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Stallo di Giunta e in Consiglio provinciale, "Siamo in mano ai capricci romani", le opposizioni: "Da Roma ladrona a Roma padrona"

La maggioranza ha votato un rinvio di 7 giorni sulla nomina dell'ufficio di presidenza del Consiglio provinciale. Critiche le opposizioni: "Il Trentino viene umiliato"

Di Luca Andreazza - 30 novembre 2023 - 15:10

TRENTO. Ancora nessuna soluzione sulla nomina in Aula. Tutto rinviato di altri 7 giorni. Un avvio di legislatura faticoso per il Fugatti bis alle prese con la crisi di Giunta dopo il tradimento dell'accordo sulla vice presidenza della Provincia. Dure le opposizioni che parlano di un Trentino sotto scacco, di capricci e di teatrino. Le minoranze chiedono alla maggioranza di sbloccare la situazione e di assumersi la responsabilità di un momento di grave impasse per il territorio. Un'Autonomia sacrificata agli equilibri romani mentre i cittadini attendono risposte ai problemi. Un braccio di ferro che mette inoltre in crisi i rapporti con il governo quando ci sono importanti partite da gestire.

 

Anche la seconda seduta del Consiglio non ha portato all'elezione del presidente d'Aula: "Non ci sono le condizioni". E da qui il rinvio a giovedì 7 dicembre. L'assessore Tonina si è scusato perché non si sarebbe aspettato questa situazione ma si è preso l'impegno di avviare le interlocuzioni con le minoranze per risolvere il nodo dell'ufficio di presidenza alla prossima seduta con un'ampia condivisione per "affrontare con serenità un percorso di 5 anni". 

Un percorso definito a grandi linee nella capigruppo. Nel corso del vertice Fugatti ha garantito che la Giunta in questi giorni di crisi è comunque pienamente operativa. "L’anomalia esiste - le parole del governatore - ma c’è la volontà di risolverla per la prossima seduta. Verranno, inoltre, condivisi con la minoranza i percorsi per l’individuazione del nuovo presidente dell’Aula". E Valduga (Campobase), Alessio Manica (Pd) e Paolo Demagri (Casa Autonomia) hanno chiesto che la dignità del legislativo non venga subordinata alle contese che riguardano il governo provinciale e che la partita del Consiglio venga condivisa anche per inaugurare un clima migliore di quello della scorsa legislatura.

 

In Aula, Valduga ha affermato che la volontà della minoranza è quella che venga scisso il piano del legislativo da quello della Giunta. "L’aula - spiega il candidato presidente del centrosinistra - non può essere vista come secondaria e subordinata agli equilibri di Giunta e ai personalismi". Un Trentino in mano ai capricci di personaggi romani, sostiene Filippo Degasperi (Onda). "Il Consiglio è ostaggio di soggetti che con gli elettori trentini hanno poco a che fare. Proconsoli che arrivano da Roma e si mettono a sindacare le scelte di Fugatti. Nel corso della settimana l’impegno di aprire il confronto con le minoranze è stato disatteso perché a Roma non andava bene. Il ministro Lollobrigida ha dichiarato che non sono stati rispettati i patti che sarebbe bello vedere nero su bianco. I trentini aspettano mentre la regia di questi capricci si trova a Roma. E quindi il Trentino è succube di personaggi che fanno fermare i treni per andare a inaugurare un parco e per poter arrivare in tempo a una trasmissione tv. Personaggi che i trentini in altre epoche sapevano come trattare".

 

A dichiarare un estremo imbarazzo per la situazione è stato Paolo Zanella (Partito Democratico). "I motivi di questo stallo che paralizza le istituzioni autonomiste impedisce al parlamento trentino, che rappresenta il popolo, di lavorare. E questo viene fatto da chi ha preso il 50% dei voti e che non riesce a trovare, irresponsabilmente, un accordo all’interno della stessa maggioranza. Questo significa che i consiglieri non possono dire la loro sui problemi rilevanti del territorio. Eppure fuori ci sono persone che dormono all’addiaccio; le imprese non riescono a trovare lavoratori; i dati demografici sono i peggiori di sempre; i salari più bassi di tutto il nord Italia. E poi problemi gravi sulla casa, liste di attesa infinite nella sanità. Inoltre, sono state frammentate, per equilibri interni, le competenze sociali. C’è un assessore ai trasporti che non va in ufficio nonostante i problemi del bypass, le Olimpiadi e il Nordus. Un assessore alle pari opportunità che non va in ufficio, quando ci sono bandi di concorso paralizzati per la scuola. Una frammentazione di deleghe sul piano energetico. Il Trentino, insomma, è in scacco perché l’accordo è stato elettorale e non di governo. Inaugurando, l’ossimoro dell’autonomismo sovranista che piega l’autonomia a Roma. Eppure Fugatti, con questa crisi, si è preso la responsabilità di mettere in crisi i rapporti col governo quando ci sono aperte partite come l’A22 e la modifica statutaria, oltre agli arretrati concordati a San Michele".

 

Anche Andrea de Bertolini (Pd) ha spiegato che il problema non è solo il tempo trascorso, "ma questa inerzia sottende un problema più acuto. E cioè quello che la nostra comunità è ostaggio di un braccio di ferro tra partiti e personalismi deteriori. Un braccio di ferro che lede il senso più importante della nostra autonomia che per la maggioranza può essere sacrificata a equilibrismi romani. Rimarrà una fragilità politica qualunque equilibrio si riuscirà a trovare. Una fragilità che si riverbererà su tutta la legislatura, soprattutto nei rapporti con Roma". Concetti ribaditi da Francesca ParolariMichela Calzà e Lucia Maestri: "Un Consiglio provinciale buttato nel calderone della spartizione".

 

A intervenire Roberto Stanchina (Campobase). "Se il buongiorno si vede dal mattino era meglio rimanere a dormire, ha esordito, ma i trentini sono gente che si alza presto per andare a lavorare. Ma dal Trentino e dalla minoranza vien un grido forte perché c’è la necessità di governo. Un autonomia che è sempre stata un esempio. Sul Pnrr stanno arrivando notizie drammatiche. Notizie inquietanti per le città, le comunità e gli enti locali. Siamo passati, ha aggiunto, da Roma Ladrona a Roma padrona e fuori a quest’aula non si comprende cosa sta succedendo qui, quindi tutti si devono impegnare a togliere dal tavolo il pericolo della perdita dell’autogoverno. Un appello perciò a fare presto per dare una risposta ai bisogni dei cittadini, dal rinnovo dei contratti, alla sanità, alla scuola".

 

La consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri, ha detto che questo è un grande momento per l’Autonomia sul piano decisionale, etico e di collaborazione. Un richiamo alla responsabilità del presidente della Giunta, ma anche dei consiglieri che hanno un ruolo di controllo del potere. C’è una mano tesa alla maggioranza spronandola a ridurre i tempi di questo spiacevole teatrino. A tirare invece per la giacchetta le Stelle Alpine è Alessio Manica (Pd): "Non è mai accaduto che il Consiglio venisse così umiliato". Il consigliere ha affermato però di non essere più di tanto stupito "perché la stessa composizione della maggioranza porta alle sgomitate. Si sapeva che l’entrata in scena di un partito nazionalista e centralista ha dato il suo amaro frutto che era del tutto prevedibile. Imbarazzante su tutto ciò anche il silenzio del Patt". Inoltre, ha ricordato che la minoranza potrebbe anche portare legittimamente al voto sul presidente del Consiglio la maggioranza, ma si è scelto di trovare una soluzione condivisa perché l’assemblea sta sopra al governo provinciale". Poi l'appello di Tonina (Patt) ai quattro consiglieri di Fratelli d'Italia di "superare l'influenza romana" (Qui articolo).

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