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| 16 giu 2022 | 06:01

L’intervista a “cuore aperto” di Ugo Rossi: “Fugatti si sta smarcando dal Salvinismo. L’alleanza con la Lega? Non farebbe bene né al Patt né al Trentino”

Per anni è stato un esponente illustre del Partito autonomista fino a diventare il presidente della Provincia di Trento, poi l’addio alle Stelle alpine. L’intervista de Il Dolomiti a Ugo Rossi, dove si parla del Dolomiti Pride, di elezioni e delle possibili coalizioni per le Provinciali: “Bisogna mettere da parte le candidature dei singoli, i partiti esprimano insieme la volontà di essere alternativi alla Lega, inoltre è tempo di fare un nome”

L’intervista a “cuore aperto” di Ugo Rossi: “Fugatti si sta smarcando dal Salvinismo
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Ottobre 2018, in Trentino si interrompe l’esperienza di governo del Centrosinistra-autonomista che durava ormai da diverse legislature. Per la prima volta una coalizione di Destra a guida leghista, sfruttando il trend nazionale e la volata di un Matteo Salvini in ascesa, con il 46,73% dei consensi si conquista il diritto a governare la Provincia di Trento fino al 2023.

 

In quel periodo infatti, si era consumato lo strappo fra il Partito autonomista trentino tirolese, guidato dall’allora presidente uscente Ugo Rossi, e il Partito Democratico che scelse di puntare sul parlamentare Giorgio Tonini. Separati, i due partiti che dal 2003 avevano governato il Trentino subirono una dura sconfitta. Solo con le elezioni Comunali del 2020 Pd e Patt sono tornati a dialogare formando delle coalizioni che sono riuscite a imporsi nei due principali centri della provincia, Treno e Rovereto.

 

Dal 2018 però tante cose sono cambiate, su tutte quello che era stato il leader degli autonomisti trentini, oggi consigliere provinciale, ha abbandonato il partito: Rossi ha lasciato le Stelle alpine accasandosi in Azione, il movimento fondato da Carlo Calenda. L’ex presidente inoltre ha fatto sapere che nel 2023 non si ricandiderà alle prossime Provinciali.

 

Nel frattempo il Patt, che in un primo momento sembrava aver chiuso la porta a ogni possibile alleanza con la Lega, dopo una notevole “capriola” del segretario Simone Marchiori ha rimesso tutto in discussione. Non è un mistero che il leghista Maurizio Fugatti stia pensando di scaricare gli storici alleati di Fratelli d’Italia per far posto alle Stelle alpine. È proprio di questi argomenti che abbiamo parlato con l’ex presidente Ugo Rossi in un’intervista “a cuore aperto”.

 

La sua carriera politica è iniziata oltre vent’anni fa, recentemente ha fatto sapere che non si candiderà per le prossime Provinciali, per caso ha avvertito un po’ di stanchezza?

“Stanchezza no, non direi. Al contrario sono ansioso di tornare al lavoro come dirigente d’azienda (Rossi è un dirigente in aspettativa di Trentino Trasporti ndr). Direi che si è trattato più di una questione di consapevolezza, cioè che la politica può anche non essere una professione perpetua. Con questo non voglio insegnare niente a nessuno ma è una convinzione che ho sempre avuto ed è legata al mio modo di fare politica con la sincerità di saper prendere anche decisioni impopolari, le scelte non vanno fatte con l’unico obiettivo di essere rieletti. Purtroppo la politica di oggi si è ridotta a una pura e semplice ricerca del consenso che oltretutto si perpetua nella fase di governo e questo è un problema grave”.

 

Questa sembra una critica nemmeno troppo velata all’attuale Giunta leghista…

“Il punto è come si va a chiedere il consenso, se lo si fa sulla base di promesse irrealizzabili e modalità demagogiche che non fanno altro che giocare con le paure della gente poi l’azione di governo ne risente”.

 

Qualche esempio?

“Ricordo di aver visto in tv Salvini con un cartello che prometteva di cancellare le accise sulla benzina, non mi pare sia avvenuto nulla di tutto questo eppure la Lega è stata al governo e lo è tutt’ora. Di promesse simili ne sono state fatte anche in Trentino, penso a orsi e lupi che con la Lega sarebbero dovuti sparire, alla sanità trentina che era duramente criticata ma oggi si trova allo sbando, le Comunità di valle che dovevano essere abolite e invece sono ancora al loro posto ma si è dovuto commissariarle”.

 

Rimanendo sulla politica come vede la situazione attuale con la Lega che a quanto pare sta tentando di stringere degli accordi con il Patt?

“Al di là dei movimenti in corso, anche se non sarò certo io a difendere Salvini, mi pare ci sia in atto un’operazione di smarcamento dal Salvinismo, anche da parte di Fugatti. Nel 2018 hanno girato il Trentino con Salvini per vincere le elezioni ma ora che il loro leader è in caduta libera cercano di travestirsi da autonomisti e civici. Mi fanno sorridere i vari Giorgetti, Zaia, Fedriga e pure Fugatti che alla ricerca di consenso si sono nutriti di Salvinismo e ora mollano il loro leader in difficoltà. Poi il problema è che qualcuno ci casca”.

 

Si riferisce per caso al Patt?

“Questo non posso saperlo, sono sempre stato molto rispettoso delle dinamiche interne dei partiti. Quando ho scelto di non farne più parte non ho chiamato nessuno per chiedere di seguirmi e non ho mai parlato male del Patt. Quel che so è che c’è una buona parte del partito che rifugge questo metodo di ricerca del consenso, poi però c’è un’altra parte che si fa ammaliare dall’idea che si può fare senza il Pd e pur di non avere i Democratici di mezzo si farebbe andare bene tutto. Detto questo mi auguro che le cose possano andare diversamente. Di certo il Patt è uno dei protagonisti della politica provinciale e non può ridursi ad attendere che Fugatti decida fra autonomisti e Fratelli d’Italia”.

 

Mi pare di capire che non vede di buon occhio un’alleanza tra il suo ex partito e la Lega…

“Sono stato nel Patt per molti anni e nel tempo siamo riusciti a far uscire gli autonomisti dal ghetto in cui erano stati confinati fino a diventare protagonisti, riuscendo pure a vincere le primarie. Personalmente non penso che il senso che il Patt dà all’autonomia sia quello di accodarsi a un partito di derivazione padana che ha sempre parlato di federalismo e mai di autonomia, senza contare il fatto che tra i valori di riferimento della Lega non c’è sicuramente quella solidarietà che contraddistingue i trentini. Su questo punto mi sembra che anche il presidente onorario del Patt Luigi Panizza sia stato molto netto. Alle ultime elezioni Provinciali ci eravamo presentati in chiara alternativa alla Lega e al suo modo di raccogliere il consenso, perciò credo che un’alleanza con questo partito non farebbe bene né al Patt né al Trentino”.

 

L’alternativa però stenta a emergere o sbaglio?

“Diciamo che questa alternativa versa in uno stato di sonno profondo e quella della rielezione mi sembra l’unica questione di cui ci si sta occupando in questo momento. Nonostante Fugatti abbia fatto malissimo al Trentino vincere non sarà una passeggiata, l’alternativa va dichiarata con convinzione fin da subito, inoltre serve una manifestazione umana”.

 

Ha già in mente un nome?

“Non sta a me fare nomi, io non ci sarò nemmeno ma proprio per questo mi sento di lanciare un appello affinché i partiti esprimano la volontà di essere alternativi insieme. È giunto il momento, perché siamo già in colpevole ritardo, non possiamo limitarci a dire che Fugatti ha governato male e poi non riuscire nemmeno a trovare dei punti in comune per essere alternativi alla Destra. Il tempo è scaduto, i partiti devono sedersi attorno a un tavolo e proporre un’idea di Trentino che abbia anche un volto, accettando se necessario di fare tutti un passo indietro”.

 

Il rischio è di finire divisi, senza una chiara leadership come nel 2018?

“Certo che c’è questo rischio, se tutti siamo convinti che un’alternativa sia necessaria è arrivato il momento di dirlo insieme e non ognuno per conto suo, in modo che si prenda l’impegno di costruirla tutti assieme. È necessario guardare oltre al destino dei singoli partiti e dei loro rappresentanti, solo così possiamo si rende un buon servizio all’autonomia”.

 

Ecco, tornando indietro c’è qualcosa di cui si pente?

“Ce ne sono tante che non rifare, sicuramente da presidente ho lavorato troppo per cercare di entrare nel merito delle questioni e almeno in parte avrei dovuto affidarmi di più a dirigenti, intessendo maggiori relazioni e magari assumendo una dimensione più politica e meno amministrativa”.

 

E sul Dolomiti Pride? In fondo fu questo uno dei motivi della rottura con il Pd…

“Quella decisione fu dovuta alla mia convinzione che la manifestazione, benché si facesse carico di dar voce a delle giuste istanze che riguardano persone che vengono discriminate, non sempre lo facesse nel modo corretto e talvolta andasse a offendere la sensibilità di altri cittadini. A posteriori ho verificato che il modello organizzativo di cui ci si era dotati in Trentino sarebbe stato molto rispettoso, probabilmente avrei potuto valutare meglio come sarebbe stata organizzata la manifestazione. Ciononostante non mi sento di dire che sia stato un errore”.

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