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Il Patt rompe gli indugi e chiede l'assessore esterno, ancora stallo sulla presidenza del Consiglio provinciale. Trattative per sbloccare i lavori d'Aula

La vice presidenza a Gerosa ha sbloccato i rapporti tra Lega e Fratelli d'Italia ma è ancora stallo tra maggioranza e opposizione per l'Ufficio di presidenza del Consiglio provinciale. Il Patt ha chiesto l'assessore esterno

Di L.A. - 07 dicembre 2023 - 11:22

TRENTO. E' iniziata con una sospensione la giornata di oggi in Consiglio provinciale. Si cerca di superare lo stallo legato alla nomina del presidente dell'Aula. Dopo aver assegnato la vice presidenza (con super assessorato) a Gerosa, resta in sospeso la situazione relativa a Cia (Qui articolo).

 

L'assessore alle politiche per la casa, disabilità, mobilità e trasporti non appare intenzionato a compiere passi indietro, Fratelli d'Italia è in stand-by sul punto e Fugatti non ha tolto le deleghe a Cia ma il Patt nelle scorse ore ha avanzato una richiesta al governatore per un ulteriore posto in Giunta: l'assessorato esterno. Questo è emerso dalla maggioranza delle Stelle Alpine riunite ieri sera.

 

La chiusura della partita relativa al presidente del Consiglio provinciale e dell'ufficio di presidenza potrebbe definire poi il resto della squadra di governo. In questo momento, proprio alla richiesta degli autonomisti sull'assessore esterno, il nome di Bosin non è sul tavolo e la prospettiva è quella di indicare Soini (Lista Fugatti) ma non ci sarebbe una convinta convergenza sul punto.

 

I rapporti tra minoranza e maggioranza, nella Conferenza dei capigruppo, convocata dalla presidente provvisoria, Lucia Coppola, si sono arenati sul "No", pronunciato dall’assessore Mario Tonina, alla richiesta contenuta nel documento delle opposizioni sull’Ufficio di presidenza.

 

Per consuetudine (dal 1969 ha ricordato Coppola, tranne una parentesi nell’undicesima legislatura) l’Ufficio ha una maggioranza della minoranza ma, ha affermato Tonina, nell’incontro della coalizione che sostiene Fugatti, è emerso che questa "tradizione" è un’anomalia che pesa sul buon funzionamento del Consiglio. Dal centrodestra è emersa la volontà di avere tre componenti sui cinque che compongono questo organismo. Invece, ha aggiunto ancora Mario Tonina, c’è la disponibilità a mantenere a 9 componenti la Prima commissione; mentre per quanto riguarda la costituzione di una sesta commissione su Europa e Euregio ha affermato che sarebbe più opportuno studiare una soluzione a livello regionale. Condivisione invece sulla necessità di potenziare la struttura del Consiglio.

 

Il capogruppo di CampobaseFrancesco Valduga, ha ricordato che la minoranza in questa fase difficile ha dimostrato senso di responsabilità presentando un documento che conteneva il “minimo sindacale” in termini di richieste. E ha definito il "No" a quella sull’Ufficio di presidenza uno scoglio sull’andamento dei lavori d’Aula: questo perché verrebbe meno l’unico elemento di garanzia delle minoranze consiliari.

 

Anche Filippo Degasperi ha ricordato che l’Ufficio di presidenza è l’unico presidio di garanzia; non solo, nelle precedenti legislature, compresa l’ultima, ha dimostrato di funzionare. "L’atteggiamento delle forze di maggioranza preoccupa - aggiunge l’esponente di Onda - anche perché si tratta di un 'No' su qualcosa che è dovuto. Davanti al fatto che la maggioranza ha tutti i numeri non serve che mostre anche i muscoli".

 

La rappresentante di Casa Autonomia, Paola Demagri, ha affermato che di condivisione se n’è vista poca in questo avvio di legislatura e si torna al comandare al posto del governare che si è visto all’inizio della prima presidenza Fugatti.

 

Il capogruppo del Partito Democratico, Alessio Manica, ha detto che la richiesta dell’opposizione di avere la maggioranza nell’Ufficio di presidenza è stata aggiunta al documento come una formalità perché lo si riteneva un fatto consolidato, che venne accettato intelligentemente anche nella appena trascorsa legislatura da Fugatti come elemento di equilibrio. Questo cambio di rotta – ha aggiunto Manica – mette in dubbio anche la tenuta della parola del Presidente.

 

Dal versante dell’opposizione Mirko Bisesti, capogruppo della Lega, ha affermato che le considerazioni della maggioranza non sono orientate a rompere i rapporti con le forze di opposizione, ma poggiano su considerazioni basate sull’esperienza fatta nella scorsa legislatura.

 

Secondo il capogruppo leghista dall’Ufficio di presidenza in mano alla minoranza sono venuti problemi alla funzionalità del Consiglio. Per esempio le troppe richieste di comunicazione in Aula rivolte alla Giunta. Una considerazione respinta da Manica il quale ha affermato che la programmazione dei lavori d’Aula dipende dal presidente e dalla Conferenza dei capigruppo e non dai vertici di Palazzo Trentini. Invece Degasperi ha negato che ci siano stati problemi, anzi, ha aggiunto, le minoranze non hanno mai votato contro il presidente.

 

Il candidato presidente del centrosinistra chiudendo i suoi interventi ha chiesto a Tonina e ai capogruppo di centrodestra di non fare strame di una storia che ha garantito non solo le minoranze ma tutto il Consiglio. Infine, anche per Claudio Soini, capogruppo della Lista Fugatti, la tradizionale composizione dell’Ufficio di presidenza appare un’anomalia, ma a prescindere da questo, ha auspicato che il dialogo con le minoranze possa continuare, pur nel rispetto dei ruoli.

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