Stallo Consiglio provinciale, trattative a oltranza per sbloccare i lavori. A rischio l'assessorato di Marchiori? E il centrosinistra cadrà nel tranello sull'ufficio di presidenza?
Nelle ultime 48 ore non è stato raggiunto un accordo e in mattina la maggioranza si riunisce per valutare nuovamente le richieste delle opposizioni. L'assessore Tonina: "Lavoro a un punto di equilibrio, qualcuno dovrà fare un passo indietro". Valduga: "Pronti al confronto ma deve essere una reale disponibilità al dialogo"

TRENTO. Sono ore di confronti all'interno della maggioranza e della minoranza per arrivare a sbloccare la situazione in Consiglio provinciale che oggi ritorna a riunirsi in piazza Dante dopo (un altro) nulla di fatto la scorsa settimana. Una partita, quella dell'ufficio di presidenza, importante per il Fugatti bis per chiudere il puzzle della Giunta. Alla scelta del governatore di non rispettare l'accordo e dal braccio di ferro tra Lega e Fratelli d'Italia sulla vice presidenza a Gerosa il percorso, fin qui accidentato, ha portato a destrutturare la formazione dell'esecutivo.
A quasi due mesi dalla vittoria del centrodestra, a quasi un mese dall'avvio della 17esima legislatura tutto è ancora fermo. L'elezione del presidente del Consiglio provinciale arriva solitamente a squadra di governo completa, la via del Fugatti bis è invece di aspettare la nomina per poi delineare un assetto definitivo. Evidente che se si dovesse trovare la convergenza su Soini (Lista Fugatti presidente) si spalancherebbero le porte al Patt che vedrebbe assecondata la richiesta di ottenere l'assessorato esterno (le strade portano a Marchiori) con Zanotelli (Lega) in quota politica pronta a subentrare all'assessore uscente Cia, passato intanto al gruppo misto dopo l'addio (con polemica) a Fratelli d'Italia. Il partito di Giorgia Meloni per ora appare defilato, anche se ai fu dissidenti Urzì ha parlato di incarichi e ruoli (certo, ci sono i presidenti delle commissioni, assessorati regionali e anche una presidenza del Consiglio regionale ad interim - ma quanto provvisoria? - assegnata a Paccher).
Equilibrio diverso se le Stelle Alpine si dovessero trovare a presiedere i lavori in piazza Dante con, per esempio, Bosin. A quel punto la leghista potrebbe rientrare nel piano ipotizzato da Fugatti alla prima ufficializzazione dell'esecutivo, dimissioni di Zanotelli dal Consiglio provinciale per rientrare come assessora tecnica (o esterna), con la necessità però di pescare un altro assessore politico dai banchi della maggioranza. Apparentemente fuori dai giochi il presidente del Consiglio provinciale uscente. "Non sono stato interpellato su nulla dalle elezioni - dice Walter Kaswalder - attualmente c'è ancora la struttura degli Autonomisti popolari, ma nessuna richiesta, nemmeno di un parere, è arrivata a Barbara Balsamo".
Non ci sono ufficialmente nomi sul tavolo e le minoranze attendono. L'incontro tra Tonina e Valduga di 48 ore fa non ha portato a sostanziali passi in avanti, le interlocuzioni telefoniche di ieri neppure.
"Ci è stata evidenziata dall'assessore - commenta Francesco Valduga (Campobase) - la necessità di un incontro della maggioranza per approfondire le richieste delle opposizioni".
Nell'ultimo Consiglio provinciale non si è arrivati a votare. E Partito Democratico, Casa Autonomia, Campobase e Alleanza Verdi Sinistra con Filippo Degasperi di Onda attendono di capire il da farsi. "Parteciperemo nella misura in cui c'è la capacità di condivisione, un dialogo", evidenzia Valduga. "La questione è di principio, ma soprattutto di rispetto dell'Aula e dei ruoli".
Archiviata, più o meno, la crisi di Giunta (ma manca ancora appunto due tasselli), il rischio è che non si esca da questo stallo. "C'è un nuovo confronto con tutti in mattinata - spiega l'assessore Mario Tonina (Patt) - c'è tutta la volontà di uscire da questa situazione, lavoro per trovare una soluzione e un punto di equilibrio tra le legittime aspettative che mi sono state presentate da parte della coalizione".
In questo senso negli scorsi giorni Bisesti e Failoni hanno evidenziato che il "controllo" dell'ufficio di presidenza dovrebbe ritornare alla maggioranza in quanto nella scorsa legislatura il Consiglio provinciale si è dovuta intrattenere un po' troppo, secondo il loro giudizio, nelle informative che si potrebbero bloccare a monte, anche se in realtà è l'Aula a trattare questi temi.
"Nel resto d'Italia la maggioranza resta tale anche nell'ufficio di presidenza", prosegue Tonina. "Non è una questione di poltrone e questa è una prassi consolidata ma non una legge. Il buon funzionamento poi di questo organo e dell'Aula si basa sulle persone. A ogni modo qualcuno dovrà compiere un passo indietro, se vogliamo sbloccare questo stallo e così evitare un'altra brutta figura, che però rischia di essere attribuita alla maggioranza".
La carica di presidente del Consiglio provinciale non è una contesa, infatti, secondaria. Una figura chiamata a garantire il corretto svolgimento dei lavori con un'atteggiamento super partes. E si inserisce anche la composizione del relativo ufficio di presidenza. Per consuetudine, infatti, dal 1969 (escluso una parentesi nell’undicesima legislatura) c'è stata una maggioranza della minoranza ma, ha spiegato Tonina nell'ultima seduta, nell’incontro della coalizione che sostiene Fugatti, è emerso che questa "tradizione" è un’anomalia che pesa sul buon funzionamento del Consiglio provinciale.
Una questione non banale, forse la prima e unica partita in cui le opposizioni possono far valere un certo peso (per l'elezione serve una maggioranza qualificata, prima di passare a quella semplice), anche perché nulla o quasi di quanto proposto dalle minoranze è stato approvato o valutato dalla Giunta Fugatti I. E abile nelle trattative, Tonina potrebbe pure riuscire "barattare" e far passare il mantenimento di una prassi consolidata come una conquista in cambio di una convergenza sul nome da votare con il centrosinistra che cadrebbe nel tranello. Le risposte potrebbero arrivare a stretto giro.


















