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Mario Tonina lancia Progetto Trentino: ''Le persone mi hanno spinto a continuare e non ho bussato a nessuna porta per entrare nel centrodestra''

L'intervista al consigliere provinciale, reduce dal quinquennio tra le fila dell'Upt: "Daldoss? Strada giusta ma tempi stretti. Cia? Non ho avuto modo di parlarci, mi sono confrontato con la gente e Maurizio Fugatti"

Di Luca Andreazza - 08 ottobre 2018 - 06:01

TRENTO. "Non ho bussato a nessuna porta per tenere stretta la poltrona. Ho un lavoro che in 30 anni mi dato grandissime soddisfazioni e ero pronto a farmi da parte", questo il commento di Mario Tonina, candidato per Progetto Trentino e reduce dagli ultimi cinque anni come consigliere provinciale in quota Upt, che aggiunge: "Ma Alessandra Sordo mi ha chiesto di valutare la possibilità di entrare a far parte della coalizione di centrodestra".

 

Un'adesione arrivata last minute, una riserva sciolta all'ultimo giorno disponibile. "Mi sono preso il tempo - dice - per valutare e riflettere. Ho incontrato tantissime persone, non solo nelle Giudicarie, che mi hanno incoraggiato a continuare per non disperdere l'esperienza maturata in consiglio provinciale".

 

Una fine di legislatura movimentata in casa centrosinistra e il consigliere uscente non ha mai nascosto di sostenere in modo convinto la figura di Carlo Daldoss quale candidato presidente. Si sa come poi è andata a finire.

 

"Il mio elettorato - prosegue Tonina - non poteva condividere la scelta di Giorgio Tonini. Ora dobbiamo impegnarci per intercettare quegli elettori che avrebbero speso la propria preferenza per l'ex assessore. Purtroppo sarebbe stata la strada giusta, ma i tempi erano troppo stretti. L'errore è avvenuto dopo la batosta delle politiche a marzo".

 

Il cappotto del centrodestra. "Il giorno dopo - evidenzia il consigliere - avremmo dovuto avere più coraggio. Un approccio serio e responsabile, cioè chiedere al presidente Ugo Rossi di fare un passo di lato, che non significa bocciatura, ma trovare il modo per discutere in modo sereno e nuove strategie. Invece il Patt si è arroccato e il Pd non è mai riuscito a superare quelle divisioni e crepe iniziate all'indomani della sconfitta nelle primarie. Non posso riconoscermi in questo centrosinistra". 

 

Perito agrario con specializzazione in enologia all'Istituto agrario di San Michele all'Adige e dal 1993 direttore commerciale alla Federazione provinciale allevatori di Trento, nell'ultimo quinquennio il consigliere è stato Presidente della Terza commissione permanente e componente della Seconda commissione permanente del Consiglio Provinciale, oltre che membro dell’Ufficio di presidenza del Consiglio.

 

Valori e idee, queste le sue parole per spiegare il rinnovato impegno in politica tra le fila di Progetto Trentino

Questo partito è in sintonia con la mia storia politica iniziata nel 1986 nella Democrazia cristiana, quindi il Partito popolare, la Margherita e l'Unione per il Trentino. Non bisogna poi dimenticare che le radici di Upt e Progetto Trentino sono comuni e riflettono quei valori di popolarismo autonomista e cristiano nei quali mi riconosco. Qualità che non vedo in altri partiti. Dobbiamo lavorare per migliorare il risultato del 2013, ma soprattutto trasmettere principi e impegno a beneficio della coalizione.

 

Ora può portare nel centrodestra l'esperienza di maggioranza

Ero l'unico rappresentante delle Giudicarie e mi sono spesso occupato di agricoltura per il mio percorso professionale, ma il mio approccio è sempre stato diverso: mi sono interessato a 360 gradi di tante altre tematiche, ho prestato attenzione ai territori, come l'Alto Garda e Ledro, ma anche la Paganella. In questi cinque anni mi sono poi tolto diverse soddisfazioni, un esempio è il ddl panificatori, approvato all'unanimità. Spesso sono riuscito a coinvolgere anche le minoranze e questo stile mi è sempre stato riconosciuto.

 

Non tutti avrebbero però gradito il suo arrivo nel centrodestra. Un mantra il "No a imbarcare esponenti del centrosinistra". Tra le reazioni più dure quella di Claudio Cia, vi siete chiariti?

Non ho ancora avuto modo e piacere di incontrarlo. La campagna elettorale è molto impegnativa, ma sicuramente avremo l'opportunità di chiarire in quanto non sono per natura polemico. Oltre a ascoltare le persone e il territorio, prima di accettare l'ingresso in Pt mi sono sempre confrontato con il candidato presidente Maurizio Fugatti. Ho detto fin da subito che non volevo creare problemi e sembrare quello che si attacca alla poltrona per forza, anche perché non sento questa esigenza. Mi sento motivato, convinto e impegnato. Detto questo per quel mi riguarda rispetto il voto e lascio gli elettori giudicare. Nessun dramma se dovessi restare fuori, ho un lavoro che mi aspetta e un ruolo raggiunto tra passione e sacrifici. 

 

Quali le battaglie in particolare da portare avanti nei prossimi cinque anni?

Dobbiamo garantire un giusto equilibrio tra i territori. E' necessario sostenere agricoltori e allevatori per valorizzare il ruolo dell'agricoltura di montagna. Un aspetto fondamentale è quello di investire in ricerca e innovazione per ottimizzare i rendimenti produttivi e abbattere l'impatto ambientale. Se la politica non è attenta e lungimirante, il rischio è di far la fine di alcune aree di Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, cioè  assistere allo spopolamento delle nostre montagne. Un tema sensibile perché il sostegno all'agricoltura di montagna, anche tramite risorse dei bandi europei, significa salvaguardia del territorio, sostenibilità, servizi, cultura e qualità di vita per un volano a livello di turismo, commercio e artigianato. Dobbiamo dare prospettive ai giovani.

 

Un altro settore strategico?

Il mondo della cooperazione. La politica deve sostenere e coinvolgere le persone più deboli per trovare le giuste soluzione alle recenti trasformazioni economiche e sociali. Importante promuovere un sistema di incentivi, non strettamente economici, per far entrare i giovani e le nuove generazioni. Spesso mi confronto con le associazioni di categorie e le imprese non chiedono contributi, ma semplificare la burocrazia. In questi cinque anni ho percorso tantissimi chilometri per ascoltare le esigenze dei territori, ma altrettanti per conoscere gli uffici provinciali e capire come funziona la macchina. E' necessario comprendere le esigenze di domani.

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