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Giorno della Memoria: Fugatti a Bolzano e Andreatta promette la prima pietra d'inciampo della città (con l'approvazione di Ianeselli)

Tutte le principali autorità provinciali e comunali sono state impegnate nelle cerimonie ufficiali dedicate al Giorno della Memoria. Visita a luoghi della memoria del nazifascismo a Bolzano per il presidente Fugatti, mentre a Trento il sindaco Andreatta ha annunciato la collocazione della prima pietra d'inciampo della città. Commemorazione anche a Rovereto

Di Davide Leveghi - 27 gennaio 2020 - 19:35

TRENTO. Giornata di commemorazione per le istituzioni comunali e provinciali del Trentino. In occasione del Giorno della Memoria, dedicato alle vittime della Shoah e della persecuzione nazifascista, i massimi rappresentanti di comuni e Provincia sono stati protagonisti di incontri, momenti di raccoglimento e promozioni di iniziative collegate.

 

Presente alla commemorazione di Bolzano, di fronte all'installazione permanente recentemente inaugurata su ciò che rimane del campo di transito e smistamento del capoluogo altoatesino, il presidente della Provincia Maurizio Fugatti ha rappresentato la comunità trentina a fianco del collega Arno Kompatscher, del sindaco Renzo Caramaschi e delle rappresentanze delle autorità e associazioni civili e militari, Anpi in testa.

 

La commemorazione si è poi estesa al monumento dedicato a Manlio Longon – primo capo del Cln altoatesino, strangolato nella sede della Gestapo di Bolzano - presso il cimitero maggiore, al cimitero ebraico di Merano e ai resti dei binari di via Pacinotti, da dove partivano le tradotte verso i campi di sterminio di Auschwitz e Mathausen.

 

 

Questi luoghi che conservano la memoria dell'Olocausto sono carichi di significati – ha commentato il presidente di Giunta Fugatti – hanno certamente un valore generale, perché testimoniano di una violenza che ha colpito milioni di persone, fra cui tanti italiani, ma ne hanno uno particolare anche per noi trentini perché di qui sono passati nostri concittadini, per essere poi deportati nei lager nazisti. Dobbiamo conservare la memoria di tutto questo e trasmetterla alle nuove generazioni. Per questo lo scorso anno ho partecipato al 'Viaggio della memoria' ad Auschwitz, assieme ad un gruppo di studenti trentini. E per questo a febbraio abbiamo invitato a Trento uno degli ultimi testimoni diretti dell'Olocausto, Oleg Mandic, conosciuto anche come 'l'ultimo bambino di Auschwitz', che racconterà sia la vicenda alla cittadinanza sia agli studenti”.

 

L'arrivo del croato Oleg Mandic a Trento è previsto per il giorno giovedì 13 febbraio. Per due giorni, il sopravvissuto al lager di Auschwitz – conosciuto come “l'ultimo bambino” - racconterà la sua storia in un momento pubblico prima e in una mattinata con gli studenti poi. L'iniziativa, organizzata dalle associazioni Treno della Memoria e Terra del Fuoco Trentino è patrocinata e sostenuta dalla Provincia di Trento e dalla Fondazione Museo storico del Trentino.

 

A margine dell'evento di Bolzano, alcuni studenti delle scuole bolzanine hanno ricordato con alcune letture sia le vicende legate al Durchgangslager di via Resia e più in generale all'Olocausto, sia i campi di concentramento dei giorni nostri, dove le minoranze sgradite vengono rinchiuse e perseguitate.

 

Nella città di Trento, in una celebrazione ufficiale per il Giorno della Memoria, tenuto a palazzo Geremia, il sindaco uscente Alessandro Andreatta ha annunciato l'installazione di una pietra di inciampo in città per ricordare la storia di Albino Michelatti, antifascista morto nel campo di Mauthausen il 24 aprile 1945, alla vigilia dell'insurrezione lanciata dal Clnai con cui l'Italia sarebbe stata liberata dall'occupazione nazifascista.

 

L'opera in questione, che ha suscitato l'entusiasmo del candidato per il centrosinistra Franco Ianeselli, verrà collocata in via San Martino, dove Michelatti nacque nel 1880. Le “pietre d'inciampo” rappresentano ormai una realtà consolidata in Europa, volte a "incastonare" nel tessuto urbano e sociale delle città europee delle targhe riportanti il nome, la data di nascita e la data di deportazione di cittadini deportati nei campi di sterminio. Particolarmente diffuse in Germania, hanno fatto la loro comparsa in Italia nel 2010 con una prima targa collocata a Roma.

 

 

“Abbiamo imparato che l'intolleranza e l'odio non si nutrono di ragionamenti – ha detto Andreatta nel corso della cerimonia – dopo Auschwitz pensavamo di aver superato quest'odio irrazionale, che invece sembra comparire di nuovo come arma di distrazione e calamita elettorale”. La prima pietra d'inciampo di Trento sarà pertanto dedicata a chi, come Michelatti, s'oppose alla follia nazifascista fornendo agli Alleati i disegni dei piani di costruzione delle fortificazioni della linea Gotica, a cui fu costretto a lavorare. Scoperto, Michelatti fu mandato nel 1944 al campo di Mauthausen, da cui non fece più ritorno.

 

Anche a Rovereto, alla presenza di associazioni combattentistiche e d'arma, delle autorità e di numerosi cittadini si sono tenute le commemorazioni per il Giorno della Memoria. Di fronte al Monumento degli ex internati militari di Piazzale Orsi, la vicesindaca Cristina Azzolini – nelle veci del sindaco Francesco Valduga, impossibilitato per un impegno concomitante nel capoluogo – ha tenuto l'orazione ufficiale.

 

“Quando ero giovane leggevamo a scuola il diario di Anna Frank – ha esordito la vicesindaca di Rovereto – e all'epoca pensavo che fu tanto e tragico quell'orrore che non si sarebbe mai potuto ripetere qualcosa di simile; e invece ci troviamo in un mondo di altri reticolati e altri orrori, e assistiamo a preoccupanti rigurgiti di antisemitismo. Eppure i giovani, l'ho visto in questi giorni, sanno ascoltare. Abbiamo ancora la speranza che si possa collaborare a costruire un mondo migliore. L'augurio che dobbiamo farci è che facendo memoria si possa costruire consapevolezza. Sui giovani possiamo contare, ma hanno bisogno di un mondo adulto che sappia esplicitare i valori. Dobbiamo avere il coraggio della speranza”.

 

Di seguito sono intervenuti Mario Cossali per l'Anpi e l'avvocato Mauro Bondi per l'Ana. “Il compito di tutti noi – ha ricordato quest'ultimo – è ricordare e coltivare la memoria”. Alla cerimonia era presente in rappresentanza del sindaco di Avio l'assessore Franco Franchini, figlio tra l'altro di un internato militare.

 

 

Nelle immediate conseguenze dell'armistizio dell'8 settembre 1943, infatti, i soldati del Regio esercito italiano sparsi sui diversi fronti di guerra vennero posti dinnanzi alla scelta di continuare a combattere a fianco dei tedeschi o di arrendersi consegnando le armi e finendo nei campi di raccolta e prigionia. 600mila furono coloro che rifiutarono di continuare la guerra coi tedeschi, accettando una sorte terribile, fatta di violenze, maltrattamenti e fame. Molti di loro non avrebbero più fatto ritorno a casa. Il Giorno della Memoria ricorda anche loro.

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