Provinciali, da Franco Panizza a Lorenzo Dellai, da Casa Autonomia al Pd: l'ex presidente Ugo Rossi non le manda a dire, ecco la sua analisi
Il nodo Fugatti-Gerosa nel centrodestra, la svolta del Patt, il centrosinistra tra il Pd, il Movimento 5 stelle e l'eventuale candidatura a presidente di Valduga. L'intervista all'ex governatore Ugo Rossi

TRENTO. La decisione di non candidarsi è stata presa da tempo e, nell'anno delle elezioni provinciali, l'ex governatore Ugo Rossi fa le carte tra un centrosinistra chiamato a serrare le fila e indicare un leader e un centrodestra che ha trovato la convergenza con il Patt ma deve sciogliere il nodo Fugatti-Gerosa alla guida della coalizione.
Un nuovo segretario per il Partito Democratico, Alessandro Dal Ri, e Campobase che è sceso ufficialmente in campo con l'assemblea costituente. Ora, però, il centrosinistra deve correre, arriva il tempo delle scelte. E l'unica figura, per ora, sul tavolo è quella di Francesco Valduga, sindaco di Rovereto.
"A oggi è l'unico nome - dice Rossi - da cittadino mi sentirei tutelato sotto il profilo dell'autonomia perché è un amministratore, ha un disegno e ha una visione di futuro. Certo, Valduga è impegnato da anni e in questo momento di cambiamento, di richiesta di novità da parte dell'elettorato, questo può essere un punto di criticità ma dall'altra parte c'è Fugatti, che fa politica da ben prima del sindaco. Anzi, direi che il leghista fa il politico di professione".
Il Patt ha, finalmente, sciolto le riserve; una svolta a destra che era nell'aria da mesi e che è stata sancita nell'accordo con la Lega. "Si è intuita questa direzione già nel 2019 e ho preferito lasciare proprio perché è venuta a mancare la condivisione di una linea. Mi spiace che le Stelle Alpine abbiano imboccato questa strada: una subalternità, anche culturale, con sovranisti e populisti, sarà difficile per loro dettare la linea. E servono rappresentanti, ricordo che Franco Panizza era stato eletto in parlamento con i voti anche del Pd e in Provincia, oltre al sottoscritto come presidente, c'erano assessori e una nutrita pattuglia di consiglieri provinciali. Oggi non c'è quasi nulla e hanno sconfessato la linea emersa all'ultimo congresso".
C'è stato un momento in occasione delle comunali, poi questa fase è sfumata fino alla decisione degli scorsi giorni. "Questa deriva - aggiunge l'ex presidente - è stata solo rallentata dal patto con Ianeselli per Trento di cui sono stato promotore e sostenitore per ricomporre la coalizione di centrosinistra, poi tutto si è fermato. Gli autonomisti avevano già questa idea e il Pd non è riuscito a investire con forza per riallacciare definitivamente con il partito".
Le ferite di cinque anni fa non si sono ricucite. "Un errore di una parte importante del Partito Democratico e di Lorenzo Dellai: c'è stata la mia messa in discussione di leader, senza però un'alternativa. Tramontata l'ipotesi Ghezzi, c'è stata quella di Daldoss che è evaporata in poche ore, fino a indicare Tonini. Le responsabilità della dissoluzione del centrosinistra sono chiare e non c'è stata la volontà di superare alcune divisioni".
La corsa solitaria del Patt, il riavvicinamento e adesso i percorsi che si sono separati per mettere la freccia e per svoltare a destra. "Agli autonomisti non piace fare opposizione ma si deve rispettare il mandato consegnato dagli elettori. A ogni modo si avvertono i malumori e la crisi di coscienza di molti tesserati. Molti gli esponenti, di spicco, persi per strada. Auguro di fare un buon risultato quest'autunno ma non è sufficiente giustificarsi che gli accordi sono programmatici, fermo restando che poi i patti devono essere rispettati: voglio vedere, per esempio, la decisione della Lega sull'uscita a Rovereto della Valdastico, ipotesi che vede la contrarietà delle Stelle Alpine".
Il centrodestra è in ballo sul candidato presidente. Tutti sostengono Fugatti, escluso Fratelli d'Italia che vuole puntare su Gerosa. Un distinguo pesante allo stato attuale, il peso dei voti sembra a favore del partito di Giorgia Meloni.
"Credo che poi la decisione ricadrà su Fugatti, la scelta più naturale. Il centrodestra ha la capacità di passare sopra le divisioni, anche profonde, dei contenuti. Magari un'attitudine non rispettosa dell'elettorato ma riescono a serrare i ranghi. Ci saranno equilibri diversi e Fratelli d'Italia alla fine rivendicherà qualche posizione in più".
Divisioni che il centrosinistra fatica a superare internamente e che non riesce a "sfruttare" quando le crepe sono in casa di altri. "E' difficile approfittare delle contraddizioni di altre forze politiche se l'assetto non è definito". E poi c'è la partita del candidato presidente. "Nel centrosinistra c'è questa metodologia per cui il leader conta fino a un certo punto, ma una guida deve essere autorevole e salda: l'incisività di un'azione politica è anche nella leadership che fa sintesi delle sfumature dei partiti e si assume le responsabilità. Invece c'è l'eterna lotta per indicare una guida e il giorno dopo iniziare a erodere il consenso intorno a questa figura: per primo ho vissuto questa dinamica".
C'è anche un programma da delineare e, spesso, le posizioni sui temi appaiono divergenti: il termovalorizzatore per esempio. "E' lecito e legittimo avere delle riserve sui singoli punti - evidenzia Rossi - ma bisogna avere poi la capacità di compiere un passo indietro a beneficio della coalizione, se non c'è la maggioranza relativa a sostenere delle alternative. Poi deve esserci l'impronta del candidato presidente, altrimenti non si va da nessuna parte. Bene valorizzare le sensibilità diverse, però i distinguo non possono diventare un refrain costante, come ho subito con Sara Ferrari, Alessandro Olivi o con altri".
A proposito di centrosinistra, il Movimento 5 stelle ha teso la mano a Pd e alleati. "Rispetto Alex Marini - spiega Rossi - ma qui sarei prudente perché dipende dall'atteggiamento dei pentastellati, anche a livello nazionale. Nel 2018 erano più radicali di oggi e soffiavano sull'antipolitica. Va ricordata quella stagione in cui hanno governato con Salvini. Se però la vocazione diventa più civica, si può fare qualche ragionamento".
Comunque il fermento non manca, ecco Campobase e Casa Autonomia. "Anche Futura è cresciuta molto e Paolo Zanella è un ottimo rappresentante. Personalmente però ritengono che Paola Demagri e Michele Dallapiccola siano un esempio da seguire per il centrosinistra: sono l'unica realtà in mezzo ai cittadini con costanza e con convinzione. Tante serate in cui affrontano temi, si misurano con la popolazione, si prendono i rischi dell'impopolarità ma esplorano e affrontano con coraggio gli argomenti. Questo atteggiamento dovrebbe essere portato avanti anche dalle altre forze politiche".
Il centrodestra appare avanti per una riconferma in piazza Dante. "La partita è aperta, anche se la strada è lunga. Il centrosinistra deve accelerare nel costruire un'alternativa a questo governo provinciale, arriva il tempo di mettere a terra con efficacia idee e visioni", conclude Rossi.













