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Casapound attacca il sindaco di Bolzano (e l'Anpi) per gli incontri sulle foibe, ma ne servirebbero di più. Caramaschi: "Sono come Auschwitz. Non faccio differenze sulla violenza"

In un infuocato intervento in Consiglio comunale, il consigliere Bonazza (Casapound) ha attaccato il sindaco per due incontri organizzati dall'Anpi in occasione del Giorno del Ricordo, ma i partigiani non c'entravano niente. Nella commemorazione i vertici dell'associazione erano presenti, oltre che necessari per arginare un senso storico equivocato di cui anche Caramaschi pare vittima

Di Davide Leveghi - 13 febbraio 2020 - 13:15

BOLZANO. A pochi giorni dalla partecipazione al raduno neonazista di Budapest, dove l'estrema destra di mezza Europa si incontra per commemorare i nazisti e i collaborazionisti morti per arrestare l'avanzata sovietica, il Consiglio comunale bolzanino è stato teatro di una scenata tristemente esemplare del clima diffuso nel Paese attorno alla dibattuta ricorrenza del Giorno del Ricordo.

 

Il protagonista, anche in questo caso, è stato il consigliere comunale di Casapound Andrea Bonazza, scagliatosi contro la giunta comunale guidata dal sindaco Renzo Caramaschi colpevole, a suo giudizio, d'aver sostenuto delle iniziative targate Anpi di approfondimento sulle foibe e l'esodo - accusa derubricata dal sindaco come "frutto di un equivoco". In particolare, ad accendere l'invettiva – progressivamente degenerata nei toni fino all'interruzione della sessione – sono stati due eventi: la conferenza con gli storici Raoul Pupo (tra i massimi conoscitori delle vicende del confine orientale) e Andrea Di Michele tenuta in una sala del Comune il 6 febbraio e la contestualizzazione storica organizzata nel liceo Pascoli lo stesso 10 febbraio alla presenza dello storico Giorgio Mezzalira.

 

Io mi vergogno per lei! - ha esordito il membro di Casapound, eletto nel partito dei “fascisti del terzo millennio”, ora scioltosi e tornato all'originaria forma di movimento, rivolgendosi al sindaco Caramaschi – perché non ci possono essere due pesi e due misure, con ricerche storiche sulle foibe e non sulla Resistenza. Quando un esule viene a parlare in Consiglio, nella maggioranza si sbuffa o si ridacchia, i primi a fare schifo siete voi”.

 

I toni, come detto, si sono alzati. Tra gli urli del consigliere e le richieste di moderare i toni dai banchi della giunta, la verità è andata persa - di ricerche storiche, su entrambi i temi, ce ne sono a bizzeffe. Ebbene, infatti, nessuno dei due eventi era direttamente organizzato o promosso dall'Associazione partigiani. Se il primo era stato promosso dal Centro per la Pace in collaborazione con la Caritas di Bolzano-Bressanone, il secondo, invece, ha portato – come stabilito nella legge istitutiva del Giorno del Ricordo – uno storico a parlare con gli studenti, affinché si delineasse il contesto storico e geografico in cui avvennero le stragi definite genericamente “foibe” e l'esodo degli italiani di Venezia Giulia, Istria e Dalmazia.

 

Sul tema, ildolomiti.it ha pubblicato diversi approfondimenti, nella cornice di una riflessione più vasta sulla memoria e le ricorrenze memoriali (Memory: 27/-10/2), intervistando lo stesso storico Raoul Pupo, lo storico di lingua slovena Jože Pirjevec e riflettendo sulle dinamiche e i contenuti della legge memoria del 10 febbraio.

 

Fatto sta che a dar fastidio a Bonazza pare essere stata più l'Anpi in sé, vista anche la partecipazione – come ogni anno – dei vertici dell'associazione alle celebrazioni comunali del Giorno del Ricordo. Strumentalizzazione e falsità, d'altronde, non sono certo una novità nel novero degli strumenti a disposizione dei “fascisti del terzo millennio” quando si parla di passato (e non solo), in questo periodo particolarmente. Gettare fango sui partigiani ha infatti il palese scopo di rivalutare pubblicamente i fascisti.

 

 

Un'offensiva, quella di Casapound, manifestatasi in molte città italiane, dove è apparso in diverse salse un infamante striscione diretto proprio all'Associazione nazionale partigiani d'Italia. “L'insulto a noi – ha spiegato il presidente della sezione altoatesina Guido Margheri è un corollario che non manca mai nella provocazione che Casapound fa per il Giorno del Ricordo, dicendo falsità storiche e sulla realtà attuale. La nostra partecipazione alle cerimonie non è una notizia, e semmai lo sarebbe stato il fatto che non fossimo andati. L'Anpi deve esserci, per ricordare le vittime dell'esodo senza che si riscriva la storia e si ribalti la verità storica”.

 

L'attacco di Casapound, dunque, non fa che dimostrare la bontà del lavoro di Anpi. “Continueremo a lavorare – conclude – insulti e minacce degli autoproclamatisi fascisti del terzo millennio sono per noi una medaglia al valore”.

 

Il lavoro di Anpi (come stabilito da una convenzione firmata con lo Stato italiano e la Provincia di Bolzano) ed eventi come quelli organizzati dal Centro della pace e dalle scuole Pascoli risultano essere centrali per la costruzione della comunità democratica. Dare il senso della storia, cioè della complessità e della problematicità, è infatti opera ostica. La conoscenza in sé è uno sforzo. Ma guardando gli effetti pubblici dal 2004 – anno dell'istituzione – a oggi, il Giorno del Ricordo pare aver fatto più che danni che altro – i dati allarmanti sul negazionismo della Shoah diffuso nella società italiana dovrebbero far riflettere anche sull'efficacia del Giorno della Memoria. Danni al senso storico nella società, danni alla comunità stessa, italiana prima ed europea poi.

 

Un linguaggio tecnicamente sbagliato e fuorviante, le semplificazioni e l'ecumenismo delle vittime si riflettono pure nei discorsi delle più alte istituzioni, come dimostrato dall'utilizzo scorretto da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, solitamente “soppesatore” cauto delle parole, dei termini “negazionismo” (nato per indicare coloro che negano la Shoah, finito ora per essere ANCHE argomento per sbarazzarsi di ogni persona che voglia fare ricerca sulle “foibe”, tentando ad esempio di riportare le cifre alla loro dimensione reale, decisamente inferiori alle decine di migliaia che rimbalzano sui media) e “genocidio/pulizia etnica” (QUI si spiega perché le stragi compiute dalla Resistenza slava non furono di natura genocidiaria o etnica).

 

Casapound e le organizzazioni affini, su questo, hanno già vinto. A testimoniarlo sono le parole dello stesso sindaco, attaccato dal consigliere Bonazza. Raggiunto al telefono dal nostro giornale, Renzo Caramaschi, alla guida di una giunta di centrosinistra, ha infatti risposto così: “Certe componenti politiche si scontrano in momenti come questi, con prese di posizioni, contaminazioni, dichiarazioni che danno fastidio come sindaco. C'è chi dice che il 25 aprile è la festa dei rossi, mentre il 10 febbraio quella dei neri, questo Paese vuole mantenere certe fratture. Dobbiamo finirla con queste contrapposizioni, dovremo pacificare la società. Nel mio discorso ho ribadito ciò che ha detto magistralmente il presidente della Repubblica, cioè che è congenita nelle dittature di ogni colore la violenza”.

 

“Io non ho fatto differenze sulla violenza – continua – su questo le foibe non sono diverse dai camini di Auschwitz. Di fronte alle tragedie non ci sono parole”.

 

E sulla partecipazione di Anpi alla commemorazione, Caramaschi conclude senza prese di posizione nette. “Se ritiene di partecipare a questa commemorazione della tragedia istriana e dalmata, serve la chiarezza intellettuale di ricomporsi nella dignità umana calpestata dai titini. Alla commemorazione di questo dramma, per cui vorrei un monumento, non è necessaria solo la presenza di Anpi, ma quella di tutti i 108mila cittadini di Bolzano”.

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