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Giorgio Tonini è il candidato presidente proposto dal Pd: "Nome che potrebbe unire". Ma l'alleanza con Daldoss è sempre più lontana

La speranza è che la scelta dell'ex senatore possa far cambiare idea anche al Patt. Ma il ritorno degli autonomisti in coalizione è quasi improbabile. Oggi l'assemblea dei democratici che dovranno ratificare la decisione del coordinamento

Di Donatello Baldo - 31 agosto 2018 - 06:01

TRENTO. Habemus papam, ha azzardato qualcuno quando dalla riunione di ieri del coordinamento del Pd è uscito il nome di Giorgio Tonini come candidato presidente, ma il Pd non è la Chiesa universale, anzi. Ora come ora è soltanto una delle forze in campo e semmai habemus episcopum, o al massimo cardinalem.

 

Insomma, uscendo dalla metafora da conclave, il nome di Tonini non rappresenta nulla se non il solo Partito democratico, perché sul tavolo c'è anche il nome di Paolo Ghezzi, che solo due giorni fa ha ricevuto l'investitura da 500 suoi sostenitori. E se si allarga lo sguardo, di candidati pronti alla successione del governatore ce ne sono altri: c'è anche Carlo Daldoss e Ugo Rossi che vorrebbe succedere a se stesso.

 

Il nome dell'ex senatore non è una novità. Del suo profilo, come capace di mediare con le varie anime della coalizione - e oltre, anche con i Civici - si parlava ormai tanti mesi fa, quando l'ipotesi di un'alternativa a Rossi era solo nella teoria. Ora è il solo punto fermo, Rossi non c'è più: chi scegliere al suo posto?

 

I democratici potevano convergere su Ghezzi, ma non l'hanno fatto. Tutti d'accordo, sembrerebbe, hanno deciso di scegliere un nome terzo (secondo, a questo punto), da portare sul tavolo di quel che resta della coalizione, oltre a quello del giornalista. Senza imposizioni, ma come risorsa da mettere a disposizione, fosse mai che Tonini non riuscisse a riportare unità, riavvicinando gli autonomisti e chissà forse anche Daldoss.

 

La speranza è l'ultima a morire e a questo punto si gioca il tutto per tutto. Ghezzi ci starebbe, ha sempre detto che è venuto per unire, non per dividere: anche Tonini andrebbe bene. L'Upt non ha mai messo pregiudiziali. Rimane il Patt, rimangono i Civici capitanati da Daldoss (ma controllati da Valduga e Oss Emer).

 

I primi hanno detto che alle prossime elezioni andranno da soli, che la coalizione non esiste più: gli autonomisti sosterranno Rossi, come estremo atto di fede nei confronti del leader. Ma fino a un certo punto: se fossero i soli a rimanere isolati, e a determinate condizioni, potrebbero tornare in coalizione. Se non fosse più quella di prima, se fosse cioè allargata ai Civici, senza però Daldoss, il traditore.

 

Ma i Civici ci starebbero? E chi lo sa! Carlo Daldoss ha spento il telefono e sembra che non abbia risposto neanche al segretario del Pd Giuliano Muzio. Convincerlo a unirsi in nome del fronte comune contro il centrodestra non sarà facile, anche perché Valduga e Oss Emer spingono sul solito tasto: niente simboli di partiti nazionali, quindi niente Pd. Una richiesta inaccettabile.

 

Nero su bianco è l'Upt che mette in chiaro alcune cose. Nel parlamentino del partito, riunito in contemporanea al coordinamento del Pd, si è deliberato che l'importante è stare tutti assieme, anche con il Patt a cui si chiede uno sforzo nella direzione della coalizione. Ai Civici si chiede invece di smetterla con i pregiudizi nei confronti delle forze della coalizione.

 

Nel parlamentino ha vinto la linea di Fravezzi, e un po' si è consumata una rottura che sarà ricomposta nei prossimi giorni. Unitari, coalizionali, ma senza piegarsi alle intransigenze di Daldoss: "L''unica strada per contrastare la deriva leghista è costituire un'alleanza larga (lista Ghezzi, Upt, Civiche, Pd e altre forze politiche che intendono aderire)", così si legge nel comunicato stampa.

E ancora: "L'Upt non ha mai messo pregiudiziali positive o negative sui nomi dei candidati presidenti e non intende farlo ora", quindi va bene anche Tonini. Ma per quanto riguarda la proposta di candidatura di Carlo Daldoss, "l'Upt la prenderà in considerazione solo se sarà rispettosa dei partiti e coalizionale".

 

Se poi qualcuno non l'avesse capito bene, "ribadisce la necessità di fare sintesi accettando le storie e i simboli dei partiti pur rinnovati, superando le pregiudiziali", e "lancia un appello responsabile al Patt per raccogliere tutte le energie disponibili".

 

Il tempo è poco, la strada è stretta. Per oggi, a suggello della decisione del coordinamento del Pd, tenuto in considerazione l'esito del parlamentino dell'Upt, si riunisce l'Assemblea provinciale dei democratici: verrà confermata la linea del coordinamento, a meno che non succeda qualcosa nel pomeriggio, quando il segretario Giuliano Muzio inizierà a sondare le forze politiche su un'eventuale convergenza sul nome di Tonini.

 

Se gli interlocutori non fossero d'accordo sulla proposta si aprirebbe di nuovo la questione: Che fare? Da soli con Tonini o a questo punto tutti assieme su Paolo Ghezzi? Le posizioni sono divergenti in assemblea: c'è che la mette sull'orgoglio e vuole un nome del Pd, c'è chi invece crede fino in fondo nel rinnovamento, nella novità rappresentata dai 500 riuniti al Muse.

 

La partita, - ed è qusi impossibile da credere al primo di settembre - è ancora aperta. Il Pd butta lì un nome a 50 giorni dalla data delle elezioni, nella speranza di ribaltare tutto e mettere assieme una coalizione che almeno possa competere con il centrodestra. Se va male è l'ennesimo rinvio della decisione, niente di nuovo insomma: fino ad ora il Pd è stato questo, il partito dell'attesa. Anche con Tonini, infatti, sarà la stessa cosa: si attende la reazione. Ma la reazione - quella vera, politica - sarà votata il 21 ottobre dagli elettori del Trentino.

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