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Presidenza del Consiglio, il muro delle opposizioni favorisce Claudio Cia. Per Kaswalder quotazioni in ribasso

Il Patt ha posto il veto sull'ex delle Stelle Alpine. Se il fronte della minoranza resta unito Fugatti sarà costretto a proporre il nome dell'esponente di Agire per il Trentino

Di Donatello Baldo - 24 novembre 2018 - 18:59

TRENTO. Il muro contro muro sulla presidenza del Consiglio provinciale innalzato dalle opposizioni rischia di favorire una soluzione inaspettata: Claudio Cia sullo scranno più alto dell'Assemblea legislativa. Altre soluzioni sono difficili, i nomi in campo - nella famosa rosa chiesta dalle minoranze - sono pochi: questo o quello. 

 

Il Patt ha posto il veto: l'ex delle Stelle Alpine, che se n'è andato dal Patt formando Autonomisti Popolari e passando al centrodestra non dev'essere premiato. Dicono che non ne fanno una questione di nomi, ma fanno anche sapere che non lo voteranno mai come presidente del Consiglio provinciale. 

 

Il Pd la mette giù in politichese: avete vinto con la maggioranza relativa, la presidenza potrebbe anche prenderla al limite l'opposizione, comunque non sta scritto da nessuna parte che decidete tutto voi. Futura condivide pienamente, l'Upt si adegua al volere dei colleghi dell'opposizione e i 5 Stelle non possono 'tradire' subito e promuovere un accordo separato.

 

Per eleggere il presidente del consiglio servono 24 voti e la maggioranza ne dispone soltanto di 21. Le minoranze nelle prime due votazioni sono uscite dall'aula mandando a vuoto il voto. Martedì il nuovo tentativo ma se nulla cambia il nome di Kaswalder salta. Al terzo no sarebbe imbarazzante per l'intera coalizione di Fugatti insistere sull'autonomista. 

 

Hanno studiato le contromosse e qualcuno tenta i contatti per isolare coloro che pongono il veto. Dicevamo dei 21 voti della maggioranza e dei 24 che servono per l'elezione: se i due dei 5 Stelle ci stessero sul nome di Kaswalder? Si arriverebbe a 23. Lucia Coppola, pur dell'opposizione, è costretta a stare in aula perché è la presidente provvisoria ed ecco i 24 voti.

 

Ma se è vero che Lucia Coppola è obbligata a mantenere la sua posizione, è anche vero che una volta fatto il presidente lei raggiungerebbe gli altri della minoranza fuori dall'emiciclo. Così, per l'elezione del vicepresidente e dei questori si tornerebbe punto a capo. Anche per queste cariche serve la maggioranza dei 2/3.

 

Potrebbe unirsi alla maggioranza anche Pietro De Godenz dell'Upt, ma cosa avrebbe in cambio? Ai 5 Stelle potrebbero dare la vicepresidenza in cambio dell'appoggio, ma a De Godenz cosa resta? Nulla. I posti sono quelli e altre cariche da distribuire non ce n'è.

 

Allora si ritorna al niet dell'opposizione al nome di Kaswalder e alla necessità di trovare una soluzione politica, non aritmetica di chi si sta dentro e chi sta fuori. C'è chi vorrebbe fosse Mara Dalzocchio a prendere lo scranno che fu di Dorigatti ma lei non è nel cerchio magico del presidente. E poi, non si diceva che la Lega soffre di bulimia? Ancora posti a loro? Impossibile.

 

Il posto della presidenza serve a compensare chi non è entrato in giunta, per questo si era pensato all'esponente degli Autonomisti Popolari. E per questo, in alternativa non rimane che Claudio Cia (l'ipotesi di consegnare le chiavi del palazzo a Giorgio Leonardi di Forza Italia non è nemmeno stata presa in considerazione). 

 

Ecco dunque che la minoranza, il Partito democratico, Futura e le Stelle Alpine potrebbero riuscire a far eleggere sulla poltrona più importante dell'Assemblea legislativa l'esponente di Agire. Non si sarebbe mai immaginato. 

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