi, quelli che sembravano i contendenti veri, e defilato Giorgio Tonini che sembrava quasi messo lì per caso. C'era qualche dubbio sull'ex assessore tecnico, abbandonato dai suoi civici: sembrava che si ritirasse, addirittura che al posto suo avesse indicato Gianni Kessler.

 

Voci infondate, messe in giro forse ad arte. Poi la telefonata all'Upt: "Ci sono, non mollo", e l'Upt che lo fa diventare proprio candidato di bandiera. E la discussione riparte serrata, ma sempre ferma al palo. Chiusi nelle stanze della sede del Pd, divenuta ormai bivacco anche dei cronisti che l'hanno affollata in questi giorni, i delegati delle forze della coalizione hanno discusso del metodo da usare per scegliere il candidato presidente.

 

Si è fatta strada l'ipotesi del metodo della best second: ognuno propone un nome (che vale due punti) e un secondo nome (che ne vale uno). Ora la facciamo breve, ma per arrivare a questa soluzione ci sono state sospensioni, riunioni di area, incontri bilaterali, telefonate impazzite. Parte comunque la consultazione e ciascuno dei presenti cala le proprie carte. Non sarà una votazione decisiva, utile però a capire l'orientamento della maggioranza dei presenti.

 

I quattro delegati ghezziani votano ovviamente Ghezzi come primo nome ma si astengono sulla seconda scelta. I tre dell'Upt votano compatti Carlo Daldoss come primo nome e per secondo Giorgio Tonini. I due socialisti di dividono (forse strategicamente): uno propone Tonini primo e Daldoss secondo e l'altro viceversa. La sorpresa arriva dal Pd: il segretario Giuliano Muzio indica Giorgio Tonini come prima scelta e Paolo Ghezzi in subordine. Alessio Manica e Donata Borgonovo Re il contrario: prima Ghezzi e poi Tonini.

 

Tradotto in punti, a Ghezzi 13 punti, a Tonini 10 e a Carlo Daldoss 9. Il primo dato politico è che l'ex assessore è fuori dai giochi, comunque la si veda. Dal Pd nessun sostegno, impossibile che Daldoss riesca a tornare a galla. Rimangono sul tavolo Ghezzi e Tonini, scelto da molti per secondo ma comunque trasversale. 

 

Tutti, infatti, lo hanno nominato al primo o al secondo posto. Non lo hanno fatto soltanto i ghezziani, ma allo stesso tempo Ghezzi non è stato scelto da tutti, non dall'Upt, non dai socialisti. Dopo tanto ragionare, si è convenuto che la mediazione fosse quella di Tonini. Se anche il voto fosse stato ponderato in base al 'peso' dei partiti, vinceva lui: Pd e Upt sono i più pesanti e nella conta prevale Tonini.

 

Non è stato facile convincere il tavolo a chiudere i giochi e la discussione. Mentre continuava la discussione, i due candidati sono andati al bar per un caffè, perché loro avevano già capito e l'importante era a questo punto l'unità della coalizione.

 

"Io non sono né Rossi né Daldoss - aveva detto Paolo Ghezzi poco prima a tutti i delegati - ho detto che sto all'interno della coalizione qualsiasi sia il nome che verrà scelto. Questo mi costerà in consenso e mi costerà in coesione delle forze che mi sostengono, ma per coerenza...", la coerenza di quel 'Noi vogliamo vincere' al plurale, delle intenzioni unitarie e per l'obiettivo di allargare che ha contraddistinto la sua discesa in campo.

 

Giorgio Tonini, appena nominato, ha osservato che "in queste settime hanno fatto notizie le nostre divisioni". E i ritardi, e le mancate decisioni, questo è indubbio. "Ma questo lavoro comune ha consolidato la nostra alleanza. Usciamo uniti - ha afferma - in grado di affrontare a viso aperto, con lealtà, con serietà e rigore il confronto con i nostri avversari. La prima cosa che faremo - sottolinea - è capire se ci sono gli spazi per il recupero delle forze che con noi possono costruire un governo all'altezza dell'autogoverno della nostra terra".

 

E il riferimento è al Patt, a quel pezzo della vecchia coalizione che se n'è andato e che l'ex senatore, ora candidato presidente, vorrebbe recuperare per battere la Lega. Nei prossimi giorni gli autonomisti dovranno decidere cosa fare: con la candidatura di Tonini è più facile un riavvicinamento. Non è Daldoss, quello che dalle stelle alpine è considerato un 'traditore', e non è nemmeno Paolo Ghezzi, che Panizza reputa troppo di sinistra.

 

Si capirà nei prossimi giorni come saranno definiti i confini della nuova coalizione, se oltre agli Autonomisti ci sarà Daldoss, e nel caso con quali liste. Oggi però ci fermiamo qui, alla notizia di ieri, quella che sembrava inimmaginabile fino a poche ore fa: anche nel centrosinistra hanno deciso il candidato presidente. Ce l'hanno fatta e ora parte ufficialmente la campagna elettorale.

 

 

 

 

 

 

 

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