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Carlo Daldoss candidato presidente del Polo Civico Territoriale. Va da Rossi e si dimette. Centrosinistra nel caos

L'assessore tecnico diventa politico e rassegna le deleghe per correre alle elezioni. Ha deciso di scendere in campo con i Civici di Valduga e Oss Emer. "Aperti a chiunque voglia condividere il nostro progetto"

Di Donatello Baldo - 14 agosto 2018 - 19:15

TRENTO. Di rilevante Carlo Daldoss ha detto poco e niente. Autonomia, territori, persone al centro, i punti di un programma passe-partout buono per tutti i partiti trentini. Ma Daldoss, dicendo poco e niente, è riuscito comunque a sconquassare le acque stagnanti di un centrosinistra avvitato sul Rossi sì-Rossi no.

 

La sua discesa in campo è stata annunciata nella conferenza a Maso Franch, alla sua destra il sindaco Valduga e alla sua sinistra il sindaco Oss Emer, padrini del candidato presidente del nuovo Polo civico territoriale. L'ufficialità del passaggio da 'tecnico' a 'politico' è avvenuta nel pomeriggio, con le dimissioni da assessore della Giunta Rossi.

 

Il governatore le ha accettate, riassegnando le sue deleghe: "Il presidente esprime, anche a nome della Giunta, un ringraziamento a Carlo Daldoss per il servizio prestato a favore della comunità, in piena coerenza e condivisione delle linee programmatiche del governo di centrosinistra autonomista in carica".

 

Una cortesia istituzionale di prammatica, perché quello più ferito dalla scelta di Daldoss di correre con i Civici è proprio Rossi, che Daldoss l'ha voluto in giunta, che l'ha voluto come assessore tecnico, che l'ha convinto pure a passare con il Patt.

 

Il passo che oggi è stato fatto dall'oramai ex assessore della Giunta Rossi ha creato un movimento tellurico che sta facendo oscillare tutto il centrosinistra. La sua candidatura si è imposta, c'è, inutile ignorare i fatti. Un nome, il suo, che piace anche ad alcuni dentro il Pd, che spacca a metà l'Upt, che potrebbe azzoppare definitivamente Rossi, le cui speranze di riconferma sono ora al lumicino.

 

La scossa è stata talmente forte che è riuscita a raggiungere anche la componente dei 'ghezziani', incerti al loro interno sul da farsi. Con Daldoss potrebbero esserci prospettive? Qualcuno vorrebbe sondare il terreno, capire se ci sono spazi di manovra. 

 

Perché il tempo delle manovre inizia adesso: la candidatura di Daldoss, lo dicevamo, ha smosso le acque stagnanti del centrosinistra, incapace di arrivare a una soluzione. Al 15 di agosto, con le elezioni fissate per ottobre, ogni occasione è buona per trovare una convergenza. E Daldoss è l'occasione.

 

Ma i Civici non erano quelli che dicevano che con i partiti non si fa nessun accordo? E non era Daldoss quello che diceva che mai con questo centrosinistra? Ieri, acqua passata: perché oggi - seppur con lessico democristiano - è stata detta un'altra cosa: "Apertura a chiunque voglia riconoscersi nel nostro progetto".

 

Non si chiede più esplicitamente l'abiura di simboli e di appartenenze, non più la rinuncia alla propria storia ai partiti che volessero aderire. Il Polo civico territoriale vuole diventare il raggruppamento di maggioranza relativa: "Non dico come l'Svp - dice Daldoss -  ma qualcosa che vada oltre le ideologie, che unisca sulla base dell'appartenenza territoriale". 

 

Tutti benvenuti? Destra e sinistra non c'è nessuna differenza? Anche Daldoss, come Valduga e Oss Emer, condivide il mantra del superamento delle 'categorie del passato', ma si dichiara come antitetico alla Lega e alla coalizione capitanata da Fugatti

 

Il confine è quello, poi si potrebbe anche costruire un grande fronte, anche se non c'è stata nessuna chiamata alle armi contro populismi e nazionalismi. La differenza con la Lega non è tanto sui contenuti, sulle idee, sulle tesi che sta portando avanti sui migranti, per esempio. No, il problema è il centralismo del governo di Salvini e di Di Maio

 

Certo, il Trentino ha valori di solidarietà imprescindibili, spiega Daldoss, ma sull'accoglienza, sul diverso modo di pensare alla solidarietà, sul clima di odio e di divisione che sta attraversando lo Stivale, nemmeno un accenno. La politica, insomma, rimane sullo sfondo.

 

La celebrazione è alle virtù dei sindaci, della dimensione comunale come 'nuce' dell'autonomia. L' (ex) assessore cita Degasperi e Don Sturzo e dice che alla fine "la differenza la faranno i trentini", quelli che si augura vorranno premiare il Polo civico territoriale che oggi è nato a Maso Franch.

 

Il fragore della discesa in campo di Carlo Daldoss alla guida del Polo civico territoriale è stata tanto forte che ha silenziato il tanto atteso confronto di Rossi con centrosinistra autonomista. Mentre era in corso, le delegazioni sedute al tavolo mandavano messaggini per sapere cosa stesse succedendo dai giornalisti presenti alla conferenza stampa

 

"Pone veti?", chiedevano. "Dice no alla coalizione? E ai singoli partiti?". Mentre ascoltavano Rossi, qualcuno già correva con il pensiero avanti, alla ricerca di possibili altre strade. Ora è difficile capire quali strade potranno essere imboccate dai partiti del centrosinistra. Il polverone sollevato dalla mossa di Daldoss è nebbia fitta, difficile scorgere qualcosa di definito, e definitivo.

 

Il partito più 'fragile' alle sollecitazioni di Daldoss è l'Upt. L'elettorato è quasi lo stesso a cui si fa riferimento e dentro quella che fu la Margherita, bazzicata anche dal nuovo candidato presidente, sono in molti a spingere per una convergenza. La linea del 'putost che Rossi meio putost' potrebbe prevalere.

 

Il partito più colpito è invece il Patt. Daldoss è l'Iscariota, quello che ha tradito, quello che aveva la fiducia del governatore e alla fine se n'è andato via. Rossi potrebbe convincere il Pd che questo è un attacco all'intera coalizione e chiedere a maggior ragione un sostegno 'difensivo'. Ma è difficile, perché senza l'Upt, il Pd non sceglie Rossi. 

 

Il Pd è spiazzato. Tutta la sua tattica di non voler scegliere e di aspettare fino all'ultimo non ha prodotto nulla. Anzi, ha prodotto Ghezzi e ora anche Daldoss. Nell'assemblea, che il giorno dopo Ferragosto è convocata per esprimersi sul "Che Fare?", ci sarà chi proporrà di guardare ai Civici, a Daldoss. 

 

Non c'è soltanto Rossi, e non è più nemmeno il 'Rossi-o-Ghezzi' a dividere i democratici. Ora c'è Daldoss, e come dicevamo prima non si può ignorare quello che è successo. Non lo faranno nemmeno Ghezzi e i suoi sostenitori: anche da quelle parti dovranno capire dove andare perché è difficile che adesso si converga sul nome del giornalista. 

 

Nel mezzo dell'agosto, a poche settimane dalle elezioni provinciali, tutto è ancora in ballo. Basta un attimo e la coalizione di centrosinistra potrebbe scomparire definitivamente. A quel punto il 'liberi tutti' sarebbe conseguenza logica.

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