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Sanità, Futura: ''I tagli metteranno a rischio qualità e sicurezza delle cure. Che si vuol fare con i punti nascita?''

Il movimento guidato da Ghezzi e Coppola interroga il consiglio provinciale e l'assessora Segnana: ''E’ assurdo avere l’obiettivo di garantire l’apertura dei punti nascita sul territorio quando un parto a Cavalese costa all’incirca 12 mila euro e a Trento circa 1800 euro, ed è contraddittorio con la richiesta di razionalizzazione e contenimento della spesa''. Chieste informazioni anche su ipotesi di aumento dei ticket, sui farmaci oncologici e sul personale sempre più ''tirato''

Di Luca Pianesi - 27 maggio 2019 - 17:30

TRENTO. Mentre i sindacati hanno incontrato il presidente Apran Bolego e il nuovo dirigente dell'Apss Ruscitti per discutere dei rinnovi contrattuali per i dipendenti della sanità pubblica si è parlato, eccome, dei tagli (svelati da ilDolomiti venerdì scorso QUI ARTICOLO) a tutto il comparto, annunciati dall'assessora Segnana con una lettera al direttore generale Bordon: 120 milioni spalmati fino al 2023. ''Ipotesi che riteniamo sbagliata - hanno ribadito Luigi Diaspro e Gianna Colle della Cgil - perché inciderebbe profondamente sulle fasce deboli della società cui, al contrario, vanno assicurati più servizi sanitaria per gli accresciuti bisogni della popolazione'' (QUI I SINDACATI).

 

Sul tema intervengono anche Coppola e Ghezzi di Futura. ''Recentemente - spiegano i due consiglieri provinciali - l'assessora Segnana aveva annunciato un piano di intervento milionario a sostegno della natalità oltre all’intenzione di realizzare la promessa elettorale della riapertura dei punti nascita e potenziamento degli ospedali periferici. Ha comunicato inoltre la possibile istituzione di un’unità operativa di neurochirurgia ad Arco. Un progetto che necessita di mezzi e risorse importanti, nuovi macchinari, medici e anestesisti 24 ore su 24. Non si capisce come si riescano a conciliare tali progetti faraonici con i tagli prospettati. Infatti di tagli si tratta e poco importa che l'assessora li chiami invece razionalizzazione e efficientamento.

Una riduzione di risorse di 120 milioni di euro in quattro anni avrà senz'altro ripercussioni sulla qualità del servizio sanitario che deve essere garantita a tutti i cittadini. Sarà inevitabile penalizzare dei servizi che invece hanno bisogno di sostegno e potenziamento''.

 

L'assessore ha replicato, infatti, che non si tratterebbe di ''tagli'' ma di ''razionalizzazioni'' e che tutto ciò è inevitabile per il previsto ridursi delle risorse provinciali e per il difficile contesto economico in cui si trova e rischia di trovarsi il Paese nei mesi a venire. Ma, nonostante a livello di Apss già si stia ragionando su tale razionalizzazione e al primo punto di ogni proposta di efficientamento ci sia proprio l'intenzione di non investire sui punti nascita e le strutture periferiche, Segnana garantisce che proprio le politiche di decentramento in ambito sanitario non sarebbero in discussione.  

 

''E’ assurdo avere l’obiettivo di garantire l’apertura dei punti nascita sul territorio - proseguono Coppola e Ghezzi - quando un parto a Cavalese costa all’incirca 12 mila euro e a Trento circa 1800 euro, ed è contraddittorio con la richiesta di razionalizzazione e contenimento della spesa. Si pensa di procedere con la rotazione dei medici. Già i concorsi vanno deserti, ora si intenderebbe obbligare le equipe mediche a prestare servizio negli ospedali periferici a rotazione. Una modalità che certamente farà scappare ulteriormente i medici dalla nostra provincia. Inoltre questi i medici dovranno essere pagati di più e anche qui sorgono dei dubbi sui metodi che si vogliono adottare per razionalizzare le spese''.

 

''Si pensa di efficientare il piano del personale - proseguono i due consiglieri - ma si teme che questo possa essere il preludio ad ulteriori tagli. Eventuali tagli al personale medico e infermieristico, già sottodimensionati, metteranno a rischio la qualità e la sicurezza delle cure. Da tempo anche l’ordine delle professioni infermieristiche della Provincia di Trento richiede l’adeguamento del personale infermieristico a standard internazionali a garanzia della sicurezza dei cittadini. Il settore sanitario è essenziale per una economia stabile e funzionante, in quanto ha un impatto positivo sulla performance economica di altri settori dell’economia, attraverso i posti di lavoro che generano e grazie all’acquisto di beni e servizi. Sul fronte ricavi l’assessorato parla di compartecipazione alla spesa da parte degli utenti che tradotto vuol dire aumenti dei ticket sanitari. Anche qui le più colpite saranno le fasce più deboli della popolazione. Per quello che riguarda i farmaci oncologici anche in quel campo si intende ridurre la spesa, aumentando la percentuale dei casi di ricorso ai prodotti generici. Tali farmaci, se da un lato possono avere un costo unitario inferiore, dall'altro è altrettanto vero che possono differire talora, da quelli originali, per biodisponibilità. Pertanto, le scelte di politica sanitaria non dovrebbero considerare i soli aspetti economici, ma anche quelli qualitativi sia in termini di efficacia che di sicurezza''.

 

A fronte di tali considerazioni Futura interroga la giunta per chiedere all'assessora se sia nelle loro intenzioni avviare delle trattative con il governo nazionale per cercare di ridefinire l'entità delle risorse a sostegno della sanità trentina; come intendano affrontare il problema del sottodimensionamento del personale medico e infermieristico rispetto ai bisogni della popolazione; se ritengano che la riduzione delle risorse a disposizione influiranno sulle promesse riduzioni dei tempi di attesa per le visite mediche e per gli accessi al Pronto soccorso che necessitano, per essere contenuti, di un potenziamento del personale medico e infermieristico; come intendano conciliare la razionalizzazione della spesa sanitaria con la decisione di investire risorse per la riapertura dei punti nascita periferici e il potenziamento degli ospedali periferici. E quale sia la strategia che sottende alla richiesta di razionalizzazione della sanità pubblica con una riduzione di spesa di 120 milioni in quattro anni e il contestuale aumento del finanziamento alle strutture private convenzionate che passa da 20,4 milioni di euro nel 2018 a 22,8 milioni nel 2019, con un aumento dell’11,7%.

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