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Fallito l'ultimo tentativo per recuperare il Patt con la proposta di un nome nuovo. Tonini era pronto a un passo indietro se lo faceva Rossi

Una trattativa fuori tempo massimo ha provato a giocare l'ultima carta. Proposta a Rossi la convergenza sul nome di un altro candidato presidente. Tentativo andato a vuoto. Ieri l'Upt si è rassegnata e ha ratificato il nome dell'ex senatore alla guida della coalizione

Di Donatello Baldo - 11 settembre 2018 - 19:24

TRENTO. Per una manciata di voti, per il rotto della cuffia, l'Upt ha ratificato l'indicazione alla presidenza di Giorgio Tonini decisa nei giorni scorsi dal tavolo dell'Alleanza popolare e democratica per il Trentino. Un passaggio che non è andato via liscio come l'olio, tutt'altro: i malpancisti, quelli che avrebbero voluto Daldoss, quelli che 'Tonini è troppo di sinistra e i civici non dovevamo farceli scappare', hanno provato fino in fondo a remare contro.

 

Un tentativo che non sarebbe giusto leggere come puramente 'sfascista'. Una parte dell'Upt ha cercato di bloccare nuovamente la situazione, rimettendo tutto in discussione per  provare l'estremo, ultimo tentativo di recuperare quello che resta del mondo civico e magari pure il Patt. Sarebbe stato però un salto nel buio: l'ennesima probabilissima scornata avrebbe umiliato e indebolito ancora di più la coalizione.

 

Tentativi in tal senso, nel recupero del recuperabile, ne sono stati fatti anche nelle ultime ore. Lo stesso Tonini avrebbe chiesto a Rossi di riconsiderare la sua posizione e tornare a valutare di stare tutti assieme contro quella Lega che a parole dicono sia il pericolo più grande per l'Autonomia. 

 

Tonini avrebbe detto a Rossi: "Senti, tu la smetti di rivendicare la presidenza e contemporaneamente faccio anch'io un passo indietro. Così si riparte alla pari e si trova un candidato terzo dell'area di centro che possa andare bene a voi delle Stelle Alpine e possa essere attrattivo pure per qualche sindaco del mondo civico".

 

Rossi però avrebbe declinato dicendo e spiegando che non se ne parla nemmeno, che il candidato presidente è lui. Punto. A quel punto Tonini, sapendo quale fosse la situazione all'interno dell'Upt, anche per far conoscere a loro stessi la forza di quel no di Rossi, per convincerli che alternative non ce ne sono più, ha chiesto che fosse proprio il partito di Dellai, Fravezzi e Passamani a farsi carico dell'iniziativa politica. 

 

"Chiedetelo anche voi a Rossi, fategliela voi questa proposta". Ed è per questo che ieri, nel corso della giornata, qualcuno era speranzoso che una soluzione si sarebbe forse trovata. Gli ambasciatori avrebbero contattato il governatore, avrebbero messo sul piatto il passo a lato di Tonini, chiedendo però che anche lui rinunciasse alle pretese. La risposta è stata una pernacchia: "No, no e poi ancora no". 

 

Il tentativo del passo di lato, insomma, non è stata una proposta di resa, ma quasi di rilancio. Caduto nel vuoto, questo sì, "ma almeno è chiaro che ce l'abbiamo messa tutta per ricucire politicamente, per creare un fronte largo, per provare fino all'ultimo a recuperare il Patt", affermano i 'pontieri' che si sono mossi nelle ultime ore. 

 

Adesso, volente o nolente, c'è Giorgio Tonini. Anche l'Upt se ne deve fare una ragione. Paradossalmente, con responsabilità, la parte di sinistra della coalizione, quella di Ghezzi, ha coerentemente accettato il candidato che doveva accontentare il centro. E' proprio il centro accontentato, ovvero l'Upt, che si lamenta più di tutti

 

Oggi doveva esserci una riunione della coalizione per definire le questioni organizzative. E' stata aggiornata a giovedì. Lo slittamento ha messo in fibrillazione un'altra volta gli 'estremisti di centro' che immaginavano la riapertura di chissà quale nuova trattativa. E invece sembra che il rinvio di qualche giorno sia puramente casuale. Rossi ha detto no, Daldoss è politicamente morto. Questo c'è, e le elezioni sono tra poco più di un mese.

 

 

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