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Il presidente onorario del Patt affonda l’alleanza con la Lega: “No ai razzisti, meglio perdere qualche voto che lasciarci la faccia”

Al congresso delle Stelle alpine il presidente onorario Luigi Panizza ha parlato di solidarietà e accoglienza e ha spiegato (anche ai leghisti) perché le scelte della Giunta Fugatti non aiutano “a tenere le persone a casa loro”: “Non bisogna lasciarsi lusingare da opportunismi politici è qui che si misura la spina dorsale di un partito, certe scelte razziste sono inaccettabili”

Di Tiziano Grottolo - 04 aprile 2022 - 14:53

PERGINE VALSUGANA. “L’Africa è una terra che è stata sfruttata per decenni dai Paesi occidentali colonizzatori, negli occhi della sua gente ho visto la fame”. Questa frase non è tratta né da un’arringa di Ernesto Guevara né da un’omelia di papa Francesco, a parlare così è Luigi Panizza presidente onorario del Partito autonomista trentino tirolese che ha fatto sentire la sua voce durante l’ultimo congresso delle Stelle Alpine che si è tenuto a Pergine Valsugana.

 

Panizza, che fra pochi giorni festeggerà 85 primavere, dice cose di buon senso ma che spesso si preferisce non vedere. O peggio, dimenticare in una politica costellata da improbabili giravolte e sovranismi vari. Il suo discorso però serve a rimarcare le distanze che esistono fra l’attuale maggioranza che governa il Trentino e il Partito autonomista che alcuni vorrebbero trascinare nell’orbita leghista. Il Patt infatti, in Consiglio Provinciale siede ai banchi dell’opposizione mentre in Regione è alleato di Svp e Lega.

 

Nel suo intervento, durato quasi 25 minuti, Panizza ha voluto ricordare quali sono le radici del Patt e non sono mancate le bordate all’attuale maggioranza di Piazza Dante. “Voglio portare una testimonianza che non vuole essere qualcosa di personale e avulso dalla concretezza che deve essere la caratteristica del Partito autonomista”, ha affermato il presidente onorario. “Una testimonianza che si cala nella realtà che vediamo soprattutto in questi giorni, la realtà delle relazioni tra le persone, che non è teoria perché quando viene meno questa cade tutto il palco ed entriamo in confusione senza sapere quale strada eventualmente scegliere”.

 

Ma dove stava andando a parare Panizza? È, presto detto, partendo dalla sua esperienza ventennale nel mondo del volontariato e della cooperazione l’autonomista ha voluto offrire “delle conclusioni concrete per il partito”. Ovviamente, benché senza nominarle direttamente, si parla anche di elezioni. Cruciali le Provinciali del 2023 che comunque vadano segneranno uno spartiacque per le Stelle alpine. 

 

“So di toccare un argomento difficile, ma gli argomenti delicati e spigolosi non vanno evitati, vanno affrontati e aggrediti per risolverli”. Da questo momento il presidente onorario sarà un fiume in piena interrotto soltanto dagli applausi. “In questi vent’anni ho fatto 38 viaggi in Africa, naturalmente a mie spese. In vent’anni abbiamo portato 2 milioni e 468 mila euro in Kenya, che sono serviti per ‘aiutarli a casa loro’ come si dice. Per loro abbiamo costruito acquedotti, una scuola professionale che si chiama Val di Sole come l’associazione che rappresento e altre opere. Tutto questo è stato possibile tramite l’aiuto di privati, enti e associazioni ma in particolare, il 71% del costo delle opere fatte, sono contributi degli enti pubblici Regione e Provincia”.

 

Panizza la prende larga ma ha ben in mente dove colpire. “Come mai – ed ecco che entra in scena la questione la politica – questa Giunta provinciale e questa maggioranza hanno ridotto gli aiuti al Terzo mondo? Questo non è aiutarli a casa loro”. Qui per la prima volta l’intervento dell’autonomista stato interrotto dagli scoscianti applausi del congresso. Tutti i presenti infatti hanno accolto con favore le parole del presidente onorario. O meglio, quasi tutti, perché il consigliere provinciale (e assessore regionale) Lorenzo Ossanna e il sindaco di Calliano Lorenzo Conci sono sembrati meno entusiasti. Il primo è rimasto pressoché immobile, il secondo era distratto dal cellulare. D’altra parte i due sono considerati fra gli esponenti autonomisti più vicini alle posizioni della Giunta guidata dal leghista Maurizio Fugatti.

 

“La Provincia – ha ripreso il filo Panizza – ha tagliato il bilancio provinciale, ha ridotto i contributi. In sostanza cosa si è fatto con questa politica? Si è tolto a chi aveva bisogno per darlo a chi ha di più. Generalmente si fa il contrario. Si toglie a chi ha di più per darlo a chi ha di meno”. Ovviamente meno finanziamenti si traducono in meno opere. “Quindi meno ospedali, meno orfanotrofi, meno scuole, meno acquedotti, meno fattorie e aziende agricole. In conclusione meno sanità, meno istruzione, meno economia, questo non è aiutare questo popolo a rimanere a casa propria”.

 

“Pensare globale agire locale” sosteneva Zygmunt Bauman, così lo sguardo di Panizza dall’Africa torna al Trentino. “Oltre che prenderli di mira sul posto sono stati adottati provvedimenti anche per quelli che vengono, come se non bastasse questa maggioranza ha preso di mira con norme più restrittive anche quei disperati che lasciano la loro terra per fame”. Ma per fame si muore, secondo le Nazioni unite 811 milioni di persone vivono in condizioni di denutrizione.

 

Ci sono persone che fuggono dalla fame, io ho visto la realtà in vent’anni, l’ho vista in concreto sulla carne delle persone. L’ho vista negli anziani, pochi e soli, perché muoiono giovani. L’ho vista nei bambini, negli occhi spenti dei giovani senza futuro. Ebbene – ha proseguito Panizza parafrasando le politiche leghiste – costoro che scappano non vanno accolti ma rispediti nelle loro terre. Non solo non si apre la porta ma addirittura si buttano fuori di casa anche quelli che erano già entrati e si privano di quelle opportunità di integrazione che erano già in atto”. Così facendo, per l’autonomista, si apre alla clandestinità.

 

“Com’è possibile che accada tutto questo in una terra che si è sempre distinta per la solidarietà. Ma si sa da dove proviene questa povera gente? Quali sono le condizioni che li spingono ad abbandonare la loro terra, una terra sfruttata e dilapidata per decenni dai Paesi occidentali colonizzatori, dove si è portato via di tutto e si continua ancora oggi a saccheggiare e a sfruttare. Altro che aiutarli a casa loro. Fuggono dalla miseria e dalla fame, attraversano un interminabile deserto, subiscono l’orrore delle detenzioni libiche, affrontano i pericoli del mare e dopo questa lunga odissea e aver quasi realizzato il loro sogno, si sentono dire ‘ritorna a casa tua, non ti vogliamo, non turbare la nostra quiete’”.

 

Detto questo, puntando il dito e rivolgendosi direttamente alla platea Panizza ha aggiunto: “Se queste persone fossero tuo padre, tua madre, tuo figlio, o una tua sorella faresti gli stessi discorsi? Che colpa ne hanno loro per essere nati in una terra povera e che merito abbiamo noi per essere nati in un luogo di benessere. Forse hanno la colpa di essere nati neri”. Anche qui l’intervento è stato interrotto dagli applausi.

 

La politica iniqua e discriminatoria di questa Giunta non si ferma, ma interviene pure in altri settori economici e sociali come l’assegnazione degli alloggi”. Qui il riferimento è al requisito dei 10 anni di residenza in Italia, introdotto dalla maggioranza di destra, per accedere alla case Itea. Per inciso: la Provincia è stata sconfitta in tribunale, multata e costretta a cancellare la norma discriminatoria. Gli stessi criteri iniqui però rimangono per l’assegno di natalità e il bonus sul caro bollette.

 

Alla politica dell’inclusione si è sostituita quella delle esclusioni”. Questi modi di agire però, secondo il presidente onorario del Patt non rappresentano veramente il diffuso sentimento trentino. Ma di fronte a questo “accanimento nei confronti dei migranti” quale deve essere la linea politica del Partito autonomista? La spiegazione per Panizza sta nello statuto. “Lo statuto ci dice che si oppone a ogni forma di razzismo e che il Patt si ispira alla dottrina sociale della chiesa. Questo non me lo invento c’è scritto”.

 

Poi la domanda rivolta al congresso: “Vogliamo rispettare lo statuto?”. Secca la risposta dagli spalti: “Sì”. Poi partono nuovi applausi. “Non bisogna lasciarsi lusingare da opportunismi politici è qui che si misura la spina dorsale di un partito che deve avere una chiara carta d’identità. Il fine non giustifica i mezzi, il successo che si ottiene per aver ceduto a istinti egoistici è macchiato di ingiustizia, è meglio perdere qualche voto che perdere la faccia”. E giù di applausi.

 

Per sottolineare le radici del Patt ci scappa pure una citazione di Alcide De Gasperi, “un vero politico non pensa alle prossime elezioni ma alle future generazioni”. “La linea politica del partito deve essere chiara – ha ribadito Panizza – è la linea della solidarietà, dell’accoglienza e dell’inclusione”. Un partito con i piedi per terra ma con lo sguardo alto “che non guarda il mondo dal fondo delle valli ma dalla cima delle montagne e prima che alla pancia parla alla mente e al cuore. L’autonomia usiamola per distinguerci in meglio e non per omologarci a scelte umanamente inaccettabili”.

 

Il presidente onorario ha quindi rivolto un plauso al partito “che ha deciso di opporsi alle proposte discriminatorie della maggioranza, deve essere chiaro che certe scelte razziste sono inaccettabili”. E ancora: “Solidarietà e uguaglianza non sono negoziabili. Sui migranti c’è stato un pessimo uso dell’autonomia”.

 

Infine un monito per tutti: “L’autonomia non va idolatrata, non è un fine, è solo uno strumento e il suo valore dipende da come si utilizza. Autonomia vuol dire possibilità di autogovernarsi per gestire meglio il potere adeguando l’intervento ai bisogni e alle esigenze locali valorizzando al massimo le risorse disponibili, umane e materiali”.

 

L’imperativo dunque dev’essere stare vicini alla gente: “La longevità di un partito è legata ai costanti rapporti con la gente e questa è sempre stata una caratteristica del Partito autonomista. Continuiamo su questa strada. Tutte queste cose – ha concluso Panizza – le ho dette perché ne sentivo l’obbligo morale, non potevo tacere dopo quanto sperimentato in questi anni, con l’augurio che il mio messaggio possa essere accolto come un contributo alla verità e alla giustizia”.

 

Nei vecchi congressi della Democrazia cristiana di De Gasperi il successo degli oratori si misurava anche attraverso gli applausi ricevuti, quello che alcuni cornisti hanno definito “applausometro”. Bene, quello di Panizza è stato in assoluto l’intervento più applaudito di tutto il congresso: per lui c’è stata una vera e propria standing ovation con i partecipanti che si sono alzati in piedi per tributargli un omaggio. Alla fine pure Ossanna e Conci hanno scelto di alzarsi dalle poltrone. Forse è presto per sapere se la linea politica invocata dal presidente onorario sarà quella che riuscirà a prevalere in vista delle elezioni Provinciali del 2023, ma di certo dalle parti di Piazza Dante a qualcuno saranno fischiate le orecchie.

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