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L'Adige comprato da Athesia: per Fraccaro "un vulnus inaccettabile", Crimi "effetti deleteri sul pluralismo dell'informazione"

Il sottosegretario con delega all'editoria commenta l'accaduto su Facebook e promuove il ripristino della norma che vieta ad un gruppo editoriale di possedere oltre il 50 per cento dei quotidiani in regione, abrogata dalla legge Gasparri nel 2012. Per il ministro trentino la tutela del diritto all'informazione dei cittadini va garantita a scapito degli interessi finanziari

Di Cinzia Patruno - 28 luglio 2018 - 17:37

ROMA. "Stop alle posizioni dominanti nell'editoria a livello regionale". Non ha tardato ad arrivare il commento (via Facebook) del sottosegretario di stato all'editoria Vito Crimi, che ha voluto rispondere prendendo una posizione netta all'acquisizione del gruppo Athesia del quotidiano l'Adige con Radio Dolomiti e l'agenzia Medialpi (Qui Articolo). Un fatto che, secondo il senatore, "non può lasciare indifferenti".

 

Neanche il ministro Fraccaro ha gradito e ha preso posizione contro l'accordo. "La concentrazione editoriale in Trentino Alto Adige è del tutto inaudita e configura un monopolio dell’informazione sconcertante. L’acquisizione de l’Adige da parte del Gruppo Athesia, già proprietaria di Trentino, Alto Adige e Dolomiten, rappresenta un vulnus inaccettabile nel panorama nazionale".

 

"Il Governo – ha detto il ministro trentino per i rapporti con il parlamento e la democrazia diretta - interverrà al più presto per ripristinare il divieto di possedere più del 50% delle testate in ambito regionale con l’obiettivo di tutelare il diritto all’informazione dei cittadini".

 

Mentre la classe politica a livello regionale lascia trapelare qualche debole posizione, la vicenda sta avendo una discreta eco su scala nazionale. D'altronde, Crimi rappresenta la più alta carica a garanzia della tutela dell'informazione. "È indubbio – continua il sottosegretario di stato su Facebook, dopo aver precisato che Athesia è ora a capo dei quattro principali quotidiani editi e diffusi in Trentino Alto Adige, nonché radio e agenzie pubblicitarie - che questa nuova condizione provochi una forte limitazione nella garanzia del pluralismo dell'informazione. Condivido pienamente le preoccupazioni emerse da più parti in merito a questa problematica".

 

Preoccupazioni legate, secondo entrambe le parti, ad un vuoto legislativo per il quale si dicono pronte a muoversi il prima possibile. "Una legge del 1987 aveva già previsto espressamente il divieto di possedere più del 50% delle testate in ambito regionale (Legge 67/1987, art. 3, comma 1, lettera b) - prosegue Crimi nel suo post -. Ma la norma è stata abrogata nel 2012 dalla Legge Gasparri".
 

"Credo sia arrivato il momento di ripristinare quella norma, a garanzia di tutto il sistema dell'informazione. Il caso del Trentino Alto Adige è solo un esempio, ma è utile per accendere un faro su una problematica che interessa tutto il Paese. L'eccessiva concentrazione della proprietà editoriale a livello regionale è un fenomeno che va monitorato ed evitato, poiché ha effetti deleteri sul pluralismo dell'informazione e può provocare conseguenze pericolose nella garanzia del diritto all'informazione".

 

Anche il ministro Fraccaro si trova d'accordo. "La libertà di stampa e l’indipendenza dai gruppi di potere vanno garantite ad ogni costo e non possono essere compromesse a colpi di operazioni finanziarie. Ripristineremo la norma sul divieto di concentrazione regionale abrogata dalla legge Gasparri affinché tutte le società editoriali si adeguino alle nuove disposizioni di legge che impediranno le posizioni dominanti, al fine di salvaguardare l’interesse".

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