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E' finito il tira e molla, Daldoss ha detto proprio no. E quel che resta del centrosinistra oggi decide chi sarà il suo leader

Fine delle trattative, che per l'ex assessore tecnico non sono nemmeno mai cominciate. Fine delle speranze di ricompattare il fronte anti-Lega. Oggi il conclave di quel che resta del controsinistra, senza più il Patt, senza Daldoss con l'Upt divisa e il Pd ferito. Favorito Paolo Ghezzi che tra ieri e oggi ha preso in mano la situazione

Di Donatello Baldo - 03 settembre 2018 - 06:01

TRENTO. Dunque dove eravamo rimasti? All'ennesima puntata dei mille rinvii del centrosinistra, quella in cui Pd e Upt, con Ghezzi e Tonini entrambi candidati alla presidenza, erano seduti attorno a un tavolo, in attesa che Carlo Daldoss arrivasse, bussasse e dopo aver salutato gentilmente si sedesse lì con loro per siglare il patto di una nuova coalizione, con la speranza di recuperare anche gli autonomisti. Sarebbe stato il non plus ultra.

 

Questo succedeva venerdì, poi la doccia fredda: Daldoss a quel tavolo non si presenta e dice a tutti, con un comunicato, che quelli si erano illusi, che a quel tavolo non si sarebbe mai seduto. Un comunicato in cui in sostanza diceva: siete il vecchio del vecchio, di voi salvo solo Paolo Ghezzi ma vade retro Upt e soprattutto Pd.

 

Ma nonostante tutto questo l'ultimo tentativo, e siamo a sabato. Ghezzi inviato come ambasciatore per chiedere: "Carlo, è l’ultimo tentativo: ci stai o non ci stai? Da soli non si vince, serve a tutti andare assieme". E l'ambasciata è stata mandata per messaggio la mattina dopo, ed è domenica, e quindi ieri la risposta. Prima anticipata al telefono al candidato-giornalista e poi diffusa con un comunicato stampa. Chiarissimo, talmente chiaro che a questo punto è lo stesso Paolo Ghezzi che comunica il fallimento della sua missione.

 

"Ho parlato poco fa con Daldoss e ho preso atto della sua posizione ribadita: considerare come unico interlocutore, per un eventuale allargamento della coalizione anti-destra leghista, la nostra FUTURA2018 in quanto sola espressione di novità del panorama politico provinciale". Una considerazione che lusinga Ghezzi e i suoi ghezziani ma che non basta: "Conseguentemente Daldoss non prende in considerazione la volontà di continuare una trattativa politica con le altre forze del centrosinistra, in particolare Partito democratico del Trentino e Unione per il Trentino".

 

Quindi? "Pertanto ritengo e riteniamo non più percorribile un accordo politico con l'area dei Civici che prescinda dagli altri partiti di quella che vorremmo rilanciare come ALLEANZA DEMOCRATICA PER L’AUTONOMIA. Le riteniamo infatti tutte indispensabili per il successo elettorale di un progetto di rinnovamento del centrosinistra trentino".

 

Ora l'hanno capito tutti, anche il Pd e anche l'Upt: non c'è più margine per la trattativa. Ghezzi ci ha provato, prendendo in mano una situazione che era impazzita, che aveva rimbambito tutti, rimasti in attesa fuori tempo massimo dei capricci di quei civici che hanno mandato segnali sibillini, che hanno giocato su più tavoli, che hanno fatto annusare la possibilità di stare assieme per poi fare marcia indietro. Che hanno bluffato.

E' Paolo Ghezzi che ora detta l'agenda: "Proponiamo che il confronto con tali forze prosegua già domattina, con l’intenzione di arrivare a un esito positivo e all’individuazione del candidato presidente entro domani stesso, 3 settembre 2018". E così nella mattinata di questo 3 settembre, si trovano tutti quelli che sono rimasti per decidere il candidato presidente, scornati e con la coda tra le gambe per essere arrivati fino a questo punto con niente in mano.

 

Senza Daldoss, che andrà da solo, per guadagnare qualche voto utile alla rielezione di se stesso e forse di qualcun altro della sua nuova coalizione. Senza il Patt, perché Rossi al grido di 'Muoia Sansone e tutti i filistei' ha fatto crollare tutto per orgoglio. O lui o morte, quella del centrosinistra autonomista. Quelli che restano sono fragili: l'Upt è divisa, dilaniata, e non si sa se regge il colpo. Il Pd è svuotato: il maggior partito della coalizione non ha saputo mettersi alla guida, incapace di leadership, incapace di mettersi d'accordo.

 

Rimane Paolo Ghezzi, che sembra ora il più lucido. Si è mosso tra ieri e oggi come il vero leader, come il candidato presidente di quel che resta. Giorgio Tonini, indicato dal Pd quasi per formalità nell'ultima assemblea, potrebbe essere utile soltanto per fare da cerotto all'emorragia dell'Upt. Per dare speranza sono ora in molti che guardano a quello che si è presentato come 'fanta-candidato', Paolo Ghezzi.

 

Serve una nuova narrazione, serve davvero ricominciare daccapo, partire da zero. E le vendette e le accuse e la caccia al colpevole che ha portato a questa situazione? Meglio aspettare dopo il 21 ottobre per la resa dei conti. 

 

Verrebbe da dire che ora c'è da pensare a vincere. Più realisticamente è meglio suggerire che ora c'è da pensare a come perdere bene.

 

 

 

 

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