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Carlo Daldoss dà l'addio alla politica: ''E' andata come è andata ma rifarei tutto''

Era in corsa per la leadership ma hanno scelto Giorgio Tonini: "Hanno voluto rafforzare la componente di sinistra quando io volevo che fosse rafforzato il centro". La scelta di sedersi al tavolo? "Ho avvertito Valduga ma ho deciso io da leader perché della pura testimonianza non me ne importava"

Di Donatello Baldo - 07 settembre 2018 - 19:42

TRENTO. Aveva addirittura un comitato elettorale, un locale uso-ufficio in via Brennero con attaccati alle pareti i poster di Trentino Marketing con le vette e le vallate del nostro territorio, in attesa dei 'faccioni' con scritto VOTA DALDOSS. Ci credeva veramente fino a ieri. Poi è andato storto e il papa dal conclave è uscito cardinale. Ma la notizia è quella che si spreta proprio.

 

Perché Daldoss ha deciso di dire addio alla politica: non sarà nemmeno candidato, non ci sarà nessuna lista con il suo nome e non contribuirà all'Alleanza democratica e popolare (e pure civica se ci fosse stato) per l'Autonomia che fino a qualche ora prima di chiudere sul nome di Giorgio Tonini aveva valutato seriamente di indicarlo come leader.

 

"Se avessi guardato soltanto ai miei interessi personali - spiega Daldoss - avrei fatto il candidato presidente del Polo civico e se proprio fosse andata male un seggio l'avrei preso e avrei passato comunque i prossimi cinque anni in Consiglio provinciale". Dice questo per spiegare gli eventi che hanno fatto precipitare tutto nel corso dell'ultima settimana.

 

"Il mio obiettivo - spiega - non era la pura testimonianza ma la volontà di avere un voto in più del mio avversario. Ma non solo per la mia candidatura in sé ma per poter far vincere le elezioni a un raggruppamento che credo ancora oggi che in qualche modo debba avere una rappresentanza. Perché quella del Polo civico è un'idea in cui ancora credo, quella di un partito di maggioranza relativa che rappresenti tutti i trentini". 

 

Da qui la 'fuga in avanti' non autorizzata dai vertici dei civici. L'idea di sedersi al tavolo del centrosinistra è stata sua. "Qualcuno la condivideva, altri come Oss Emer si sono sempre espressi in modo contrario. Ma io ho voluto fare il leader e ho agito di conseguenza, andando verso l'unico polo disponibile, quello di centrosinistra".

 

A Valduga aveva fatto una telefonata per informarlo, "ma era il momento di assumersi in prima persona le responsabilità". Forse però Daldoss non aveva calcolato che il solo gesto di avvicinarsi a quel tavolo, soltanto entrare nella sede del Pd, tanto in odio a ceri civici, gli ha creato il deserto attorno. Oss Emer e lo stesso Valduga hanno lo hanno subito disconosciuto, lo hanno rinnegato.

 

Si è trovato senza più i civici, generale senza esercito. "E' andata come è andata - dice lui - ma le reazioni di Valduga e Oss Emer sono state spropositate: questi non volevano vincere le elezioni ma fare testimonianza".

 

"In questo mondo senza ideologie, decantato anche dai civici, lo stesso civismo si trasforma in ideologia. Ma la politica è fatta di relazioni e compromessi, non ci può essere integralismo". Ripete ancora che "è andata come è andata", ma ammette che più d'uno gli ha detto che per quei 10 minuti ha rovinato la sua vita politica

 

Quei dieci minuti sono quelli trascorsi seduti al tavolo del centrosinistra. "Rifarei tutto, l'obiettivo era alto". Ma a quel tavolo ha trovato rassegnazione: "Erano convinti di perdere le elezioni per cui tutti portavano la propria bandiera mentre io facevo un grande sforzo che mi costava tanto". 

 

La scelta di Tonini candidato presidente è per lui sbagliata: "Hanno rafforzato l'area di centro che era già rappresentata da Futura di Paolo Ghezzi. Io proponevo di rafforzare il centro, per strappare alla Lega il consenso. Adesso - dice - si spartiranno gli undici consiglieri di minoranza del Consiglio provinciale. Alla fine, sicuri di perdere, volevano questo". 

 

"La mia esperienza si chiude qui - dice dispiaciuto ma comunque propositivo - e tornerò a fare quello che ho sempre fatto, il mio lavoro, che mi ha sempre riservato molte soddisfazioni". Ha deciso che in nessun modo sarà della partita. "Per dire - confida Daldoss - non ho nemmeno ricevuto una telefonata da Giorgio Tonini, e questo la dice lunga".

 

Fine della storia. L'ex assessore chiamato in giunta da Ugo Rossi, che dalla giunta si è dimesso per sfidarlo alla guida della Provincia quando Rossi era ancora il candidato in pectore del centrosinistra autonomista, che è diventato leader del Polo civico che a causa sua si è poi disintegrato, che ha corso fino a ieri per diventare candidato presidente pur senza sedersi al tavolo e senza liste, saluta la politica.

 

E a quanto pare la politica ricambia: quello che segue è un post pubblicato sula pagina degli Autonomisti popolari di Kaswalder

 

Il cuculo, come è noto, è un uccello che depone le proprie uova nel nido di altri uccelli e, quando il piccolo nasce, spinge fuori le uova che trova, facendo morire il resto della nidiata.
Nel leggere le dichiarazioni di Valduga ed Oss Emer di stamani, ricordando quanto accaduto a Rossi ed al suo Pat(t) non abbiamo potuto non andare al triste di Vermiglio
Anch’egli, come il cuculo, ha fatto covare l’uovo della sua ambizione dall’uscente Giunta Provinciale (per 58 mesi su 60). Lo ha fatto mantenendosi sempre in posizione defilata - era un tecnico, che diamine - mai assumendo posizione anche nei momenti di maggiore fibrillazione.

Ed ha goduto di questa comfort-zone per quasi cinque anni; ne ha goduto fino allo schiudersi dell’uovo dell’ambizione assessorile ormai già svezzato per deporre il nuovo uovo dell’ambizione presidenziale. E così, dopo aver scacciato e, politicamente, ucciso Rossi, ha rapidamente deposto il nuovo prodotto nel nido dei Civici.

Qui, con gran velocità, è nato l’uccellino della sua candidatura a Presidente che, come da copione, scaccia dal nido i Civici per accomodarsi in quello assai più grande di PD e Futura.
Con questi precedenti, fossimo rappresentanti o militanti di questi partiti, attueremmo tutti gli scongiuri possibili: perché la strada è segnata....

In natura, il cuculo non ha minacce particolari che ne mettano a repentaglio la sopravvivenza: in politica si, e si chiamano Autonomisti Popolari.

 

 

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