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Alla fine il Patt va al tavolo della coalizione. E c'è chi pensa che la minaccia di correre da soli sia soltanto un bluff

Al posto di Panizza il vece Simone Marchiori che ribadisce il no a qualunque altro nome che non sia Rossi: "Ma la coalizione vogliamo tenerla unita".  Nessuna decisione: lunedì assemblea Pd e parlamentino Upt

Di Donatello Baldo - 28 luglio 2018 - 00:14

TRENTO. "Rossi, solo Rossi, nient'altro che Rossi", a tal punto da annunciare che al tavolo della coalizione loro non ci sarebbero neppure andati. Quelli del Patt l'avevano messa giù dura, poi i toni si sono ammorbiditi e hanno deciso di partecipare. Ma il segretario Franco Panizza non si è visto, ha mandato il suo vice Simone Marchiori.

 

Politicamente la cosa è rilevante: è un segnale di partecipazione a metà. Non è una 'strappo' ma uno 'stiramento'. Non una 'frattura' ma una 'slogatura". Insomma il Patt non se n'è andato, non ha abbandonato nessun tavolo, e questo ha fatto ridere qualcuno sotto i baffi.

 

"Ma dove vuoi che vadano", ha commentato qualcuno: "Questo è un bluff, soltanto un bluff". Nel senso che la minaccia di correre da soli che Ugo Rossi ha lanciato nei giorni scorsi serviva solo per spaventare gli alleati. "Non lasciano la coalizione, a meno che non intendano suicidarsi".

 

Il ragionamento che qualcuno butta lì è questo: le Stelle Alpine se escono dalla coalizione riescono a racimolare una percentuale ad una sola cifra, ma se anche arrivassero al 10% porterebbero in Consiglio al massimo due persone. Senza il premio di maggioranza questi sono i numeri.

 

Il primo degli eletti sarebbe il candidato presidente, Ugo Rossi. Il secondo Franco Panizza, che ha già detto che vuole ricandidarsi alla carica di consigliere, dopo il mancato seggio a Roma alle scorse elezioni politiche. "E agli altri consiglieri uscenti questo andrebbe bene?", si chiedono quelli che credono sia tutto un bluff.

 

Per questi, sarebbero gli stessi consiglieri delle Stelle Alpine a opporsi alla corsa in solitaria: su tutti Michele Dallapiccola, ma anche Walter Viola, Lorenzo Ossanna, quelli che sperano in un altro giro, in altri cinque anni in Consiglio provinciale. 

 

"Per loro sarebbe un harakiri - spiegano quelli che hanno annusato il bluff - perché si salverebbe solo Rossi, forse Panizza, andando comunque in minoranza e mandando tutto il Patt in una posizione marginale. Dopo anni di strada per portare le Stelle Alpine al governo, fuori dalla testimonianza, mandano tutto all'aria?". 

 

Ma si opporrebbero anche i consiglieri comunali, quelli che sperano di fare il salto in qualche giunta, o gli assessori autonomisti che sperano di fare i sindaci. E questi che immaginano cursus honorum brillanti hanno bisogno del Pd e dell'Upt. Altro che 'andiamo da soli'.  

 

Questi i ragionamenti che giravano anche ieri, che erano da sfondo alla riunione del tavolo della coalizione, trasformatosi in un giro di poker in cui si cercava di intuire qualche gesto che tradisse la strategia dell'alleato-avversario. Nessuno poteva chiedere a questo punto di vedere le carte: tutti le tenevano ben coperte. 

 

Ma qualcuno sembra abbia fatto capire qualcosa che non voleva trapelasse. Il giovane vicesegretario del Patt è stato abilmente interrogato da Fravezzi dell'Upt. Gli ha chiesto se risponde al vero che 'o Rossi o morte'. Lui ha detto che sì, però che loro alla coalizione ci tengono tanto.

 

Poi ha chiesto: "Se si trovasse una procedura che permettesse di individuare un nome terzo?" E Marchori ha risposto: "Se fosse Carlo Daldoss che cambiamento sarebbe?". Ma nessuno aveva parlato di Daldoss, quindi ora si sa cosa pensa il Patt dell'assessore esterno.

 

Ma cosa si è deciso ieri alla riunione della coalizione? Nulla, ancora nulla. Tutto rimandato a lunedì, quando il Pd farà la sua assemblea e l'Upt convocherà il suo parlamentino. I democratici non avrebbero potuto decidere in ogni caso: il mandato al segretario Muzio era soltanto quello di capire se ci fosse stata la convergenza su un nome tra tutti gli alleati.

 

Nome che non c'è. L'Upt non dice ancora da che parte sta, se con Ghezzi, con Rossi o qualcun altro. Ciascuno aspetta la mossa che fa l'altro. Pd e Upt che si rimbalzano le responsabilità sulla decisione. Decisione che a breve deve però essere presa, anche senza il Patt. Bluff oppure no

 

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