Politiche, Rossi: ''Soliti nomi, 'mal di carega' e pochi volti nuovi, queste elezioni un'occasione mancata per il centrosinistra per rinnovare la classe dirigente''
L'ex presidente della Provincia sul centrosinistra: ''Il Pd deve fare un cambio culturale, abbandonare il gusto di sabotare la coalizione". E Rossi sul Patt: "La rinuncia alla candidatura di Tonina politicamente significativa: Salvini e Meloni hanno deciso in casa loro anche se non sono nel centrodestra"

TRENTO. "Sono contento che almeno in Trentino il centrosinistra sia riuscito a trovare un accordo ma continuo la mia esperienza provinciale nel gruppo misto". Queste le parole dell'ex presidente Ugo Rossi. "Finisco la legislatura, poi dico basta e ritorno alla mia professione. La firma e la successiva rottura del patto tra Letta e Calenda è stata una vicenda rocambolesca, una brutta pagina politica che non è stata gestita nel migliore dei modi da tutte la parti".
L'ex presidente della Provincia conferma, così, il passo indietro del proprio impegno in Azione dopo la rapidissima crisi tra Letta e Calenda. Non è stato sufficiente l'accordo trentino sui collegi del senato, Rossi vuole restare dai giochi, pur non rinnegando la collocazione personale nell'area di centrosinistra.
"E' un bene questo patto più ampio sulla base dell'autonomia del territorio - commenta l'ex governatore - ma ci è voluto troppo tempo per arrivare questa conclusione. Invece si è consumata una lotta all'ultimo sangue e c'è un centrosinistra sempre più avvitato. Tra Calenda e Letta non entro nel merito del colpe, resta però uno spettacolo un po' disgustoso. Ma una vittoria del centrodestra è deleteria per tutti, per l'Italia e per il Trentino. E' un passaggio storico importante e la partita delle coalizioni in generale evidenzia una grande distanza tra la politica e le persone, faccio fatica a trovare le motivazioni per impegnarmi in questo contesto: c'è un diffuso 'mal di carega', come si vede dalla rosa dei candidati proposti in queste ore. Poi non c'è la dovuta attenzione verso i giovani, le nuove proposte sono pochissime o nulle. Andrò comunque a votare e invito la cittadinanza a recarsi alle urne per sostenere soprattutto il terzo polo: al Senato almeno sono stati scelti candidati espressione del territorio e Conzatti in parlamento ha seguito dossier utili per il Trentino e ha proposto soluzioni. Alla camera voterò Azione e Italia Viva".
In Trentino il campo del centrosinistra è largo, larghissimo. Ma gli schieramenti d'area hanno posizioni diverse. Pure sul territorio, per esempio, il termovalorizzatore divide con Europa Verde che si è già espressa per un 'No' all'opera, rispolverata dalla Provincia dopo l'incendio alla discarica di Ischia Podetti.
"E' necessario compiere passi indietro a livello personale per raggiungere una soluzione per il futuro. E - evidenzia Rossi - bisogna trovare leader che sappiano interpretare le esigenze generazionali. E' un momento storico importante, con le politiche si è persa un'occasione: si ripropongono gli stessi schemi. Serve uno scatto in avanti, come è avvenuto quando ho proposto Ianeselli per diventare sindaco di Trento. Poi si è tornati purtroppo indietro, ma ci sono gli spazi e serve coraggio per rinnovare la classe dirigente".
Forze politiche che vengono indirizzate da figure con tante stagioni alle spalle: giostrano Dellai per Cambobase, Raffaelli per Azione, Panizza per il Patt, Grisenti per Progetto trentino oppure Boato per Europa Verde. Il futuro delle prossime generazioni affidate a politici di lungo corso e altri "rappresentanti di mezzo" che intanto lasciano l'arena.
"Per me è una scelta naturale e non valuto le storie degli altri. Ho trascorso 15 anni nelle istituzioni e altri 10 anni come volontario nel partito - continua l'ex presidente della Pat - il totale è di 25 anni di politica attiva. Sono stato assessore e presidente, ho avuto il mio percorso e non mi sento sconfitto: sono contento, mi impegno e mi interesso di altri settori. C'è certamente un problema di ricambio generazionale, anche i giovani però devono farsi sentire. La mia scelta l'ho fatta e cerco di lasciare spazio agli altri. Non nego che ho cercato e continuo a cercare di evidenziare la necessità di dare fiducia alle nuove generazioni: non è passata questa linea alle politiche, non sufficientemente almeno, e si è persa un'occasione. Ma questo è un tema che, parere mio, le coalizioni devono affrontare in ottica provinciali".
Insomma, c'è l'esigenza di lanciare figure nuove. "I requisiti sono la capacità di proiettarsi nel futuro e leader in grado di interpretare le sfide generazionali, saper uscire dagli schemi. Nella sconfitta politica del 2018 tutti, Pd e Upt, hanno predicato per mesi la necessità di un cambiamento. Ma volevano cambiare solo me, per il resto sono rimasti tutti. Così hanno distrutto la coalizione e aperto la strada a Fugatti e alla Lega", prosegue Rossi. "Serve un salto in avanti per togliere anche le incrostazioni ideologiche. Ma il problema del Partito democratico è il grande impegno nel tirar giù il leder di turno. Le discussioni e la dialettica sono importanti ma spesso, e l'ho vissuta in prima persona, c'è una vera opposizione, più delle minoranze in certi casi. Gli esecutivi dovrebbero costruire fiducia e spirito di squadra. Invece ci sono sempre le stesse dinamiche: l'esempio è quello di Sara Ferrari che nel pieno della costruzione di un accordo per le politiche pubblica messaggi nella direzione opposta, il solito gusto del Pd di sabotare la coalizione. Ma i dem sono il partito di maggioranza relativa e deve esserci un cambio culturale".
Se il centrosinistra è apparso uscire incerottato, il Patt non ha brillato nella candidatura lampo di Mario Tonina. "Gli autonomisti hanno provato a ragionare fuori dai blocchi, ma è arrivato un brutto segnale: il centrodestra è riuscito a decidere dentro il blockfrei. Nemmeno negli anni più bui o più difficili, il partito è stato eterodiretto da Salvini e da Meloni. Una situazione spiacevole con Fugatti che prima ha mostrato soddisfazione per l'accordo tra Stelle alpine e Progetto trentino, poi ha obbedito agli ordini da Roma senza battere ciglio. La centrale di comando ha inviato un diktat e tutti hanno risposto per rispondere alle direttive, causando qualche difficoltà forse anche all'Svp. E' un problema, un momento politicamente significativo: le forze politiche nazionali hanno ordinato e il Patt, che non fa parte della coalizione, ha recepito e ha subito dentro casa, le Stelle alpine dovrebbero riflettere internamente su quanto avvenuto e sul concetto di autonomia, non come semplice orpello buono per tutte le stagioni", conclude Rossi.


















