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Bruno Dorigatti non si ricandida, ''per coerenza con la mia storia e le mie idee''. E accusa: "Il Pd è ormai rassegnato a ruolo di subalternità''

Dopo due legislature e sette anni e mezzo alla guida del Consiglio Provinciale scrive al partito per annunciare la sua non disponibilità a far parte della lista dei democratici: "Ho cercato in tutti i modi di tenere larghi i confini della coalizione"

Pubblicato il - 03 settembre 2018 - 16:36

TRENTO. Bruno Dorigatti non si ricandida. Ha deciso così dopo una riflessione, fatta sicuramente alla luce degli ultimi eventi, quelli che hanno messo fine al Rossi bis, quelli che hanno messo fuori il Patt dalla coalizione e - forse - anche quelli che ora spingono per la candidatura di Paolo Ghezzi presidente.

 

 

Ha combattuto fino all'ultimo per tenere assieme il centrosinistra autonomista, per tenere Rossi incollato a quello scranno che in Consiglio provinciale è proprio sotto alla sua di presidente dell'aula. Ma la sua linea non è passata, hanno vinto gli altri.

 

Il suo "personale e ripetuto impegno in questi mesi per individuare soluzioni larghe e capaci di mantenere ampi i confini coalizionali" è stato inutile. "Questo mi spinge - scrive Dorigatti in una lettera al presidente della Commissione elettorale Michele Nicoletti e per conoscenza al segretario Muzio - a rinunciare alla mia candidatura nella lista del Partito Democratico per le imminenti elezioni amministrative provinciali, per coerenza e correttezza con la mia storia e le mie idee e per rispetto al sempre tanto enfatizzato principio del rinnovamento".

 

"Molti e diversificati sono i fattori che mi hanno portato a questa scelta: da considerazioni di natura strettamente personale - scrive Dorigatti - ad una somma di valutazioni circa le rotte verso le quali ci si sta muovendo. Da tempo infatti, l'imbarcazione del Partito, sia sul piano nazionale come locale, pare ormai rassegnata ad un ruolo di subalternità politica se non di progressiva evanescenza, affidandosi ad un destino perseguito, a mio sommesso avviso, da coloro che paiono voler sempre anteporre le ragioni delle più svariate opportunità momentanee a quelle d'insieme e di prospettiva".

 

Un po' avvilito spiega che avverte quanto "i valori, gli ideali ed i motivi che hanno animato tutto il mio percorso, sindacale prima e partitico poi, appaiano oggi già consegnati all'armadio del tempo, mentre osservo il crescente dischiudersi delle porte di questa terra all'arroganza dei populismi e delle demagogie di vecchie e nuove destre, pronte a banchettare sul cadavere di una coalizione e, soprattutto, su di un modo di pensare e di vedere il futuro di questa terra".

 

"Queste mie osservazioni  - afferma, considerandone il rischio - potrebbero venire derubricate a livello di personalismi e di convenienza, ma ti assicuro - dice rivolto a Nicoletti - che così non è. Non coltivo nessun tipo di paure personali del voto. Non ho nessuno da attendere al varco e non covo alcun sentimento di rivalsa, così come non mi ritiro per convenienza o vigliaccheria, ma solo per un profondo disagio individuale rispetto a percorsi nei quali non mi ritrovo più".

 

"Tolgo quindi il disturbo, ringraziando tutti gli Elettori che mi hanno fin qui sostenuto; il Partito che mi ha permesso di fare alcune esperienze straordinarie in termini politici, culturali ed umani e le Istituzioni della nostra speciale autonomia alle quali mi sono dedicato con tutte le mie forze e con partecipato senso di responsabilità".

 

Eletto in Consiglio provinciale nel 2008 dopo una lunga militanza sindacale, che lo ha portato al vertice della Cgil 1996, Dorigatti a metà legislatura diventa presidente dell'Assemblea legislativa trentina. Rieletto nel 2013 viene confermato allo scranno più altro dell'aula. Il prossimo giro non ci sarà più.

 

 

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