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Sanità chiesti i tagli dall'assessora e in Apss si pensa già alle strutture periferiche

L'assessora conferma: ''Abbiamo chiesto all'azienda una valutazione sulla nuova organizzazione. E' necessario capire i risultati della sperimentazione per eventualmente rimodulare e rivalutare i modelli''. E in Apss si pensa a dove recuperare risorse. Primo tema da discutere i punti nascita periferici a fronte di cronicità e vecchiaia, veri temi del prossimo futuro

Di Luca Pianesi - 25 maggio 2019 - 06:01

TRENTO. Prima 10, poi 20, poi 40 e infine 50 milioni di euro di tagli annunciati, tra il 2020 e il 2023, dall'assessora provinciale all'Azienda sanitaria con una lettera privata indirizzata al direttore generale. Il tutto, come vi abbiamo raccontato ieri per primi, a fronte di atti pubblici dove, al contrario, si parla di crescita, sviluppo e di ''potenziamento dell’assistenza territoriale e dell’integrazione ospedale-territorio'' (QUI ARTICOLO). La lettera riservata inviata all'Apss chiede alla stessa azienda di produrre entro il 31 luglio un ''Piano di efficientamento'' a fronte degli annunciati risparmi e della presa d'atto che anche a Roma le cose non stanno andando alla grande. 

 

Nella lettera si specifica, infatti, che ''oltre alla decrescita complessiva del bilancio provinciale a partire dal 2022 per l'esaurirsi di alcuni gettiti arretrati e che fa ipotizzare una riduzione delle risorse a disposizione, (c'è ndr) anche l'attuale scenario di contrazione economica nazionale come da ultimo riportato nel Def nel quale la previsione di crescita tendenziale è stata ridotta allo 0,1% per l'anno in corso, che salirebbe allo 0,8% nei tre anni successivi''. Insomma c'è da tagliare e tagliare seriamente e al riguardo ieri l'assessora in conferenza stampa ha spiegato: "E' vero, abbiamo chiesto all'azienda una valutazione sulla nuova organizzazione. E' necessario capire i risultati della sperimentazione per eventualmente rimodulare e rivalutare i modelli. Abbiamo tempo fino al 31 dicembre''.

 

''Contemporaneamente - prosegue l'assessora - abbiamo chiesto un piano di efficientamento. C'è la problematica della diminuzione delle risorse nel giro di un paio di anni. Se poi questa riduzione non ci sarà, ovviamente sarà meglio ma dobbiamo prenderci per tempo. Comunque in previsione cerchiamo di fare un piano e l'Apss ci farà una serie di proposte per valutare dove tagliare. Non ci sono pregiudiziali, ma tutto è in vista della riorganizzazione di fine anno. Stiamo già pianificando l'agenda". Il problema è che il ''come'' tagliare dell'Apss e della giunta potrebbero non coincidere.

 

Politicamente, infatti, si sa che l'attuale amministrazione ha puntato moltissimo sulla battaglia per l'apertura dei punti nascita periferici. Forte era la spinta prima di tutto per quello di Cavalese riaperto con l'insediarsi della nuova giunta dopo un difficile e articolato iter portato avanti dalla passata amministrazione. Oggi, però, se si deve tornare a parlare di risparmio e di tagli qualsiasi tecnico o esperto di sanità non potrà non partire proprio da queste strutture. E infatti tra le ipotesi che circolano in ambiente sanitario si ragiona proprio sul panorama futuro che è inevitabilmente segnato sempre più da cronicità, malattie e infortuni legati alla vecchiaia (ed è inutile ripetere che si vuole politicamente invertire la tendenza e bisogna puntare su più parti perché, per almeno trent'anni, non ci sarà questa inversione visto che gli ultraottantenni hanno superato i nuovi nati QUI ARTICOLO).

 

E proprio l'ospedale di Cavalese tornerebbe al centro del dibattito. Da un lato per la scarsa sostenibilità del punto nascite dall'altro perché sempre a rischio in termini di personale. Un problema, quest'ultimo, che riguarda tutto il sistema sanitario trentino visto che quota 100 e il superamento della legge Fornero hanno dato il via ai pensionamenti ma il ricambio non c'è e per pensare a nuovi laboratori e a nuove strutture (per esempio Neurochirugia ad Arco ma poi ci sono il il centro provinciale per la procreazione medicalmente assistita sempre di Arco, c'è il centro Nemo di Pergine e altri) periferiche bisognerebbe andare a cambiare prima leggi e blocchi del turnover. Insomma ci vuole una strategia politica d'insieme una visione al passo con i tempi e con le reali esigenze della comunità tutta.

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