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Rossi in Parlamento, l'idea che piace a sinistra per riprendere il dialogo con le Stelle Alpine. Ma il Patt non vuole impegni, meglio blockfrei

La voce della candidatura dell'ex governatore impazza negli ambienti dem. Gli autonomisti smentiscono e ribadiscono che il centrosinistra non esiste più, né per le elezioni suppletive del prossimo maggio né per l'elezione del prossimo sindaco di Trento nel 2020

Di Donatello Baldo - 17 gennaio 2019 - 19:28

TRENTO. La voce circola da qualche giorno, soprattutto tra gli ambienti del Partito democratico, ma più che un'indiscrezione sembra un auspicio, che arriva proprio da quella parte politica che lo ha 'tradito' nella scorsa estate: Ugo Rossi sarà candidato sul collegio di Trento alle elezioni suppletive di maggio per la Camera dei Deputati.

 

Una buona notizia per quelli che vorrebbero così ricucire con il Patt, per coloro che davanti alla forza della Lega vedrebbero bene una ricomposizione del fu centrosinistra autonomista, anche in vista delle elezioni comunali del 2020, quando si dovrà eleggere anche il sindaco di Trento. Ma più che una notizia è un desiderio, che però non fa i conti con il diretto interessato e con il Patt, ancora ferito dalla decisione del no al Rossi bis.

 

In casa autonomista, ai massimi livelli, assicurano che queste voci sono prive di ogni fondamento. Non ha senso che sia Rossi il candidato ma soprattutto - sottolineano - non ha senso che ci sia qualcuno che ipotizza un centrosinistra redivivo che si possa coalizzare attorno a colui che è stato sacrificato alla vigilia delle elezioni scorse.

 

Il centrosinistra, ripetono, non esiste più. Né per le elezioni suppletive né per le comunali del 2020. Si capisce che il Patt guarda altrove, non prende impegni e l'ultima cosa che potrebbe fare è quella di legarsi ad una parte. La prospettiva è quella del blockfrei, fuori dai blocchi, mani libere. In Consiglio provinciale all'opposizione di Fugatti, in Consiglio regionale indirettamente in maggioranza, sostenendo l'Svp che va a braccetto con la Lega. E alle europee, sempre a rimorchio della Volkspartei, nel centrodestra con Forza Italia

 

L'analisi del Patt è chiara: gli elettori - dicono - non capirebbero questa retromarcia. Nemmeno sei mesi fa la rottura che ha portato le Stelle alpine a lasciare la coalizione, ora si dice che allora si scherzava? Che tutto è come prima? Niente da fare, gli autonomisti proseguiranno con la corsa in solitaria, per tenere stretti i voti strappati anche alla destra, i voti degli autonomisti 'veri' che del Pd hanno ben poca simpatia.

 

Il risultato? In maggio ci si presenterà in ordine sparso, ognuno per sé. Il Patt con un suo nome e il Pd con qualcun altro, forse in accordo con Futura. E vincerà la Lega, anche in un collegio che poteva essere conteso, perso per pochi voti nell'ultima tornata. Ma questa è la realtà: se pur i democratici sperassero che Rossi candidato al Parlamento potesse essere la mossa giusta per ricominciare a dialogare, Rossi non ci sta, il Patt non ha intenzione di legarsi con il centrosinistra.

 

La doccia fredda ha fatto il giro della politica in poco tempo, spiazzando tutti. Adesso dicono che c'era da aspettarselo, ma la paura è tanta: 'Si perde anche questa volta? E anche per le comunali, lasciamo il sindaco alla Lega?'. Allora c'è chi cerca altre soluzioni, che ipotizza nuove strade. 'E se fosse un nome di area per il Parlamento? Pd e Futura potrebbero fare desistenza e non candidare nessun altro'.

 

Ma anche queste altre strade sembrano piacere poco al Patt. Significherebbero comunque un 'fronte popolare' contro la Lega, ideologico e di campo, di alleanza seppur indirettamente. No, nemmeno la desistenza piace agli autonomisti: vanno da soli, senza mezzucci utili soltanto a vincere una posizione. Fanno sapere che la strada per intrecciare nuovamente i fili delle alleanze è ancora lunga, e non si sa nemmeno se questa è quella giusta.

 

In questo clima si celebrano i congressi del Partito democratico e delle Stelle alpine. Il tema, per entrambi, saranno i rapporti politici e le alleanze. Nel Pd il dibattito sarà su come sia necessario riprendere il discorso con gli alleati storici, perché si vince solo se si è uniti. Una tesi che sconfesserà la parte dem che ha votato contro Rossi presidente quel 16 agosto dell'anno scorso.

 

Nel Patt si parlerà di quanto stare con le mani libere, di quanto essere blockfrei, di come rapportarsi con la Lega che a Bolzano governa assieme ai fratelli maggiori dell'Svp. Un congresso che potrebbe allontanare ancor di più il partito di Rossi e di Panizza da una sinistra che sembra a tutti senza strategia.

 

 

 

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