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Ghezzi-Daldoss, stallo totale e civici nel caos. Maratona fino alle tre della mattina per non decidere nulla

Dalla 'sorpresa' della mattina con Daldoss che si siede al tavolo, alla paralisi completa della notte fonda. Crisi di nervi, equilibrio perfetto tra le due proposte. Oggi nuovo incontro e sullo sfondo il Polo civico che sembra destinato a evaporare

Di Donatello Baldo - 06 settembre 2018 - 04:55

TRENTO. Il lungo conclave dell'Alleanza democratica e popolare per l'Autonomia - almeno il nome lo hanno deciso - è iniziato alle undici di ieri mattina e si è concluso alle tre della scorsa notte. Senza esito, nessun papa è stato eletto. Una discussione infinita che non ha portato ad alcun risultato. Avevano promesso che il 5 di settembre, simbolicamente nel giorno della Festa dell'Autonomia, un nome sarebbe uscito. Ma nulla, nemmeno questa volta.

 

L'inizio della maratona è partito con la sorpresa di Carlo Daldoss che si è seduto al tavolo della rinnovata coalizione dicendo che le pregiudiziali sul simbolo del Partito democratico sarebbero cadute, che il suo nome lo avrebbe messo a disposizione: "Per senso di responsabilità nei confronti del Trentino".

 

Poi se n'è andato, lasciando ai suoi nuovi alleati - perché di fatto sono divenuti tali - la discussione su chi sia il miglior candidato presidente: se lui, se Ghezzi, se Tonini. Discussione che si è protratta fino alle 16, con qualche piccola pausa per andare in bagno, per prendersi un toast all'Hotel America che si trova proprio davanti alla sede del Pd.

 

La novità è stata tale che per qualche ora sembrava che anche il Patt potesse salire subito sulla nuova barca. Sembrava fatta: che Daldoss fosse il nuovo leader e che anche gli autonomisti, a questo punto, non potessero rimanere fuori dai giochi. Poi gli entusiasmi si sono un po' placati: Panizza, avvisato da Fravezzi sugli scenari nuovi, ha riferito la sua difficoltà a tornare al tavolo così, all'istante.

 

"Fate quello che dovete fare - ha detto il segretario delle Stelle Alpine - poi decideremo". Se fosse per Panizza forse si potrebbe anche ricucire, ma Rossi non ne vuol sentir parlare. Cosa farebbe? Farebbe forse il capolista del Patt per poi andare a fare l'assessore nella Giunta guidata dal suo ex assessore tecnico, quello che alla fine se n'è andato dimettendosi pure dall'incarico?

 

Tornando alla realtà, alle 16 una sospensione: servono anche i civici al tavolo della trattativa, ormai sono parte della squadra. L'appuntamento è dunque aggiornato alle 17, perché sembrava che si aggiungesse alla discussione nientemeno che Francesco Valduga. Ma alla fine il sindaco non si farà vedere. E' alla cerimonia della Festa dell'Autonomia con Robero Oss Emer e con gli altri civici. Ma nella sede del Pd non ci va proprio.

 

Si presenta invece sorridente e un po' spaesata la sindaca di Predazzo, Maria Bosin. Si siede, dice di rappresentare i civici e tutti le credono. Ma poi si scopre che Oss Emer nega che sia in corso una trattativa: "Maria Bosin? Chi è Maria Bosin?", questo arriva a sostenere, spiegando che "i civici sono tutti qui, non c'è nessuno che li rappresenta".

 

Nemmeno Valduga conferma trattative in corso, e a quel punto non si capisce più cosa stia succedendo. Su Facebook, nel frattempo, lo stesso Oss Emer scrive "Ci avevo creduto. Peccato!". Si riferisce all'esperienza civica, a Daldoss che potesse rappresentarla degnamente. E poi Mauro Ottobre, che solo pochi giorni fa si era alleato con Daldoss: "Le donne e gli uomini di Autonomia Dinamica - la sua formazione politica - non sono banderuole".

 

Fermi tutti: qui si rischia di fare candidato presidente uno che non riuscirà nemmeno a fare una sua lista. Sembra infatti che Daldoss sia rimasto solo, che i sindaci civici che l'hanno sostenuto siano evaporati, scappati, che l'abbiano rinnegato, misconosciuto. A questo punto siamo già alla prima serata, momento topico perché nonostante le apparenze il fronte che sostiene l'ex assessore tecnico è compatto.

 

L'Upt è divisa, Vittorio Fravezzi non si espone, ma la presidente del partito Annalisa Caumo e il consigliere Giampiero Passamani tengono duro. E anche la sindaca è tenace. E poi il Pd, con Giuliano Muzio che non sceglie ma che si capisce bene da che parte sta. I Socialisti poi, intervengono in continuazione per dire che Daldoss è il cavallo che può vincere.

 

Ancora una volta sembra quasi fatta. Poi i ghezziani, su proposta di Fabiano Lorandi, chiedono un incontro bilaterale con il Pd. Nervi tesissimi: "Ma insomma, da che parte state? Siete il partito di maggioranza relativa, dovete prendere una posizione e contemporaneamente assumervi la responsabilità". Ma il Pd non sceglie. Fosse per Alessio Manica e Donata Borgonovo Re sarebbe Ghezzi, ma il segretario Muzio non si schioda dalla imperturbabile equidistanza: "Dobbiamo trovare la più larga condivisione, non ha senso spaccare la coalizione".

 

Che notte, perché ormai si è fatta notte. Carlo Daldoss è in vantaggio, se fosse stato da fare una scommessa tutti avrebbero puntato su di lui sentendo l'aria che tirava. Ma gli equilibri si spostano quando arriva al tavolo Marco Boato. Si era assentato per andare a Mantova a presentare il suo ultimo libro. Fa in tempo a ritornare che ancora sono tutti attorno al tavolo. "Ma cosa combinate? Ma siete impazziti? Ma davvero vogliamo sputtanarci in questo modo?".

 

Elenca i motivi per cui Daldoss non può essere il candidato presidente. Argomentazioni lucide, tutte politiche, che portano la situazione in perfetta parità. Poi l'equilibrio si squilibra in favore di Paolo Ghezzi: e allora partono le telefonate, i messaggini. A un certo punto, e siamo a mezzanotte e mezza, Giampiero Passamani abbandona il tavolo, esce dalla stanza e sbatte la porta.

 

Torna dopo un'ora. E a quel punto l'equilibrio tra Ghezzi e Daldoss si cristallizza. "Adesso propongo Monica Baggia", dice ironico Giuliano Muzio, alle 2.30, tanto per sdrammatizzare, ai giornalisti che attendono fuori dalla porta. Ma la proposta vera che qualcuno butta lì è di passare la palla ai candidati. Se la vedano loro, Ghezzi, Daldoss e Tonini (Quest'ultimo mai preso nemmeno in considerazione come alternativa ai due).

 

Proposta che però non passa, stoppata un po' da tutti. Il sapore è quello del duello, del triello, di un 'vediamocela tra noi' che sa di western, di machismo fuori luogo. E non a caso a stoppare l'idea sono le donne al tavolo tra cui Donata Borgonovo Re, Lucia Coppola e Claudia Merighi.

 

La situazione è di stallo vero e proprio. Non se ne esce. Si avvicinano le tre di notte e qualcuno sta per cedere. C'è chi è seduto dal pomeriggio alle 17: la sindaca di Predazzo è uscita una volta sola per andare in bagno. Donata Borgonovo Re pure. Alessandro Pietracci nemmeno per quello, incollato alla sedia, pronto ad intervenire ogni volta che c'è l'occasione per dire che i socialisti l'avevano detto che sarebbe andata a finire in questo modo.

 

Alle 2.45 si torna a discutere sul metodo. Giuliano Muzio dice che ormai si è capito che non ci si convince. Anche Fravezzi è d'accordo: "Con le argomentazioni e la dialettica non ce la caviamo". Qualcuno butta lì una proposta: "Usiamo il metodo australiano per decidere". No, non è uno scherzo, è un sistema di votazione che si esprime dando un valore a ciascuna proposta in lizza. Si votano tutti i nomi, solo che a uno si dà un punteggio 3, a una altro 2 e a un altro ancora 1.

 

Chi metterà in ordine decrescente Daldoss, Tonini, Ghezzi; chi Ghezzi, Tonini, Daldoss; e così via con le combinazioni. Poi si fa la somma e chi vince diventa candidato presidente della nuova Alleanza democratica, popolare - e a questo punto anche civica - per l'Autonomia.

 

Ma non si decide subito, si decide di decidere domani, aggiornati quindi a questa mattina alle 11, di nuovo, sempre in sede del Pd. Dunque l'ennesimo rinvio, lo stallo più totale. E questa cosa del metodo australiano per decidere, che proprio perché australiano - come qualcuno ha osservato argutamente - potrebbe rivelarsi un boomerang. Vedremo cosa succederà, a chi arriverà nei denti.

 

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