Le rette dei malati di Alzheimer le paga il pubblico? Upipa: "Sollecitiamo la politica a trovare le soluzioni. Dalle sentenze alle detrazioni fiscali: troppo aspetti ignorati"
La posizione di Upipa, che prende le distanze dalle dichiarazioni di Spes, sulle rette dei malati di Alzheimer e più in generale delle patologie che rendono inscindibili il trattamento alberghiero e quello sanitario

TRENTO. Un sollecito "forte e deciso" alla politica, nazionale e provinciale, di affrontare il tema e di trovare soluzioni. Norme poco chiare e risultati dei ricorsi incerti con sentenze diverse. Ci sono poi alcune contraddizioni: un familiare di una persona malata di Alzheimer può vincere la causa sul pagamento della retta alla casa di riposo ma poi rischia di dover restituire l'importo dell'assegno di accompagnamento. Sono tante le incertezze e Upipa interviene sulla questione. Non solo, prende le distanze dalle affermazioni di Spes.
La discussione è aperta a fronte delle incertezze sul pagamento della retta di una casa di riposo per i malati di Alzheimer, ma più in generale delle patologie che rendono inscindibili il trattamento alberghiero e quello sanitario.
Negli ultimi anni numerose Corti d’Appello italiane hanno ribadito un principio che va verso il consolidamento: una persona è affetta da Alzheimer o da altre forme di demenza grave versano in una condizione che non può essere considerata un bisogno prevalentemente assistenziale ma una patologia cronico-degenerativa che richiede prestazioni sanitarie continuative e indispensabili. Da qui discende l’orientamento giurisprudenziale secondo cui la retta non può essere posta a carico delle famiglie poiché la componente sanitaria è prevalente e, come tale, deve essere garantita dal Servizio sanitario nazionale.
Una "rivoluzione" che avrebbe impatti non secondari sulle risorse da destinare alla sanità. Per questo ci sono vertici e confronti un po' a tutti i livelli. Non solo risorse. Il nodo forse principale riguarda la valutazione medica, che deve stabilire la gravità della condizione del paziente, ma la questione - aperta da diversi anni - resta ancora irrisolta nonostante tentativi di riforma legislativa, recentemente bocciati (Qui articolo).
C'è sul tavolo una mozione firmata da Paola Demagri di Casa Autonomia (Qui articolo) mentre recentemente la Cisl Fp è intervenuta, duramente, sulle dichiarazioni dei vertici di Spes: "Parole che non si possono dimenticare, quella logica non ha nulla a che fare con la cura" (Qui articolo).
Ora ritorna sul tema anche Upipa per "sottolineare diversi aspetti, alcuni dei quali rimasti, finora, completamente ignorati".
Upipa "sollecita in maniera forte e decisa la politica, nazionale e provinciale, ad affrontare il tema e a trovare soluzioni organiche. In tal senso si muove sempre in modo coordinato con ARpA (che raggruppa le Apsp altoatesine). Nell’attuale incertezza della norma e nel rimpallo della questione tra Stato e amministrazioni locali, a trovarsi in prima linea, senza poter scegliere di fatto nulla autonomamente, sono le Rsa, i cui bilanci e la cui stabilità sono messi fortemente a rischio dal possibile aumento del numero di quelle cause ove ne uscissero soccombenti".
La situazione, a oggi, non è del tutto chiara e l’esito delle cause non è scontato. "A volte le famiglie perdono la causa, con nuovi esborsi. La normativa è complessa e non ci sono automatismi, per cui si invitano tutti alla prudenza. Inoltre avviare un contenzioso, che può durare anche un decennio, è costoso in sé. Non tutti i familiari se lo possono permettere e questo genera un’ulteriore disparità: penalizzando, con tutta probabilità, proprio chi avrebbe maggior bisogno di ridurre le spese".
E c'è una questione che non è ancora emersa. "Non ne parla nessuno, ma il familiare o chi per esso vince la causa ha sì il diritto al risarcimento delle rette versate, ma l’impatto non è solo col segno 'più'. Moltissimi, infatti, beneficiano dell’assegno di accompagnamento che, vinta la causa, dovrà essere restituito incluso il periodo pregresso. Non finisce qui: perché il pagamento delle rette entra nella dichiarazione dei redditi e genera le relative detrazioni fiscali. Ebbene, se si ottiene la restituzione delle rette, la famiglia deve a sua volta 'rifondere' tutte le detrazioni di cui ha beneficiato. Fatte queste due 'sottrazioni' il bilancio per la causa vinta resta probabilmente in positivo per la famiglia, anche se si devono ancora togliere le spese legali. Il guadagno reale, dunque, non è nei termini di cui spesso si legge".
Se la gratuità delle rette verrà sancita per legge come Upipa auspica, questo sarà un passo avanti nella tutela dei cittadini fragili. "Attenzione però, perché se chi è ospite di una Rsa avrà totale gratuità, ancora più ampio rispetto a oggi sarà il divario con chi si trova, spesso senza possibilità di scelta, a gestire queste problematiche in casa".
E "Upipa è costretta a prendere le distanze dalla dichiarazione di Spes, probabilmente più una provocazione che non una reale intenzione, rispetto alla scelta di non accogliere più residenti affetti da Alzheimer e di dimettere quelli già ospitati. Giusta è l’affermazione della consigliera Parolari, secondo la quale chi dovesse mettere in atto questo tipo di scelta lo può fare solo se, al contempo, decide di muoversi come privato puro, rinunciando dunque a ogni convenzione con l’ente pubblico. La nostra missione prevalente è quella di accogliere gli ospiti non autosufficienti che hanno bisogno di essere assistiti in maniera adeguata alla loro fragilità. Allo stesso tempo, però, è responsabilità precisa di ogni singola struttura garantire una sostenibilità economico-finanziaria del sistema, evitando quindi di dover far fronte a costi, tra l’altro imprevedibili, solo per il fatto di fornire un servizio giusto e doveroso, ma richiesto non dalle Apsp ma imposto dal regolatore politico".












