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Elezioni, il Pd riapre ad Azione e Italia Viva in Trentino? Urzì: ''Facciano pure gli inciuci ma non in nome dell'autonomia. Questo è il tramonto della sinistra''

Dopo la fisiologica rottura di Azione con il Pd che ha preferito allearsi con Sinistra Italiana e Verdi sono volati gli stracci tra le basi dei diversi partiti ma non tra i vertici che in Trentino stanno cercando di mantenere aperto un dialogo. La sensazione è quella che si punti sul modulo del ''pallottoliere'': si sommano i voti di tutti quelli che ci stanno pur di starci e poi si vedrà. Fratelli d'Italia: ''Chiediamo che questo indegno mercato dei collegi non sia passato come omaggio all’autonomia di scelte del territorio''

Di Luca Pianesi - 16 August 2022 - 11:54

TRENTO. ''Per cortesia non in nome dell’autonomia. Se Pd e il pasticcio di Renzi e Calenda vogliono fare inciuci in Trentino per pura impudica e plateale spartizione di poltrone si accomodino e facciano pure, ma per favore non usino il pretesto dell’autonomia''. Alessandro Urzì e Fratelli d'Italia chiedono trasparenza al centrosinistra mentre nelle ultime ore sarebbe emerso che in nome di un accordo territoriale, con sguardo più orientato verso le provinciali del 2023 che a una reale convergenza di posizioni di questi giorni, si starebbe lavorando ad un accordo tra il ''terzo polo'' e il blocco Pd/SinistraItaliana/Verdi pur di giocarsi qualche chance in più soprattutto sui collegi senatoriali.

 

Restano le distanze siderali tra chi si trova a difendere le posizioni di SinistraItaliana e Verdi e chi crede in un blocco europeista e antipopulista come quello formato da Italia Viva e Azione (e viene da chiedersi anche come potrebbe poi, ipoteticamente, governare anche il Pd con Fratoianni e Bonelli viste le loro posizioni lontanissime dalla famigerata agenda Draghi, dal progressismo, dall'atlantismo e il senso di responsabilità sbandierati per anni dai Dem). Ma per Urzì, in nome di qualche poltrona in più, il centrosinistra sarebbe pronto a soprassedere sulle differenze politiche e culturali per provare a giocarsela secondo il modulo del ''pallottoliere'': si sommano i voti di tutti quelli che ci stanno pur di starci e poi si vedrà.

 

''Le riaperture del tavolo per la lottizzazione dei collegi da parte dell’ex vicepresidente Pd della Provincia Olivi, interessatissimo ad un collegio, e della segretaria Pd Maestri, interessatissima a che Olivi liberi un posto in Consiglio provinciale per riaffacciarsi sulla scena politica istituzionale provinciale essendo la prima dei non eletti, hanno il sapore amaro della beffa. Anche riguardo le decisioni che sembravano già assunte dalla base dello stesso Pd''. Non è un mistero, infatti, che la base del Pd si sia scagliata contro Calenda e la sua scelta di rompere con Letta dopo che questi ha preferito puntare su Fratoianni e Bonelli invece che guardare al centro (dove tra l'altro ogni voto vale doppio perché più facilmente sottratto alla destra).

 

La paura atavica del Pd di avere qualcuno più a sinistra di loro, fuori dal proprio confine, ha determinato quanto si è visto (che poi è quanto si è visto sempre dai tempi di Bertinotti a quelli di Diliberto) e tra Azione e Partito democratico sono volati gli stracci. Ma mentre gli stracci volavano tra gli iscritti e i simpatizzanti i vertici provinciali cercavano di tenere aperta la discussione per le candidature: Conzatti al senato su Rovereto dove ci sarebbe anche Olivi, Pietro Patton su quello di Trento e poi si è parlato dei consiglieri provinciali Ferrari Zeni e di (non) tanti altri.

 

''Ora, quello che Fratelli d’Italia chiede - prosegue Urzì - è che questo indegno mercato dei collegi, si sarà notato tutt’altro stile nell’altra metà di campo, nel centrodestra, non sia passato come omaggio all’autonomia di scelte del territorio. Se gli stracci fra Pd e la roba di Calenda e Renzi volano a livello nazionale è inguardabile che qui si cerchi di spartirsi sottobanco i collegi con l’intenzione di spedire a Roma chi sarà su banchi diversi e su fronti diversi e lì continuerà a insultarsi. E per favore quindi queste anime disperate della sinistra non usino l’autonomia per spacciare la loro fame di poltrone contro ogni pudore e ogni credibilità''.

 

''Questa vicenda ha segnato il tramonto della sinistra, lacerata su tutto - conclude il coordinatore regionale di Fratelli d'Italia - senza una idea di governo su nulla ma capace di inventarsi ogni volta la favola delle destre da arginare per giustificare la loro bulimia di potere. Fatelo, rispondendone ai vostri sostenitori, se a loro va bene così, ma non fatelo per carità a nome dell’autonomia. Chiamate le cose con il loro nome, fatelo a nome della vostra disperazione''.

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